REGGIO CALABRIA, VERSO LE ELEZIONI COMUNALI SI SFALDA PURE IL PD: ADESSO TRABALLA ANCHE LA RICANDIDATURA DI FALCOMATÀ

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Reggio Calabria, aggiornamenti sulla situazione politica in vista delle elezioni comunali: enormi difficoltà nel centro/sinistra, traballa anche la ricandidatura di Falcomatà

Lo scenario politico locale di Reggio Calabria a pochi mesi dalle attesissime elezioni comunali è quello di un caos cosmico che non trova precedenti nella storia della città: nella peggiore delle ipotesi, e cioè che per eleggere Sindaco e Consiglio Comunale si voti a Maggio 2020, mancano 9 mesi all’appuntamento elettorale. E mai era successo prima che ad appena 9 mesi (o forse meno, perchè si potrebbe votare anche prima) dalle elezioni non ci fosse neanche un candidato sindaco tra i principali schieramenti politici: su StrettoWeb negli ultimi editoriali abbiamo già parlato dei tormenti interni alle varie anime del Centro/Destra, mentre il Movimento 5 Stelle ci ha pensato da solo a fustigarsi con dichiarazioni ai limiti della realtà per quello che fino a poco tempo fa era il partito più votato (“non sappiamo ancora se ci presenteremo, i nostri vertici stanno valutando“).

Eppure la situazione più difficile, forse, è proprio quella interna al Pd e al Centro/Sinistra. Se infatti fino a poco tempo fa la ricandidatura di Falcomatà sembrava scontata, le ultime vicissitudini hanno rimescolato le carte e sono emersi numerosi i dubbi interni al Partito Democratico e al resto della coalizione rispetto alla credibilità politica dell’attuale primo cittadino. La scelta del Sindaco, di rompere con i renziani e avvicinarsi alla linea più sinistra del partito (ZingarettiOliverio e Sebi Romeo) ha creato particolari mugugni in un momento storico particolarmente delicato all’interno dello stesso Pd. E una scelta così azzardata da parte del Sindaco potrebbe avere ripercussioni pesantissime quando, in autunno, Oliverio andrà incontro all’annunciata disfatta nelle elezioni Regionali (ammesso che sarà lui il candidato del Pd alla Regione).

 

Ma oltre all’aspetto politico, c’è anche quello giudiziario. Il processo sullo scandalo del Miramare ha avuto un verdetto estremo con la pesantissima condanna all’ex assessore Angela Marcianò, condannata in primo grado a un anno di reclusione. E così anche la sua candidatura civica, a cui stava lavorando da tempo, è saltata. Adesso nel rito ordinario sono imputati per reati gravissimi (falso e abuso in atti di ufficio) lo stesso Sindaco Falcomatà e gran parte della sua giunta (NeriZimbalattiAngheloneMarinoMuraca e gli ex assessori Quattrone e Nardi). Qualora arrivasse una sentenza di condanna prima delle elezioni, Falcomatà e i suoi sarebbero per legge “incandidabili“. Ma, forse scenario ancor più infausto, qualora una sentenza di condanna arrivasse dopo le elezioni, Falcomatà e i suoi dovrebbero per legge “decadere” da qualsiasi eventuale incarico elettivo e istituzionale. Dentro il Pd, quindi, tutti si interrogano su cosa sia opportuno fare rispetto alla candidatura di un Sindaco nei cui confronti c’è già molto malcontento, a maggior ragione con il forte rischio di un’incandidabilità poco prima delle elezioni o in alternativa di una decadenza poco dopo delle stesse. Ecco perchè non deve sorprendere il dato che in molti si stanno già muovendo per soluzioni alternative. Nell’area di centro/sinistra ma anche dentro il Pd, soprattutto nelle correnti moderate del partito, quelle da cui Falcomatà si è allontanato dopo la luna di miele con Renzi.

 

In modo particolare, nell’area democristiana del partito, ci sono due figure importanti che potrebbero risultare strategiche in vista delle elezioni comunali: Mimmo Battaglia e Nicola Irto. Entrambi vorrebbero ricandidarsi al Consiglio Regionale, dove correrà anche Sebi Romeo. Ma stavolta il Pd ha con ogni probabilità un solo seggio a disposizione. Ecco perchè alla fine Irto e Battaglia potrebbero decidere di unire le forze e lavorare su due fronti: uno al Consiglio Regionale (Irto) e uno al Comune da candidato Sindaco (Battaglia). Fantapolitica. Per ora. Ma chissà. Certamente sarebbe paradossale vedere tre big del Pd andarsi a sfidare per un solo posto in Consiglio Regionale, con il forte rischio che entrambi i rappresentanti moderati rimangano tagliati fuori. Hanno tempo per riflettere.

 

Certamente una candidatura a Sindaco come quella di Mimmo Battaglia potrebbe essere dirompente sullo scacchiere politico cittadino, per vari motivi: innanzitutto è uno dei pochi candidati credibili, esperti e affidabili che il Pd e il centro/sinistra può permettersi di candidare in netto contrasto con il disastro degli ultimi 5 anni di FalcomatàBattaglia aveva già sfidato Falcomatà cinque anni fa, perdendo per un soffio le primarie, ma oggi in tanti rimpiangono ciò che sarebbe stato se in questi cinque anni ci fosse stato lui sullo scranno più alto di Palazzo San Giorgio. La sua candidatura potrebbe essere letta ancora oggi in forte rottura rispetto all’attività politica che ha caratterizzato l’ultima legislatura di Falcomatà. Inoltre, nell’ottica delle grandi dinamiche politiche nazionali, un candidato democristiano come Mimmo Battaglia potrebbe anche stuzzicare la formazione di una grande coalizione centrista con l’Udc e una parte del Centro/Destra, in modo particolare Forza Italia, che sembra sempre più distante dalle posizioni di Salvini e di Fratelli d’Italia a tutti i livelli, da Reggio a Roma fino a Bruxelles.

 

Non è l’unica alternativa: dentro il Pd c’è anche Peppe Marino, assessore ai trasporti della Giunta Falcomatà, che sta lavorando a un gruppo che possa supportare la sua candidatura. Ma anche Marino ha il problema del processo Miramare ed è comunque un assessore di Falcomatà, quindi perchè il Pd dovrebbe scegliere lui al posto del sindaco uscente? Sarebbe una scelta di continuità rispetto all’Amministrazione Falcomatà, con all’orizzonte gli stessi problemi giudiziari. Un’ipotesi particolarmente debole, ma comunque sul tavolo. E non unica. In tanti stanno lavorando per costruire alternative valide e credibili.

 

Falcomatà, intanto, continua a lavorare con la convinzione di essere amato dalla gente. Anzi, per la precisione si ritiene “lodato, apprezzato e amato. Forte di uno spropositato ego personale, è convinto di governare la città per altri 5 anni noncurante delle normative sull’incandidabilità e sull’evidenza di un’imminente condanna (è molto difficile immaginare che dopo la pesantissima sentenza per Angela Marcianò, gli altri componenti della Giunta e in modo particolare il Sindaco maggiormente coinvolti nello scandalo possano cavarsela diversamente).

 

Inoltre Falcomatà, che ha già commesso alcuni passi falsi politici deragliando a sinistra all’interno del Pd e dimostrando di avere una scarsa capacità di lettura politica rispetto agli scenari futuri all’interno del suo stesso partito, continua a lavorare nello stile tipico della vecchia politica, costruendo liste e candidati come se fosse quella la chiave della vittoria come negli anni ’90. Ma la politica è cambiata, e Falcomatà già cinque anni fa aveva ottenuto meno voti rispetto alle liste della sua coalizione, il 61% per il Sindaco rispetto al 63% delle liste che lo supportavano. Significa che già nel momento di massimo gradimento, quando ancora nessuno poteva immaginare quello che avrebbe combinato a Palazzo San Giorgio, diverse centinaia di persone attuarono il voto disgiunto anti-Falcomatà, scegliendo uno degli altri candidati nonostante non fossero per nulla attrattivi. Un particolare che nel 2014 era passato quasi inosservato viste le proporzioni della vittoria di Falcomatà e la pochezza dei suoi avversari, ma oggi torna attuale e bisogna tenerlo in considerazione.

 

L’esempio, vicino, di Messina è eloquente: Accorinti, dopo cinque anni di governo, s’è fermato al 14% ed è arrivato quarto, per un soffio non è stato quinto, sonoramente bocciato dai messinesi. Eppure anche lui era convinto di vincere e rimanere ancora sulla poltrona di Sindaco grazie al sostegno di liste e “grandi elettori”, con la complicità di una visione virtuale della realtà cittadina osservata con distacco dalla sua stanza di comando. Sembra di vedere lo stesso film nell’altra sponda dello Stretto, ma abbiamo seri dubbi sul fatto che qui il Pd resterà a guardare.

STRETTOWEB

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