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Riace rivive con i “Mondiali antirazzisti”

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Squadre da tutta Italia per tre giorni nel borgo del “modello”. «Vogliamo integrare attraverso lo sport». In serata l’incontro con Lucano: «Volevano cancellare il nostro messaggio politico»

C’è il giovane talento monitorato con interesse da procuratori di serie C, che sul campetto riarso ride e ricorda pomeriggi lontani in Africa. I militanti di sempre e i giovanissimi che «qualcosa bisogna anche iniziare a fare». Volontari, curiosi, gruppi di amici, associazioni, comitati. Una delegazione di pallidissimi austriaci che rischia il ricovero per ustione. Squadre che giocano regolarmente e squadre messe insieme alla buona. C’è un mondo che dal 5 al 7 luglio si è dato appuntamento a Riace.
L’occasione sono i “Mondiali Antirazzisti” che per la prima volta in più di 20 anni la Uisp ha organizzato lontano dall’Emilia-Romagna, che ha dato loro i natali. Ma la vera natura dell’appuntamento è politica e alla base c’è la rivendicazione di un modello di integrazione di cui Riace è stata simbolo e per il quale si continuerà a combattere anche se Lucano non è più sindaco. «Da settant’anni raccontiamo l’idea di una società diversa attraverso lo sport. Per questo la Uisp quest’anno doveva essere a Riace», dice Emanuela Claysset, presidente del consiglio nazionale. Perché, almeno per tre giorni, l’ex borgo dell’accoglienza, sfregiato dalla cancellazione degli Sprar decisa dal Viminale e poi annullata dal Tar e messo in ginocchio da un’inchiesta che ha dipinto un modello mondiale di integrazione come un sistema criminale, tornasse ad essere il “villaggio globale” che era in passato.
PER SEMPRE SINDACO Un evento sportivo e ludico, che diventa estremamente politico nell’Italia dei porti chiusi e nella Riace in cui ha vinto le elezioni una lista che in pancia ha anche la Lega. Lo spiega bene Adelmo Cervi, 75enne terzogenito dei fratelli trucidati dai fascisti durante la Resistenza, «presente alla manifestazione dal ‘97», rivendica, arrivato a Riace per «rappresentare l’antifascismo, che comprende l’antirazzismo, l’antisessismo, l’anticapitalismo, rappresenta tutte le battaglie per cui dobbiamo lottare», dice con forza. E poi, aggiunge, «voglio salutare Mimmo Lucano, che per me sarà sempre il sindaco qui». Il primo cittadino eletto il 26 maggio scorso, Antonio Trifoli, non gradisce ma incassa. «Voglio chiarire che noi non abbiamo mai inteso smettere di accogliere, lo faremo solo in modo diverso», dice senza raccogliere grossi consensi.
IN CAMPO LE ESPERIENZE SOCIALI E NON SOLO Poi partono i match. In trenta minuti, due squadre da cinque giocatori si giocano l’accesso alla fase successiva. Come la filosofia dell’Uisp comanda, si tratta di formazioni miste. Uomini, donne, ragazzini, adulti e molto adulti, italiani e stranieri stanno tutti nella stessa squadra, senza distinzioni di sesso, razza, religione, età. Qualcuno arriva addirittura da Vienna, come i Rudengasse. C’è “Villa San Giovanni Meticcia”, nata in uno Sprar, “Scampia Antirazzista”, gli “Yepp” di Porta Palazzo a Torino. E poi “Cosenza Mmishkata”, gemmazione del comitato “Prendo Casa” di Cosenza, o la squadra della “Mediterranea Saving Humans”. Sabato si riparte con il beach rugby alla Marina, con basket e pallavolo al borgo.
L’INCONTRO CON LUCANO In serata, invece, l’incontro con Lucano. Che ricorda il senso di un’esperienza in contrasto con il pensiero di chi governo. C’è una stoccata per Salvini: «È inutile dire stupidaggini come “è finita la pacchia”. Quando mai c’è stata la pacchia?». E una per l’attuale governo cittadino: «Si dice che la giunta è a trazione leghista, ma il segretario della Lega ha preso un voto nel centro storico. Segno che l’esperienza era radicata laddove era più forte». Del processo parla poco («mi auguro che si faccia luce prima possibile») ma si sofferma sull’idea che una delle priorità era «annullare il messaggio politico che Riace trasmetteva». Lucano traccia un parallelo tra la vicenda di Carola Rackete, capitana della Sea Watch, e la sua storia di sindaco: «Decidere di salvare persone è un fatto normale. Anche noi abbiamo fatto così. Quante volte ero consapevole di non essere coerente con gli aspetti burocratici, con le linee guida. Ma non avevo altra soluzione se non quella di aiutare chi era qui per cercare un futuro possibile». La differenza con la storia di Carola è che «Riace ha rappresentato anche un’idea politica. La “nostra” accoglienza non è stata solo un fatto di pietà o di buonismo. L’accoglienza è stata la rivolta degli oppressi, un’idea politica che ha fatto paura. E dimostra come una comunità può rinascere grazie all’accoglienza». «Ovviamente rifarei tutto – dice Lucano tra gli applausi –. Attorno al modello Riace si è parlato di associazione a delinquere: c’è un grande equivoco. Ci sono relazione della Prefettura fortemente contrastanti, il parere della Cassazione che dice che il sindaco ha agito per fini moralmente accettabili. E ci sono due relazioni della Prefettura: una in cui ci sono tantissime contraddizioni e una lunga elencazione di criticità, l’altra invece raccontava quanto di positivo abbiamo fatto. Ma non volevano darcela, la stavano occultando, La stava occultando l’ex prefetto di Reggio Calabria che ha fatto carriera demolendo Riace». Alla fine un appello: «Non possiamo arrenderci a questa deriva fascista della società».

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