BIVONGI: CONVEGNO SUL DIABETE MOLTO PARTECIPATO

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 Di diabete,  tra qualche anno, si può anche guarire. Questo il segnale di speranza emerso a Bivongi nel corso di un convegno a cui hanno partecipato medici, ricercatori, numerosi cittadini tra i quali molti pazienti affetti da diabete. La sfida della ricerca. “Terapia di sostituzione cellulare  senza rigetto” era il titolo dell’incontro di lunedì sera in piazza che ha visto tra i relatori Enzo Valenti, sindaco e medico di base della cittadina dello Stilaro, Rita Bennici, responsabile del centro di diabetologia Uoc di Medicina Generale del presidio ospedaliero di Locri, e Dario Gerace, figlio di bivongesi emigrati in Australia e ricercatore presso l’università di Harvard a Boston negli Stati Uniti.  Nel corso del  simposio organizzato dall’amministrazione comunale di Bivongi sono emersi dati significativi in ordine al numero di diabetici  con 140 milioni di pazienti in tutto il mondo e  di cui 130 mila in Calabria. Di questi ben nove mila si trovano nella Locride il che stabilisce un primato negativo del quale nessuno ancora ne ha rilevato le cause. “Stile di vita, abitudini alimentari,  vita sedentaria, l’obesità e la mancanza di  l’attività fisica – ha detto Valenti – sono i possibili fattori di rischio”. Una diagnosi precoce è stato invece il consiglio della Bennici la quale ha evidenziato che “molti hanno il diabete e non lo sanno e questo è necessario prima che faccia danni per le complicanze acute e a lungo termine che, in alcuni casi, possono essere  anche invalidanti con costi eccessivi per la società”. “E’ possibile ed è necessaria la diagnosi precoce – ha proseguito la Bennici – per arginare quella che ormai è diventata una malattia epidemica ad evoluzione pandemica”. “Ma c’è all’orizzonte la possibilità di dire ai pazienti di diabete si può guarire”? Alla domanda formulata dalla stessa diabetologa ha risposto il giovane biologo Dario Gerace che sta lavorando nel  laboratorio di Douglas Melton, professore di spicco nel campo della medicina rigenerativa per il diabete.  Gerace sta infatti studiando come adattare i meccanismi immunitari evasivi del cancro e del feto per proteggere le cellule produttrici di insulina derivate dalle cellule staminali dal sistema immunitario dopo il trapianto.  Il suo lavoro è inoltre rivolto allo sviluppo di nuove tecnologie per identificare le sostanze chimiche che migliorano la funzione delle cellule produttrici di insulina generate in laboratorio. “Al momento serviranno ancora 2 o 3 anni per trovare una terapia non aggressiva – ha risposto Gerace – ma i risultati migliori potranno arrivare tra 8-10 anni”. Il ricercatore, poi, alla domanda sulle terapie di sostituzione ha chiaramente precisato che “l’organo incriminato per l’insorgenza del diabete è il pancreas e, al momento, l’unica  strada possibile e quella di lavorare sulle cellule staminali”. Diverse poi le testimonianze dei pazienti affetti di diabete che hanno tranquillamente evidenziato come si possa vivere con il diabete, per quanto questo abbia necessità di essere sempre posto sotto controllo, e comunque di affidarsi e seguire sempre con fiducia il proprio diabetologo. Particolarmente incoraggiante è stata la notizia emersa nel corso del convegno che nei giorni scorsi, presso l’ospedale Niguarda di Milano, è stato effettuato il primo trapianto in Europa di cellule pancreatiche che ha permesso ad un paziente di 41 anni di guarire dal diabete di tipo 1 e dire finalmente addio all’insulina.

 

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