CITTANOVA: LA PROCESSIONE DI SAN ROCCO CAMBIA “DATA” NON PIACE IL DIKTAT DEL VESCOVO

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Quasi 200 anni di tradizione ininterrotta che vede festeggiare uno dei santi più sentiti e popolari in Italia, e in particolare nel Sud, la terza domenica di settembre. È il San Rocco di Cittanova che viene festeggiato in questa data, almeno fino allo scorso anno. Sì perché il ritorno, per così dire alla normalità, come da disposizione vescovile, ai cittanovesi non è andata proprio giù. I festeggiamenti nel canonico giorno del 16 agosto, data in cui il Santo di Montpellier morì, ha creato un gran vespaio di polemiche nella cittadina. Da una parte i fedeli legati alla tradizione dei festeggiamenti della terza domenica di settembre; dall’altra il parroco della Chiesa Matrice su cui ricade anche la prerogativa della gestione della monumentale chiesa di San Rocco che risale al lontano 1835. Consuetudine interrotta solo due anni, nel 1965 e nel 1966 (festeggiati il 23 e 24 agosto) ma poi ritornata subito nel solco della tradizione a furor di popolo.

Ora con la nuova disposizione vescovile, la normativa è racchiusa nel libro dei “principi e norme su feste e processioni nella diocesi di Oppido Mamertina-Palmi” del 2016,  si è azzerato tutto riportando le feste e le celebrazioni religiose, non solo, dunque, quella di San Rocco, alle loro ricorrenze naturali. Ma a tanti fedeli la decisione non è piaciuta affatto. In particolare alla neo costituita associazione, nata dalle ceneri del Comitato organizzatore della festa popolare, che ha assunto il nuovo nome “Nel solco delle tradizioni di Piazza San Rocco”, che con un manifesto affisso per le vie della città rivendica il ritorno dei festeggiamenti del Santo francese nella terza domenica di settembre.

Ma visto che per quest’anno oramai è troppo tardi, l’associazione “si è posta –  così è scritto nel documento – l’obiettivo di difendere l’antica festa della transumanza: celebrata a cavallo della terza domenica di settembre. Tale festa – si legge ancora – aveva origine dal raduno dei pastori che tornavano dalla transumanza ed è divenuta nel tempo un unicum con la festa religiosa di San Rocco”. E su questo i membri dell’associazione hanno le idee chiare. Tirano in ballo i regnanti Borbone e Ferdinando II, re delle due Sicilie, il quale nel 1843 istituì la Fiera degli animali con un decreto regio. Festa che doveva tenersi nei 3 giorni che precedono la terza domenica di settembre, nella quale domenica si festeggiava, fino allo scorso anno, San Rocco.

Tuttavia l’aspetto che ha fatto più infuriare i rappresentati della neo-associazione è, secondo loro, l’atteggiamento del clero locale. Raccontano che in una riunione voluta dal vescovo, con tutta la curia cittanovese nella sede della diocesi,  i sacerdoti avrebbero fatto “spallucce” davanti all’ipotesi  di spostare la festa di San Rocco ad agosto, assecondando così la decisione. Perché da questo empasse normativo – evidenziano quelli dell’associazione – “si poteva uscire senza problemi mantenendo inalterata la tradizione senza sabotare il tutto”. Andando a spulciare la nuova normativa, in effetti, voluta dalla diocesi, all’articolo 16, si legge: “Ogni festa religiosa va celebrata nel giorno stabilito dal calendario della Chiesa universale.” E fin qui ci siamo, nulla di strano. La norma prosegue spiegando che “l’obiettivo da perseguire è quello di riportare al giorno liturgico anche le feste e le processioni che in atto si celebrano la domenica”.

Ma a tutto questo c’è una deroga, ed è nel comma successivo, che “è consentito – si legge nel documento vescovile – conservare date, tradizioni diverse, da documentare all’ordinario diocesano, purché non coincidano con solennità che godono di assoluta precedenza (Pasqua, Ascensione, Pentecoste, Corpus domini). Insomma la festa di San Rocco nella sua tradizionale veste celebrata la terza domenica poteva essere salvata, mantenuta se il clero locale – sostengono gli agguerriti membri dell’associazione – si fosse mosso in anticipo e nel tempo dovuto lasciando da parte apatia e cortesie di fatto. Quelli dell’associazione non hanno peli sulla lingua e puntano il dito sul parroco che a loro dire non avrebbe preparato tutta quella documentazione necessaria (storica e liturgica) per scongiurare lo spostamento della festa.  “Non si è interessato”. Il perché l’abbia voluto non si sa – sottolineano. Sta di fatto – spiegano quelli di Piazza San Rocco  – che a Cinquefrondi con San Michele e a Oppido Mamertina con l’Annunziata fedeli e parroci del luogo hanno approfittato di questa disposizione normativa per non  spostare la data dei festeggiamenti dei loro santi. La festa religiosa e popolare di San Michele è rimasta ancorata a maggio, invece del 29 settembre, come sempre è stato; e ad Oppido si continua a festeggiare l’Annunziata concezione il 22 agosto rispetto il 25 marzo. “Perché a Cittanova con San Rocco – si interrogano – non si è fatto allo stesso modo?” Per di più – evidenziano ancora i membri dell’associazione – in quel periodo, a settembre, il San Rocco di Cittanova vanta pure un miracolo che va a rafforzare la causa. E raccontano che in una sera di settembre del 1885 mentre si celebrava la funzione della novena di San Rocco un fulmine colpì il tetto della chiesa facendo cadere una pesante trave di legno, lunga tre metri, sul pavimento senza colpire nessuno dei fedeli che stavano assistendo la funzione religiosa. La chiesa di San Rocco in quel momento era gremita per l’occasione.

L’associazione di “Piazza San Rocco” ha le idee chiare su quanto fare. Un programma con pochi obiettivi ma alquanto definiti. Festa della transumanza a settembre che sarà preceduta qualche settimana prima dal tradizionale falò ( “u luminariu”). Ma la festa civile e laica del 14-15 e 16 settembre prossimo sarà occasione di una raccolta firme, una sorta di petizione popolare per riportare la festa di San Rocco nella sua tradizionale data e sarà anche il momento per parlare a tutti i cittanovesi, con un incontro pubblico, della storicità della tesi di quanto vanno avvalorando quelli dell’associazione. In conclusione sembra di rivedere un “Don Camillo” e “Peppone”, in salsa cittanovese, questa volta a parte invertite e con un finale ancora tutto da scrivere.  

FERDINANDO MILICIA

 

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