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IL GRANDE AMORE E LA GRANDE DEVOZIONE DI FRATEL COSIMO PER SANT’EMIDIO, VESCOVO E MARTIRE

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Il 5 Agosto, presso il Santuario Nostra Signora dello Scoglio, si è celebrata la festa in onore di Sant’Emidio, per il quale Fratel Cosimo ha avuto sempre una profonda devozione. La sua evangelizzazione, che riportiamo qui di seguito, traccia la vita e le opere del grande santo.
Dopo aver invitato tutti a pregare la Vergine Santissima Immacolata, Nostra Signora dello Scoglio, con un Ave Maria, Fratel Cosimo ha espresso:
“Cari fratelli e sorelle, convenuti in questo rinomato Santuario mariano Nostra Signora dello Scoglio, a voi tutti rivolgo un cordiale benvenuto nel nome del Signore. Oggi, è un giorno particolare: come già siete a conoscenza, nel nostro Santuario celebriamo la festa del grande Taumaturgo Sant’Emidio, vescovo e martire, proprio nel giorno in cui ricordiamo il suo glorioso martirio. La figura e le sembianze di questo santo martire sono rappresentate in questa meravigliosa statua lignea scolpita dal noto scultore Giuseppe Stuflesser di Ortisei, in Val Gardena.

Sant’Emidio viene invocato come il protettore del terremoto, e di qualunque altra calamità naturale. Forse qui da noi non è abbastanza conosciuto come dovrebbe, per cui io vi esorto a divenire suoi devoti, a nutrire una particolare devozione verso di Lui e invocarlo quale protettore delle vostre famiglie, e certamente avrete la sua protezione. Fratelli e sorelle, non è necessario che io oggi riporti tutti gli avvenimenti che hanno caratterizzato la vita apostolica di Sant’Emidio, ma mi soffermo su alcuni aspetti. Il giovane Emidio nato a Treviri in Germania, discendente da nobile famiglia pagana, si convertì al cristianesimo. La sua conversione alla fede cristiana irritò molto i suoi genitori, e sentite cosa è successo: un bel giorno l’ira di suo padre si scatenò a tal punto che lo prese e lo obbligò con le forze trascinandolo nel Tempio di Giove per farlo prostrare dinnanzi al dio pagano. Il vero Dio però che aveva ormai conquistato il cuore di Emidio, non ha permesso affatto che Egli si prostrasse in adorazione davanti al dio pagano. Guarda caso, io direi voluto da Dio, proprio in quel momento un segno miracoloso si verificò: una forte scossa di terremoto fece crollare il tempio di Giove, seppellendo così sotto le macerie quell’idolo bugiardo. Questo è il primo segno di tanti segni miracolosi che hanno accompagnato il Santo vescovo Emidio nel suo ministero apostolico di evangelizzazione. Emidio subito dopo la sua conversione, mentre era ancora nella sua patria, fu avvisato da un angelo di lasciare presto per amore di Dio il suo paese, e partire verso l’Italia senza preoccuparsi dei suoi parenti e dei suoi amici. Emidio incoraggiato dalle parole dell’angelo, non solo abbandonò la sua patria, ma rifiutò categoricamente anche la ricca eredità di suo padre. Rifiutò perfino le nozze di una nobile fanciulla della sua patria, preferendo per la fede di Gesù Cristo, di vivere e lavorare da povero nella propagazione del Vangelo. Emidio pervaso da uno spirito eroico, ha dimostrato la sua fortezza conservandosi sempre fermo nella fede cristiana, abbracciata se vogliamo, contro il volere del padre. Prima ancora che il giovane Emidio fosse consacrato vescovo dal Papa Marcellino, trascorse un periodo di predicazione nella città di Roma. E in codesta città, mentre svolgeva il suo ministero di predicazione del Vangelo, fu accusato al Prefetto di Roma dagli invidiosi sacerdoti degli idoli, quale mago e seduttore, ma Egli nonostante le pesanti accuse, li accolse con generosa carità e allo stesso tempo insegnò loro nella fede cristiana la via della salvezza. Sempre nella città di Roma, nei pressi dell’isola Tiberina, Emidio guarì innumerevoli infermità nel popolo col segno della Santa Croce, battezzò un gran numero di idolatri, e in virtù del suo potere taumaturgico donatogli da Dio, ebbe anche l’illustre vittoria di atterrare nel tempio pagano l’idolo di Esculapio, bugiardo nume della medicina. E sapete che fine ha fatto l’dolo pagano? Sant’Emidio lo prese e lo gettò nel fiume Tevere. Allora il papa Marcellino, dopo aver visto tutto il suo operato, lo consacrò vescovo e lo inviò nella città di Ascoli Piceno. Tenendo presente tutto ciò che faceva, possiamo definire il giovane e intrepido Emidio un infaticabile ministro dei Sacramenti che, spinto dalla brama ardente di condurre sempre più anime a Gesù Cristo, un giorno trovandosi a predicare nella borgata detta “Solestà” in Ascoli, percosse una dura roccia e con un segno di croce fece sgorgare da essa una sorgente abbondante di limpida acqua, che gli servì per amministrare il battesimo a molti pagani e a centinaia e centinaia di ascolani. I pagani nell’ascoltare la predicazione di Sant’Emidio, si convertivano e accoglievano la Parola del Signore. Questi fatti e altri ancora come la conversione e il battesimo di Polisia, la figlia del Prefetto di Ascoli, scatenarono l’ira dei pagani e in particolar modo del Prefetto, il quale fece subito arrestare Emidio e lo condannò alla decapitazione. Una volta decapitato, il santo martire prodigiosamente prese da terra tra le mani il capo reciso, camminò per trecento metri e lo depose in una delle grotte nella località di Campo Parignano. Con molta venerazione, il corpo di Sant’Emidio fu pietosamente raccolto dai suoi discepoli e sistemato nella fossa, mentre dai fedeli veniva coperto con tante foglie di basilico, e così fu seppellito in una di quelle grotte. Era il giorno 5 del mese di Agosto dell’anno 303, durante la persecuzione dell’imperatore Diocleziano. Trascorsi undici secoli, si pensò di traslare il corpo di Sant’Emidio dalle grotte di Campo Parignano e portarlo nella cattedrale di Ascoli, e siccome in quelle grotte furono seppelliti anche i corpi dei compagni che seguirono Sant’Emidio, sorse una grande difficoltà: come bisognava fare per identificare quale fosse la tomba di Sant’Emidio? La tradizione vuole che miracolosamente è cresciuta su una di quelle tombe una rigogliosa pianta di basilico, segno che indicò la fossa di Sant’Emidio. Infatti scavarono e vi trovarono le ossa del santo ancora coperte di foglie di basilico. Ecco il significato della pianticella di basilico che voi avete portato per la benedizione. Tenetela in casa come segno di devozione al santo. Il basilico è la pianta che la tradizione considera sacra nella devozione a Sant’Emidio, protettore dei terremoti. Ancora oggi il basilico viene chiamato dal popolo “il fiore di Sant’Emidio”. Oggi le sacre spoglie di Sant’Emidio riposano nella splendida cripta della cattedrale di Ascoli Piceno. Cari fratelli e sorelle, il grande Taumaturgo Sant’Emidio è stato un instancabile evangelizzatore, un uomo di preghiera e martire della fede. Tra gli altri carismi, Dio conferì ad Emidio il potere di preservare i devoti dalle disastrose conseguenze delle scosse sismiche. L’apostolo di Ascoli, dopo avere annunciato il Vangelo in tante province d’Italia e dopo avere fatto tante conquiste cristiane, concluse la sua faticosa vita terrena coronandola con la gloriosa palma del martirio. Noi oggi guardiamo a Sant’Emidio, che ci indica Gesù Cristo, certi di rinascere ogni giorno nella speranza, sempre più forti e senza paura, anche e soprattutto quando la terra trema. Gesù Cristo è la nostra salvezza, la nostra sicura speranza. Sant’Emidio continua a parlarci di fede e di coraggio, ci invita a perseverare nella preghiera e ad avere fiducia e speranza. I tempi in cui viviamo restano inquieti, gli effetti dei terremoti continuano a farsi sentire un po’ ovunque, ma noi sappiamo di poter contare sul nostro santo Protettore e a lui ci affidiamo con rinnovato slancio di fede. Sant’Emidio ci protegga e ci accompagni con il suo esempio di totale fedeltà a Gesù Cristo e al suo Vangelo. “ O Sant’Emidio caro, nostra eccelsa gloria, abbassa sopra di noi il tuo sguardo pietoso e non negarci il tuo soccorso nelle necessità della nostra vita. Accordaci come segno perenne la tua paterna e celeste protezione, anche se siamo indegni e immeritevoli perché peccatori, ma sempre fiduciosi nella tua benevolenza immeritata verso di noi, speriamo e confidiamo in te. Le tue sante ed eroiche virtù, la tua potenza e bontà, i miracoli operati in vita e dopo la morte, sono per noi caparra per mantenere sempre incrollabile in te la nostra fiducia. Ai tuoi figli devoti pertanto, che ti hanno sempre sul labro, ottieni i più eletti favori, e fa che Santa Domenica, che un tempo ormai lontano accolse la Madre di Dio, Nostra Signora dello Scoglio, sia un giardino di virtù, in cui vi risplendano fede viva, preghiera incessante, carità fraterna, concordia e pace. Nel ricordo del tuo crudele martirio, Sant’Emidio nostro, siamo giunti quasi al termine di questo giorno, ma non al termine della nostra fiducia in te, nostro amato Protettore. Indegnamente ti diciamo solo grazie per averti come nostro potente Protettore”. E termino, miei cari, con le parole che ebbi modo di leggere quando andai ad Ascoli, presso la tomba del santo Martire e che sono incise nel basamento della cripta: “La terra tremò e tornò quieta, mentre Emidio pregava per noi”. Vogliamo dunque, dimostrare attraverso la preghiera assidua al nostro santo Protettore, il nostro amore riconoscente verso di Lui. Il Signore nostro Dio, per intercessione del nostro Protettore Sant’Emidio, ci benedica e ci custodisca, ci preservi da ogni male, e ci conduca alla vita eterna. Amen. Sia lodato Gesù Cristo.

Fratel Cosimo accanto alla preziosa e magnifica statua lignea di Sant’Emidio

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