3 Dicembre 2020

UNA PETIZONE online lancia la possibilità di vedere Carlo Tansi candidato a governatore della Calabria. In meno di ventiquattr’ore, il documento redatto da alcuni suoi sostenitori ha avuto più di mille adesioni. Ed il secondo giorno, ieri cioè, è arrivata a millesettecento. L’ex capo della Protezione Civile calabrese, se le firme continueranno ad aumentare potrebbe davvero decidere di scendere in campo per le prossime elezioni regionali, che dovrebbero tenersi in inverno. Il noto geologo cosentino ci ha rilasciato un’intervista al riguardo. 

Dottor Tansi, se la petizione per una sua candidatura a governatore dovesse proseguire a raccogliere firme, scenderà in campo?

«Sto vivendo come in un sogno. Migliaia e migliaia di Calabresi, sia residenti che fuori regione o addirittura fuori Italia, dagli adolescenti agli ultra-ottantenni – con ideologie di destra, di sinistra, di centro destra e di centro sinistra o vicini a movimenti di varia natura, cattolici o atei, gente comunissima o anche presidenti di importanti associazioni, enti e istituzioni – attraverso i social mi stanno chiedendo accoratamente di candidarmi, inondandomi letteralmente di centinaia di migliaia di like: in queste ore il mio telefono è vittima di una “alluvione” di messaggi e di telefonate, e c’è grande interesse verso la petizione. Se dovesse continuare così credo che sia molto difficile resistere alla tentazione di dare anima e cuore a un cambiamento radicale della mia Terra, quello stesso terremoto benefico e purificatore che ho innescato nella Protezione Civile alla quale ho dedicato, senza tregua, tre anni della mia vita in tutte le ore del giorno e della notte – anche a Pasqua, Natale, Capodanno e Ferragosto – sacrificando i miei affetti più cari».

C’è chi dice che sta pensando alla formazione di un movimento politico. È vero?

«Dopo le tante inondazioni che ho gestito da capo della Prociv, questa piacevolissima inondazione di consensi evidenzia da un lato, la difficoltà di dialogo e confronto che i calabresi hanno con la politica e le istituzioni e, dall’altro, una grande voglia di cambiamento e di riscatto. Sono onorato e commosso del fatto che un mare di Calabresi abbia pensato a me come simbolo di questo riscatto. Quest’onda proviene principalmente dal partito che in Calabria detiene la maggioranza assoluta. È quel silenzioso “partito degli astensionisti” che in occasione delle ultime elezioni regionali del novembre 2014 ha raggiunto quasi il 57%: 850.000 Calabresi su 1.500.000 che non hanno votato perché, dopo aver perso ogni speranza nella politica, aspettano la prima occasione per abbandonare la nostra Terra. E andando via lasciano in fondo al mare un tesoro inespresso e inestimabile come la Calabria che, a mio avviso, rappresenta la regione italiana di gran lunga più bella e ricca d’Italia. I sistemi clientelari di potere messi in piedi dai governi regionali, di destra e di sinistra, che si sono succeduti con incessante alternanza sin dalla nascita della Regione Calabria, hanno dato “perle ai porci”: estromettendo ad arte – con competizioni elettorali viziate da regolamenti antidemocratici – la maggior parte dei Calabresi perbene e dalle grandi capacità intellettuali e imprenditoriali, il nostro Tesoro Calabria è stato così consegnato alla Calabria peggiore, a quel manipolo di persone incapaci e dedite al malaffare, spesso contigue alla ndrangheta, sia che imbracci la lupara e sia che indossi il colletto bianco. Manipolo che, a tutti i livelli, ha eliminato la meritocrazia – per non esserne sopraffatto – costringendo i migliori cervelli e le migliori energie a lasciare la Calabria verso mete nazionali o internazionali dove hanno raggiunto posizioni di vertici assoluti. Voglio dare voce a quei 850.000 Calabresi che hanno perso ogni speranza. Voglio bloccare i cervelli e le energie in fuga prima che diventino i numeri uno in ogni angolo di mondo e scaraventare nei posti che meritano quella miriade di ignoranti portaborse senza ne arte e ne parte, diventati con gli anni direttori generali e funzionari senza aver mai sostenuto un concorso. Voglio costruire una Calabria con i Calabresi migliori: che valorizzi i suoi figli nella nostra Terra e in piena meritocrazia; che riporti alla luce tutti i suoi tesori per creare tantissime occasioni di lavoro e arrestare l’emigrazione, quei tesori che erano in auge quando, qualche millennio fa, la nostra Terra era la Manhattan del mondo mentre a Milano c’erano pecore e buoi; che possa consentire ai suoi figli di curarsi adeguatamente qui e non altrove e di godere degli stessi diritti e servizi di cui godono gli altri cittadini italiani; che possa offrire ai turisti, ma anche a noi Calabresi, un mare pulito, boschi non più carbonizzati o fiumi non più “killer”; che possa consentire ai suoi elettori di poter scegliere persone davvero competenti ed oneste, che la politica non può o non vuole offrire; che possa distruggere quella burocrazia soffoca lo sviluppo della nostra Terra. C’è una Calabria fatta da una stragrande maggioranza di cittadini perbene, professionisti, studenti che non vuole arrendersi a un destino infausto. Ci sono migliaia di giovani che non si vogliono arrendere e che non vogliono abbandonare la loro terra natia. Incontrerò tutte le persone che mi hanno contattato e vedremo». 

Ma lei è più di destra o di sinistra?

«Detesto le etichette e i partitismi. Non mi piace identificarmi con una ideologia. Apprezzo cose positive che sono state fatte da governi di sinistra, di destra e da movimenti. Io sono innanzitutto uno scienziato che vuole mettere al servizio della Calabria le sue conoscenze. Dal lontano 1989, dopo aver avuto esperienze formative presso università e centri di ricerca stranieri, opero come ricercatore Cnr e docente universitario nel campo della protezione idrogeologica e della sismotettonica, con oltre cento pubblicazioni scientifiche molte delle quali internazionali. Poi nel 2015, a seguito di una selezione pubblica nazionale, per tre anni ho guidato la ProCiv di una delle regioni al mondo più esposte ai disastri naturali, dimostrando che il cambiamento è possibile e passando, con il mio caratteristico pragmatismo, dalle parole ai fatti: ho fatto conoscere ai Calabresi la Protezione Civile della quale non avevano mai sentito parlare, un gioiello diventato modello di riferimento nazionale al quale il Forum della Pubblica Amministrazione, svoltosi a Roma nel maggio 2018, ha conferito il primo premio. Immaginiamo un attimo i risultati che la Calabria potrebbe ottenere se il “metodo Tansi” fosse applicato agli altri settori della pubblica amministrazione regionale».

La Regione Calabria è un po’ più grande della Protezione Civile che ha diretto. In Calabria ci sono mille problematiche e lei non ha nessuna esperienza politica alle spalle. Rispetto a tale osservazione cosa replica in funzione di una sua eventuale candidatura?

«Ho dimostrato con i fatti che le cose si possono cambiare. È chiaro che, come ho già accennato, il prossimo governatore della Calabria dovrà circondarsi delle migliori professionalità e dei Calabresi più capaci, politici compresi. Inoltre, la Regione Calabria ha visto alternarsi ciclicamente governi di centro-destra a governi di centro-sinistra, non mi pare che viste le condizioni in cui ci troviamo certa politica abbia saputo governare».

Secondo lei cosa penserà Oliverio, che magari si aspettava il suo appoggio, della discesa in campo di Tansi?

 «Oliverio – al quale sarò sempre grato perché mi ha dato fiducia indicandomi alla guida della ProCiv pur conoscendo il mio caratterino – paga il prezzo di essersi fatto condizionare nelle scelte politico-amministrative dai potentati locali. Gli stessi, per capirci, che hanno voluto fermare la mia azione nella Protezione Civile. Lui è loro ostaggio, si è chiuso nel palazzo. Intorno a se ha solo “yes man” e politici di basso rango cattivi consiglieri che da anni sono artefici del destino nefasto della nostra Terra. Tutto questo lo ha irreversibilmente allontanato dai calabresi, me compreso».

 Il simbolo “Tesoro Calabria” che ha sul suo profilo WhatsApp, sarà il simbolo del nuovo movimento?

 «Nel 2012 ho creato il gruppo Facebook “Tesoro Calabria, un paradiso difendere”, che oggi vanta quasi 20.000 iscritti, per valorizzare i tanti tesori nascosti della nostra regione e per distruggere gli stereotipi che la dipingono solo come Terra di ndrangheta e di sottosviluppo. Al contempo il gruppo è nato anche per difendere i nostri tesori a spada tratta, denunciando senza indugi i soprusi e gli abusi di qualunque genere che su di essa vengono perpetrati dai comitati di affare e di malaffare. E qui mi vengono in mente la splendida Sibarys, o gli incantevoli mosaici romani di Casignana vicino a San Luca o dell’antica Kaulon, “vittime” di incuria, di alluvioni e di stupidità umana.

 Il gruppo, che oggi è diventato “Tesoro Calabria, un paradiso da cambiare”, vuole anche catalizzare le energie positive per creare, con il contributo costruttivo di tutti i suoi figli migliori ed affezionati – attraverso un viaggio tra i paesaggi, tra le aziende virtuose e tra gli esempi di best practices – i presupposti per fare esprimere alla nostra Terra tutte le sue potenzialità inespresse, riportando alla luce dal fondo del mare tutti i suoi tesori… come i nostri Bronzi di Riace. Da qui a politicizzarlo ne corre. Tutto dipenderà dagli esiti degli incontri diffusi con i miei sostenitori, cui accennavo prima».

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