BENVENUTI A KAULONIA ARCHEOLOGIA E… LUPARA

187

Il sindaco Deleo: «Non ne sapevo niente, li farò subito rimuovere»

Sono disseminati lungo l’intero tracciato che circondava l’antico territorio di Kaulonia e sono stati collocati proprio nei punti in cui si trovano resti importanti dell’antica colonia greca. Ma l’immagine di uno di questi cartelli, sistemato in località “Melie”, un’area interna del Parco archeologico, ricca di reperti ancora da portare alla luce, sforacchiato e ridotto a colabrodo da colpi di arma da fuoco, è stata pubblicata martedì scorso sulla pagina Facebook de “Lo Statale Jonico” un popolare e scanzonato profilo satirico tutto “made in Calabria”, con il commento “Arte accessibile. Arrivano da Kaulonia i primi cartelli in braille per non vedenti”. In poco tempo il post ha raccolto oltre trecentocinquanta condivisioni e tantissimi commenti, molti dei quali divertiti, pochi invece indignati.

I fori arrugginiti sul cartello – collocato in prossimità di un altro che ha subito lo stesso trattamento – indicano che il “tiro al bersaglio” a lupara è sicuramente vecchio di qualche anno. Ovvio chiedersi come mai non sia stato ancora sostituito.

Sorpreso, il sindaco Cesare Deleo, non minimizza: «Non ne ero a conoscenza, ma li faccio rimuovere immediatamente. Siccome si trova all’interno del nostro territorio, in un’area poco frequentata, ignoravo fossero stati ridotti in quelle condizioni. Si tratta di cartelli informativi sistemati negli anni novanta dalla dottoressa Maria Teresa Iannelli, ispettore di zona della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria e a lungo direttrice del Museo archeologico. È, comunque, una strumentalizzazione vergognosa – ha aggiunto il primo cittadino – tentare di sfregiare l’immagine di questo paese che merita ben altro, e che negli ultimi anni grazie alla realizzazione di importanti opere, come il recupero del castello medievale e il completamento del lungomare, è stato inserito tra i cento comuni d’eccellenza».

La realtà, probabilmente, è più semplice e più triste. Fermo restando che i ragazzi de “Lo Statale Jonico” non hanno colpa (fanno satira e la fanno bene), c’è solo da chiedersi fino a quando una terra che ha da offrire al mondo un patrimonio culturale di così enorme portata, dovrà continuare a salire alla ribalta quasi solo per le sue imprese criminali. E per i suoi volgari teppisti, che tali tesori non sanno far altro che prenderli a colpi di lupara.

IMMA DIVINO (Gazzetta del Sud)

Facebook Comments



CHIUDI
CHIUDI
Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.