SANTINI E ROSARI PER LA “PRIMA” DI SALVINI AL MORELLI

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Il leader della Lega se la prende con i contestatori («figli di papà»), l’alleanza Pd-M5S («gli elettori la bocceranno») e Morra (che replica). Poi pensa al programma per le Regionali: «Con noi al governo case popolari prima ai calabresi. Si torni a votare, basta con Oliverio»

Sul pulpito del comizio Matteo Salvini ha la felpa con scritto a caratteri cubitali Cosenza e un santino di San Francesco da Paola. Solo a metà del comizio arriveranno anche i rosari. Due per la precisione, baciati con la devozione dei timorati di Dio. L’arredamento del leader del Carroccio si completa così, Cosenza non fa eccezione. Fuori in migliaia sfilano pacificamente. “Nessun dorma” il brano cantato da Luciano Pavarotti sfuma e partono i cori da stadio con “Un capitano, c’è solo un capitano”. «Vedevo le immagini di qualcuno che si sente padrone di Cosenza –dice Salvini appena entrato nel teatro Morelli –. Io vorrei sapere questi galantuomini dei centri sociali dov’erano quando la sinistra rubava lavoro. Qua dentro c’è gente che ha preso ore di permesso dal lavoro, quelli che sono fuori non fanno una mazza dalla mattina alla sera. La cosa che mi dispiace è che ci siano tantissimi uomini e donne in divisa che invece di inseguire mafiosi e spacciatori devono tenere a bada quattro figli di papà». Presto liquidata la protesta degli anti-salviniani, l’ex vice ministro dell’Interno però scalda la folla. Più di 500, provenienti da tutta la Calabria sono accomodati nelle portone di velluto del teatro, altrettanti sono fuori con l’orecchio proteso alla porta chiusa con un catenaccio e sorvegliata dagli agenti in divisa. «Il voto non perdona ci hanno impedito di andare subito a elezioni dopo la crisi di governo, ma non potranno rimandare a lungo – dice Salvini –. Quando guardo alla Calabria penso che sia impossibile fare di peggio dello stato in cui si trova adesso. Ultima regione nella sanità e primi per liste d’attesa. Tutte le Asp sono commissariate e insieme sfiorano il miliardo di euro di debito. Se fossi nel piddì mi vergognerei a farmi vedere per strada. A risollevare le sorti della Calabria non sarà la Lega, ma saranno i calabresi che bocceranno la vecchia politica e chi fa inciuci con il Movimento 5 stelle. Mi processano per aver difeso gli italiani, preferisco questo ai problemi con la giustizia che ha il vostro presidente della regione».

VERSO LE REGIONALI C’è solo la Lega, latita la parola centro-destra tra le tante che Salvini ha regalato alla platea del Morelli. «Se quello che ormai è l’ex presidente di questa regione si decide ad indire le elezioni siamo contenti». Urla, applausi e richieste. Mai il silenzio, l’unico momento di suspance si è avvertito quando dal pulpito del Morelli sembrava stesse per arrivare il nome del candidato unico del centrodestra. «I giornali giocano a fare i totonomi, ma noi sceglieremo che rappresenta la discontinuità con il passato e soprattutto chi condividerà il nostro progetto. Se è vero com’è vero che si vota a dicembre abbiamo 90 giorni per essere portatori sani di cambiamento e riprendervi Cosenza e l’intera Calabria». E quindi, che fare? Un’alleanza si farà ma solo se si troverà la quadra su: sanità, lavoro e sicurezza. «Ogni anno si curano nel nord 55mila calabresi – conteggia Salvini – pensate che in un anno l’intera città di Cosenza si sposta al nord». La cura della sanità calabrese scritta da Salvini sulla ricetta bianca è fatta di slogan che parlano alla pancia e di meglio non fa neanche quando parla di lavoro. «Prima l’agricoltura e la pesca calabresi, poi tutto il resto che ha intenzione di far arrivare dall’estero il neo ministro Bellanova – puntualizza –. Con la Lega al governo lavoreranno solo i meritevoli, non gli amici degli amici come succede adesso. Abbiamo il compito di far rimanere i giovani calabresi non di farli scappar via alla prima occasione».
«QUEL CRETINO DI MORRA». CHE REPLICA Genovese di nascita e cosentino d’adozione. Salvini ha studiato bene la carta d’identità del presidente della commissione antimafia Nicola Morra. E lo stuzzica a dovere. «Io non ho mai querelato nessuno. L’unico che ho deciso di portare in tribunale è quel cretino di Nicola Morra» giù di applausi e sorrisi ironici. «Ma dico io è possibile dire che chi bacia il rosario manda dei messaggi alla ’ndrangheta? Io so solo che dove c’è la Lega non c’è la ’ndrangheta e che come ho fatto quand’ero ministro la combatteremo con tutti i mezzi che abbiamo a disposizione». In serata è arrivata la replica del presidente della Commissione parlamentare antimafia. «È un onore – dice Morra – essere oggetto di tal giudizio da parte di un ex ministro che, forse per pavidità, o perché impegnato in qualche diretta Fb, si è sottratto ad una doverosa audizione in commissione antimafia. L’animo del coniglio è proprio di chi si sottrae ai suoi doveri».

I MODELLI DA NON RISPETTARE L’Italia agli italiani, la Calabria ai calabresi. La matematica proprietà transitiva è perfettamente applicabile alla politica salviniana. «Se ci sarà la Lega al governo della regione Calabria, state tranquilli che i bonus, gli incentivi e le case popolari andranno prima ai calabresi poi agli extracomunitari». Il piatto è servito. «L’ex sindaco di Riace voleva sostituire i calabresi emigrati con gli immigrati clandestini. No grazie, questo non fa per noi. Il nostro compito è quello di creare tutte le condizioni possibili affinché i calabresi rimangano in Calabria. Volete sapere di più? Ho appena detto ai governatori del centrodestra di rispedire a Roma eventuali richieste di accogliere o spartirsi extracomunitari». La tenuta politica in primis e su quella “giallorossa” per Salvini c’è solo da ridere. «Sapete chi con le denunce ha fatto scoppiare il polverone della sanità in Umbria? Il Movimento 5 stelle. Adesso in quella regione fanno un patto di governo, siamo all’assurdo e i cittadini li bocceranno nelle urne».
ALLA CORTE DEL SEGRETARIO Vincenzo Sofo, Massimo Casanova, Vito Comencini e Cristian Invernizzi danno il benvenuto sul palco al segretario della Lega. Tre ragazze reggono la bandiera della regione Calabria in mano. Il palco rimane inviolato fino alla fine quando scocca l’ora dei “bacioni” a chi ha contestato e ai “sinistri”, tutto si celebra con il selfie di rito. «Mi fa ridere che si dica in giro come la Lega non abbia diritto di cittadinanza in Calabria – commenta il commissario regionale Cristian Invernizzi –. Alle europee abbiamo preso il 22% e adesso chiediamo a gran voce che si metta fine alla peggiore esperienza di governo della Calabria. Oliverio se ne faccia una ragione». Predica prudenza invece Vincenzo Sofo. L’ex candidato al parlamento europeo in attesa delle sorti della Brexit per un posto a Bruxelles rimette tutto in mano a Salvini. «Concentriamoci sulla politica, sfruttiamo tutte le istituzioni dai comuni fini al parlamento europeo, sfidiamo tutto il resto dell’arco della politica su come affrontare l’inciucio giallorosso per un futuro vero». (m.presta@corrierecal.it)

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