DUISBURG, LA CORTE D’APPELLO: NIRTA SENZA DUBBIO COINVOLTO

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La parola definitiva tocca adesso alla Cassazione. La sentenza, già impugnata dai difensori, dovrà adesso passare nuovamente al vaglio della Corte di Cassazione.

«Il quadro indiziario raccolto a carico di Sebastiano Nirta si compone di una pluralità di elementi che, unitariamente e sinergicamente intesi, convincono, al di là di ogni ragionevole dubbio, della sua partecipazione efficiente alla fase preparatoria ed a quella esecutiva dell’eccidio». Lo scrivono i giudici della Corte d’assise d’appello di Reggio Calabria nelle motivazioni della sentenza con la quale hanno condannato Sebastiano Nirta (cl. 71) all’ergastolo con l’accusa di omicidio pluriaggravato e detenzione e porto di armi comuni da sparo in concorso nell’ambito della “strage di Duisburg”, che ha segnato, come sostenuto dagli inquirenti, l’apice della faida di San Luca tra le opposte consorterie dei Nirta-Strangio e dei Pelle-Vottari.

La sentenza conclude il processo di rinvio disposto dalla Corte di Cassazione, con verdetto del 6 maggio 2016, limitatamente alla posizione di Sebastiano Nirta con riferimento specifico all’accusa di omicidio pluriaggravato, mentre l’imputato è stato condannato in via definitiva a 12 anni di reclusione per associazione mafiosa.

La vicenda processuale di Sebastiano Nirta è relativa agli esiti investigativi convogliati nell’operazione “Fehida 3 – Duisburg 2”, coordinata dalla Dda reggina, che ha registrato in primo grado la condanna all’ergastolo del 48enne. Sentenza riformata in appello, con l’assoluzione per gli omicidi e la condanna per l’associazione mafiosa.

La Cassazione accoglieva il ricorso della Procura e rinviava per un nuovo giudizio di secondo grado, all’esito del quale i giudici reggini (presidente e relatore Daniele Cappuccio a latere Francesca Di Landro), hanno riconosciuto l’imputato colpevole dell’eccidio di Ferragosto 2007, nella quale furono uccisi Marco Marmo, Sebastiano Strangio cl. 68, Tommaso Francesco Venturi, Marco Pergola, Francesco Pergola e Francesco Giorgi.

Nelle motivazioni della sentenza, depositate nelle scorse settimane e già impugnate dal collegio di difesa dell’imputato, composto dagli avvocati Vincenzo Nico D’Ascola, Antonio Russo e Francesco Siclari, i giudici dell’appello bis sottolineano: «Assume rilievo innanzitutto che Nirta, portatore, sia pure non esclusivo, della causale sottesa al pluriomicidio, si è portato già il 14 luglio 2007 in Germania, paese in cui, un mese dopo, sarebbe stato commesso il delitto di cui si discute, ed ha contattato uno stretto collaboratore di Giovanni Strangio, riconosciuto con sentenza irrevocabile quale autore della strage, e, da quel momento, ha dismesso l’utenza cellulare sino ad allora utilizzata così rendendosi, di fatto, irrintracciabile».

Tra l’altro i magistrati del rinvio richiamano «la riscontrata presenza di Nirta nella casa di Strangio a Kaarst», nonché nella «base logistica» che sarebbe stata utilizzata dal commando. E infine: «La presenza di Nirta a bordo della Clio utilizzata per l’esecuzione dell’agguato». In definitiva ritengono i giudici reggini che «il coacervo degli elementi acquisiti restituisce, dunque, la prova certa che Sebastiano Nirta ha partecipato, insieme a Giovanni Strangio e, più che probabilmente, ad altri concorrenti rimasti, allo stato, non identificati, all’esecuzione del gravissimo delitto, il cui successo, deve ragionevolmente inferirsi, è stato garantito anche dalla sua fattiva partecipazione alla fase preparatoria».

 

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