FAIDA DI PLATÌ, LA CORTE D’ASSISE ASSOLVE SPAGNOLO E POLITO

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I fratelli Trimboli e un loro parente scomparsi nel 2001

Si è concluso con le assoluzioni dei due imputati il filone con rito ordinario del processo scaturito dall’indagine sulla cosiddetta faida di Platì.

Nel tardo pomeriggio di ieri la Corte di Assise di Locri (presidente Amelia Monteleone, a latere Mariagrazia Galati giudice togato) ha assolto Antonio Spagnolo e Bruno Polito dalla pesante accusa di aver partecipato, a vario titolo, agli omicidi dei fratelli Antonio Giuseppe (scomparso nel luglio 2001) e Rosario Trimboli, che sarebbe stato ucciso insieme al parente Saverio Trimboli (nel novembre dello stesso anno).

Ad oggi i corpi dei tre Trimboli non sono stati ancora ritrovati, tanto che per la loro scomparsa ci si riferisce a tre casi di lupara bianca; secondo la ricostruzione degli investigatori e il racconto di alcuni collaboratori di giustizia, i tre sarebbero stati uccisi e i loro corpi fatti scomparire nel più ampio contesto della faida di Platì.

Una faida che non ha segnato momenti eclatanti, come in altri casi di conflitti tra consorterie calabresi in Italia e all’estero, ma che sarebbe stata non meno sanguinosa, con numerosi delitti e casi di lupara bianca, avvenuti tra la Calabria e il Piemonte che, ad oggi, sono rimasti in gran parte insoluti.

Cosi come rimangono insolute le scomparse di Antonio Giuseppe Trimboli Rosario Trimboli e Saverio Trimboli.

Per questi tre casi di lupara bianca la Procura reggina aveva chiesto la condanna all’ergastolo e l’isolamento diurno per 3 anni nei confronti di Antonio Spagnolo e Bruno Polito.

Il collegio difensivo – composto dagli avvocati Giuseppe Iemma, Mario Mazza, Carlo Morace e Leopoldo Marchese – ha rappresentato l’insussistenza di prove a carico dei rispettivi assistiti. La difesa, tra l’altro, ha attaccato la credibilità dei collaboratori di giustizia, uno dei quali nel frattempo ha ritrattato.

I giudici della Corte d’Assise di Locri, dopo otto ore di camera di consiglio, hanno assolto i due imputati con la formula “per non aver commesso il fatto”, dichiarando la perdita di efficacia della misura in atto applicata a Antonio Spagnolo (per l’effetto, ne hanno disposto l’immediata liberazione se non detenuto per altra causa).

La Corte, infine, ha indicato in novanta giorni il termine per il deposito della motivazione della sentenza.

Rocco Muscari (Gazzetta del Sud)

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