FAZZOLARI: “MINISTERO FACCIA CHIAREZZA SUL CASO BRONZI DI RIACE”

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Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo. – Premesso che:
la recente inchiesta giornalistica della trasmissione televisiva «Le Iene» ha determinato l’emersione di notizie e documenti controversi e meritevoli di attenzione e approfondimento, risalenti all’epoca del ritrovamento, e delle relative operazioni di recupero, dei celebri «Bronzi di Riace»;
i famigerati reperti, la cui datazione si fa risalire al V secolo a.C. e pervenuti ai giorni nostri in stato di eccezionale conservazione, stando agli atti e alle dichiarazioni e ricostruzioni storiche dei fatti, furono rinvenuti fortuitamente nell’estate del 1972 a Riace Marina, in provincia di Reggio Calabria, e sono attualmente custoditi ed esposti presso il Museo nazionale di Reggio Calabria;
essi sono universalmente considerati quali i reperti archeologici tra i più importanti del patrimonio culturale del Paese, nonché tra i capolavori scultorei più significativi dell’arte greca; inoltre, per il territorio di riferimento (identificabile non soltanto con le città di Reggio Calabria, dove i bronzi sono custoditi ed esposti, e la cittadina di Riace Marina dove sono stati rinvenuti, ma con l’intera area regionale calabrese), i Bronzi di Riace rappresentano, oltre che un simbolo ed elemento di identità locale, anche uno tra i principali attrattori del turismo regionale a livello internazionale;
in particolare, come del resto certificato dal dossier «Musei Italiani 2014 – 2017», presentato dal Mibact nel 2017, proprio in relazione agli accessi connessi all’attrattività dei bronzi, il Museo Nazionale di Reggio Calabria, dove essi sono custoditi, è in percentuale il Museo che in Italia ha registrato più visitatori nel periodo 2013-2016, passando dagli 11.522 a 210.598 ospiti, con un incremento del 1.727%: un dato letto proprio in correlazione alla riapertura e al nuovo allestimento dei Bronzi di Riace, a riprova dello straordinario valore artistico, archeologico, culturale e dell’indotto turistico connesso ai reperti in argomento;
ebbene, proprio in considerazione sia dello straordinario ed inestimabile valore sul piano culturale e storico-archeologico, che del valore economico in termini di affluenza turistica e attrattività del territorio, è opportuno e necessario far piena luce in ordine alla vicenda del loro ritrovamento e alle diverse incongruenze tra lo stato e le condizioni dei reperti, come estratti dai fondali del mare di Riace Marina, e le descrizioni fatte degli stessi al momento del ritrovamento, presenti agli atti e debitamente documentate;
in particolare, il riferimento è alla comunicazione, datata al 17 agosto 1972 e rivolta all’indirizzo della Sovrintendenza archeologica di Reggio Calabria, fatta da Stefano Mariottini, pescatore subacqueo dilettante noto alle cronache per aver scoperto i bronzi, e riportata da alcune fonti stampa citate anche nell’ambito della recente inchiesta de «Le Iene»;
una comunicazione nella quale si legge di «un gruppo di statue, presumibilmente di bronzo», delle quali è fornita una descrizione considerata, oggettivamente, non conforme rispetto alla posizione e al corredo delle statue;
si legge inoltre in detta comunicazione che «le due emergenti rappresentano delle figure maschili nude», delle quali «l’una adagiata sul dorso, col viso ricoperto di barba fluente, a riccioli, a braccia aperte e con una gamba sopravanzata rispetto all’altra», e l’altra «coricata su di un fianco con una gamba ripiegata, presenta sul braccio sinistro uno scudo», mentre in altro documento estratto dagli archivi della Sovrintendenza di Reggio Calabria, al quale fa riferimento la medesima inchiesta giornalistica, la testa di una delle due statue è descritto come «barbata con piccolo elmo»;
la descrizione fornita, oltre a non coincidere con la posizione dei bronzi «a braccia aperte e gamba sopravanzata rispetto all’altra», fa riferimento alla presenza di altri elementi, con particolare riferimento allo scudo sul braccio sinistro, citato nella comunicazione del Mariottini, e l’elmo, presente nella descrizione sulla testa di una delle due statue come scritto nella documentazione della Sovraintendenza;
inoltre, altri elementi e documentate testimonianze fanno riferimento alla presenza di una lancia, anche questa non rinvenuta al momento del ritrovamento e recupero dei bronzi;
la controversa e delicata vicenda impone la necessità di porre in essere ogni strumento utile a dipanare la questione e far luce, con la necessaria serenità e chiarezza, sulla dinamica del rinvenimento dei reperti, specie in considerazione delle gravi ipotesi di eventuali trafugamenti o smarrimento di parti o elementi integrativi o di corredo dei due reperti e all’ipotesi della presunta esistenza di un terzo bronzo: ipotesi sino ad oggi non smentita e non manifestamente infondata, e che pertanto, necessita a parere dell’interrogante di attenta verifica;
si chiede di sapere:
se il Ministro, coerentemente con la propria funzione di tutela e salvaguardia del patrimonio culturale e archeologico della Nazione, abbia disposto o intenda disporre adeguati strumenti di verifica, anche mediante indagini interne o perizie tecniche, sulle numerose incongruenze storico-documentali relative alla dinamica del ritrovamento dei Bronzi di Riace, al fine di accertare l’effettiva esistenza di un terzo bronzo e delle suppellettili collegati al gruppo scultoreo.

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