IL «PIANO» PER SVUOTARE LA MULTISERVIZI E IL «PIZZO IMPOSTO ALLA COLLETTIVITÀ»

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Secondo la Procura di Reggio la municipalizzata ai tempi di Scopelliti era uno «strumento funzionale al soddisfacimento degli interessi della ‘ndrangheta». Ma l’ex governatore si dice estraneo ai fatti e chiede di essere interrogato

Non è una delle tante storie di ordinaria italica spoliazione delle casse pubbliche, tanto meno la cronaca delle ruberie di una cricca di “prenditori” come tante. L’inchiesta “Mala gestio” è al contempo la fotografia di un metodo e la tessera di un puzzle ancora da completare.
PIANO STRATEGICO PER REGALARE LA MULTISERVIZI AI CLAN Imprenditori e manager come Michelangelo Tibaldi, il figlio Michele, Pino Rechichi e i figli Antonino e Giovanni, Pietro Cozzupoli e Lauro Mamone, tutti finiti oggi ai domiciliari per bancarotta fraudolenta, hanno potuto sottrarre quasi 12 milioni di euro al Comune di Reggio Calabria perché coinvolti in un «doloso e astuto piano strategico per far sì che la Multiservizi spa – si legge nell’ordinanza – divenisse uno strumento funzionale al soddisfacimento degli interessi della ‘ndrangheta e di alcune famiglie di imprenditori ad essa collegata». E quel piano ha un inizio preciso e ben individuabile, «un seme» lo chiama la Procura.
(P)ATTO DI CAPITOLAZIONE Si tratta del patto parasociale con cui il Comune di Reggio Calabria ha rinunciato a determinare e controllare la governance della Multiservizi, mettendola nelle mani del privato. Un documento che porta la firma dell’ex sindaco ed ex governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti, ancora in carcere dove sconta una condanna definitiva per il falso in bilancio con cui ha tentato di coprire il cratere nelle casse del Comune e oggi nuovamente indagato. Per il pm Massimo Baraldo e il procuratore aggiunto Gerardo Dominijanni che hanno coordinato l’indagine, Scopelliti «poneva in essere un atto che non aveva alcuna logica né sotto il profilo giuridico, né sotto il profilo economico in quanto, pur essendo rappresentante del socio di maggioranza detentore del 51% del capitale, anziché perseguire l’interesse da egli rappresentato, favoriva il socio di minoranza, impegnandosi a riconoscere tutti i più ampi poteri di amministrazione ad un amministratore scelto da quest’ultimo».
L’OMBRA DELLA ‘NDRANGHETA E no – dicono le carte – non è stato né un caso, né uno sbaglio. Ma probabilmente un patto, uno scambio. A rivelarlo è stata l’inchiesta Mammasantissima, coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo, che già tre anni fa ha raccontato Scopelliti come «personaggio la cui ascesa politica fu appoggiata da Paolo Romeo e dalle cosche Condello, De Stefano, Tegano Libri». E proprio Paolo Romeo, attualmente imputato come elemento di vertice della ‘ndrangheta reggina, due anni prima che l’affare Multiservizi venisse chiuso, intercettato si diceva certo dell’elezione a sindaco di Scopelliti grazie all’appoggio di imprenditori come Cozzupoli «che deve incassare delle somme» e Rechichi «che sa partecipando a queste gare per l’esternalizzazione».
CONTRATTO TRUFFA Tutti elementi che spiegano l’infinita serie di anomalie e illogicità che hanno trasformato la Multiservizi nell’idrovora che ha fagocitato milioni e milioni di euro di fondi comunali, senza che alcun servizio o quasi venisse erogato. E a permetterlo – fa notare il gip – era addirittura il contratto, firmato con il socio privato Gst senza che venisse avviata una procedura di evidenza pubblica. Del resto, quell’atto – emerge dall’inchiesta – era stato confezionato solo ed esclusivamente per trasformare la Multiservizi in un bancomat per gli imprenditori coinvolti e i clan che dietro la società mista si muovevano.
LA BACCHETTA MAGICA DELLE «PRESTAZIONI ACCESSORIE» Nero su bianco, il Comune si era impegnato a erogare «in favore del socio di minoranza un compenso annuo per la prestazione di servizi vaghi e di dubbia necessità che, calcolato prescindendo del tutto dalla valutazione del costo dei servizi resi, era stato determinato a priori, come quota percentuale dei ricavi di Multiservizi». Un forfettario, cui si aggiungevano anche misteriose «prestazioni accessorie» che per il gip altro non erano che «un utilissimo strumento predisposto dagli indagati per accaparrarsi ingentissimi e immeritati ricavi che via via avrebbero svuotato le casse di Multiservizi e portato la partecipata al fallimento».
ANNI DI RUBERIE E SERVIZI INESISTENTI E per anni, prima che arrivasse la magistratura a far saltare il banco con l’arresto di Pino Rechichi, all’epoca direttore operativo della Multiservizi e al contempo occulto detentore di quote del socio privato, innumerevoli sono stati gli sprechi, gli sperperi, le ruberie e le anomalie gestionali. Nelle 55 pagine di ordinanza i finanzieri le elencano in dettaglio una per una e sono sufficienti – afferma il gip – a far emergere «il complesso, quanto strategico piano criminale messo a punto dagli indagati che, grazie ad una serie di patti e convenzioni illogiche e palesemente illegali, ingolositi dall’opportunità di mettere le mani sul denaro pubblico del Comune di Reggio Calabria, si adoperavano per svuotare illegittimamente le casse di Multiservizi e rimpinguare quelle del suo socio privato di minoranza».
IL PIZZO PAGATO DALLA COMUNITÀ Per altro – sottolinea la Procura e concorda il giudice – l’enorme esborso del Comune non trovava neanche giustificazione nei servizi effettivamente svolti dalla società, che al contrario venivano «resi solo in parte o inutili». Traduzione, i cittadini di Reggio Calabria che annualmente hanno pagato tributi per avere strade pulite, illuminate ed integre, verde pubblico ordinato e condutture funzionanti in realtà hanno solo foraggiato una cricca di imprenditori “benedetta” dai clan. «La quantificazione dei compensi dovuti a Gst, non in base al valore della prestazione ma in funzione di una percentuale sui ricavi di Multiservizi spa, in modo avulso da qualsiasi giustificazione economica o di mercato, altro non sia che il pagamento di un pizzo a Gst, un pizzo imposto alla collettività».
SCOPELLITI CHIEDE DI ESSERE INTERROGATO Intanto l’avvocato Aldo Labate, difensore di Scopelliti, fa sapare che domani depositerà un’istanza, «nell’interesse dell’ex sindaco di Reggio ed ex presidente della Regione Calabria, al Procuratore della Repubblica di Reggio, “con la quale il mio assistito – ha detto il penalista – chiederà di essere interrogato sui fatti oggetto dell’ordinanza emessa in data odierna in relazione alle vicende del fallimento della Multiservizi». «Ciò al fine di chiarire, anche attraverso copiosa documentazione – ha affermato l’avvocato Labate – l’estraneità del dottore Scopelliti rispetto ai fatti contestati». (a.candito@corrierecal.it)

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