4 Dicembre 2020
Si annuncia “bollente” domani il confronto con l’ex commissario regionale Scura «Ha triplicato il debito della sanità, e nel suo libro riscrive la storia pro domo sua»
«L’esposizione debitoria dell’Asp ha superato il miliardo di euro: perché non sono ancora emerse responsabilità penali?»

Nicola Simone, segretario territoriale della Uil-Fpl, dice la sua sulla petizione popolare a difesa dell’ospedale di Locri battezzata “Io non ci sto e firmo”, avviata l’altro ieri a Locri. La definisce «un’importantissima iniziativa da ascriversi a significativo esempio di cittadinanza attiva». Agli organizzatori, a iniziare dalla signora Bruna Filippone, va «un plauso, perché hanno dimostrato di aver colto che i tempi sono assolutamente maturi per formalizzare una composta e civile reazione popolare a quello che rappresenta lo sfascio e la deriva inarrestabile della sanità locridea e non solo. Le modalità estremamente spontanee attraverso le quali si è pensato di dare voce ai cittadini e la buona riuscita della petizione stessa – secondo Simone – stanno a testimoniare che aver tenuto i riflettori accesi e l’attenzione alta ha sortito l’effetto di trovare pronti i cittadini a esplicitare la loro contrarietà dovuta al fatto che un diritto sancito dalla Costituzione è giornalmente negato dall’insipienza e incapacità gestionale di un management che ha fallito clamorosamente la propria mission».

E in effetti l’ospedale di Locri – come emerge dall’approfondito studio reso noto dalla segreteria della Uil-Fpl – sembra essere giunto al capolinea. Sia a causa della mancanza di fondamentali strutture tecnologiche, come la Risonanza magnetica, e una TAC funzionante a giorni alterni, sia sopratutto per la carenza di personale medico e infermieristico. Delle 16 strutture complesse di cui è dotato, soltanto 12 sono guidate da un primario; mancano ben 93 medici e dei 101 medici attualmente in servizio, ben 41 godono dei benefici ex legge 104 per limitazioni e/o inidoneità parziale. Mancano inoltre 109 infermieri e 78 operatori socio-sanitari, e dei 232 attualmente in servizio, sono 114 quelli con “limitazioni” ex legge 104.

Simone sottolinea dunque che il «fallimento dei manager che si sono succeduti è suffragata documentalmente dall’attuale triade commissariale, che con l’atto deliberativo n. 298 del 6 giugno scorso ha chiesto la formalizzazione del dissesto finanziario dell’Asp, certificando che lo sfascio sanitario nella nostra provincia è una inequivocabile conseguenza di incapacità e imperizia di quanti nel tempo si sono succeduti nella direzione nella qualità di commissari e direttori generali».

Il segretario della Uil sottolinea poi che «pesantissima appare la situazione sia sotto il profilo economico sia per la infiltrazione ‘ndranghetistica” che ne ha sancito lo scioglimento» ed esterna perplessità e stupore «che non siano state ancora emerse le gravi conseguenze sul piano giudiziario, visto che l’esposizione dell’Asp, a livello debitorio, ha superato il miliardo di euro e i reati di natura contabile e penale sono stati copiosamente consumati nel tempo». Per Simone «è strano e paradossale che di tutto questo nessuno sembri avere alcuna responsabilità, nessuno sia chiamato a pagare, e addirittura alcuni assurgono a veri paladini ed eroi della legalità. Sembra – aggiunge – che tutti abbiano amministrato bene e siano autorizzati a tesorizzare, a vario titolo, i periodi di scellerata governance che hanno posto in essere».

Simone parla poi di «commissari e direttori che ormai sono di casa in passerelle televisive, oppure si scoprono scrittori di “best seller” dove la storia viene travisata puntualmente e disinvoltamente riscritta pro domo loro». E Simone cita «l’ineffabile e immarcescibile ingegnere Scura, il quale dopo aver imperversato per lunghi anni nella qualità di Commissario ad acta regionale, ed essere stato commissario dell’Asp di Reggio riuscendo nell’epica impresa di triplicare il debito della sanità calabrese condannandola a un eterno commissariamento, venerdì prossimo (alle 18 alla Caritas Diocesana, ndr) si presenterà a Locri nelle vesti di fine scrittore e dicitore, trovando oculato e rispettoso discettare incoerentemente su: ”Calabria malata, sanità, l’altra ‘ndrangheta”. Si deve essere particolarmente cinici per avere il coraggio civile e morale di presentarsi a Locri e pensare di confrontarsi con una popolazione condannata a soffrire e morire di sanità, anche a causa delle responsabilità dell’ingegnere oramai plasticamente dimostrate».

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