RAPINE IN CASA E FURTI NEI NEGOZI, COSÌ AGIVANO LE BANDE DI “AVVOLTOI” SGOMINATE NEL COSENTINO

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I dettagli dell’inchiesta che ha portato ad eseguire 19 misure cautelari. I due gruppi criminali erano composti da rumeni, slavi e italiani. In 38 “colpi” in attività commerciali hanno portato via un bottino da 700mila euro. Individuavano villette isolate e bussavano alla porta qualificandosi come carabinieri, poi minacciavano e bloccavano le vittime. Spagnuolo: «Avevano interessi su tutto il territorio nazionale»

Carabinieri e magistrati della Procura di Cosenza non hanno dubbi: l’operazione “Vulture” (“Avvoltoi”) è uno scacco ai gruppi che facevano dei reati predatori la loro ragion d’essere criminale, mentre per i cittadini è una iniezione di fiducia e sicurezza. Due i tronconi d’indagine. Il primo coordinato dal sostituto procuratore Giuseppe Cava, il secondo dal collega Giuseppe Cozzolino. Al centro due gruppi criminali composti da rumeni, slavi e italiani che colpivano organizzandosi in modo meticoloso. Quindici le persone finite nel fascicolo d’indagine del pm Giuseppe Cava: per 7 di queste si sono aperte le porte del carcere, 5 sono ai domiciliari e 3 destinatari dell’obbligo di dimora. Sono finiti tutti in carcere, invece, i 5 serbi sui quali ha indagato il pm Giuseppe Cozzolino. I 19 destinatari delle misure cautelari sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di furti e ricettazione, nonché di rapina in abitazione, resistenza a pubblico ufficiale, evasione, inosservanza degli obblighi della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, favoreggiamento personale e possesso di chiavi alterate o grimaldelli. «Questa indagine – dichiara il procuratore capo Mario Spagnuolo – disvela l’attività criminale di due gruppi che hanno avuto base nel Cosentino seppur per un limitato periodo di tempo ma che avevano degli interessi su tutto il territorio nazionale. Sono persone che in modo seriale creavano danni a strutture economiche e ad abitazioni private. Operavano su tutto il territorio nazionale e non sono organizzazioni mafiose, ma si reggono su strutture fluide. Mettono a segno colpi, si trasferiscono e si ricompongono in altre comunità. Sono i reati tipici di una società globalizzata».
IL GRUPPO CHE COLPIVA LE ATTIVITÀ COMMERCIALI La banda che puntava ai colpi grossi era composta da soggetti di nazionalità rumena, moldava ed italiana. In due anni di indagine i carabinieri hanno appurato 38 episodi di furto. Nel mirino finivano soprattutto bar, tabacchi, sale giochi e scommesse, distributori di carburanti, supermercati, cash & carry, concessionarie auto, aziende per la produzione di mezzi ed utensili da lavoro. Si stima sia di 700mila euro il totale del valore della refurtiva sottratta in questi anni. «Avevano un modo di agire – spiega il sostituto procuratore Giuseppe Cava – collaudato ed estremamente organizzato. Tutto veniva pianificato ed organizzato nei minimi particolari, dalla selezione degli esercizi commerciali da colpire, alla definizione degli automezzi e degli strumenti occorrenti per l’esecuzione dell’azione, alla suddivisione dei ruoli tra i soggetti partecipanti ai furti». Le indagini sono partite grazie ad un sequestro effettuato dai carabinieri della Stazione di Montalto Uffugo. Dall’ottobre del 2017 i carabinieri hanno fatto una serie di controlli e captazioni telefoniche che hanno consentito di capire come il gruppo criminale operasse. C’era chi entrava nei luoghi presi di mira, chi faceva da staffetta e chi faceva il palo. Ma colorito era anche il linguaggio che i ladri avevano nel tempo messo a punto. Con il termine «ragazze» venivano indicati quelli che commettevano i furti, ma quando scoccava l’ora di «andare in guerra» veniva indicata la vera e propria azione delittuosa all’interno degli esercizi commerciali. «Sono andate via le ragazze in guerra?» si ripete nelle intercettazioni. «Prendo i vestiti puliti» si legge ancora, cioè il cambio degli abiti dopo il furto mentre quando: «È entrata una puttana nella stazione di servizio adesso per fare rifornimento! Dillo presto a loro!» stava per arrivare una macchina. Le forze di polizia erano: «Ratti neri o neri» mentre le guardie giurate erano le «spose». «Abbiamo fermato delle persone particolarmente pericolose – spiega il capitano Sebastiano Maieli –. Nel corso di un inseguimento uno degli indagati è stato rincorso lungo l’autostrada e pur di dileguarsi ha inchiodato nella carreggiata che stava percorrendo a folle velocità senza preoccuparsi dell’incolumità altrui».
I CINQUE CHE METTEVANO A SEGNO I COLPI IN VILLA Avevano altri target invece i cinque serbi. Prediligevano le villette e, riferisce il colonnello Piero Sutera, «non avevano timore di incontrare nessuno, tanto è vero che agivano spesso di giorno a differenza dell’altro gruppo». I criminali, una volta individuato l’obiettivo da colpire, entravano in azione repentinamente bussando alla porta di casa della vittima e qualificandosi come carabinieri. Una volta dentro, mentre uno dei malviventi teneva bloccata la vittima dietro minaccia di un cacciavite, gli altri tre complici rovistavano l’abitazione, per poi darsi velocemente alla fuga a bordo di un’autovettura di grossa cilindrata condotta dal quinto complice che faceva da autista e da palo. «Erano specializzati in quello che facevano. Ed è emblematico – continua Sutera – quanto successo a Lattarico dove entrati in casa con l’escamotage dei carabinieri immobilizzavano con una mossa fulminea il giovane che era in casa tenendolo fermo con la forza e strappandogli il telefono cellulare dalle mani al fine di impedirgli di chiedere aiuto al 112, mentre gli altri complici rovistavano nei cassetti». Sempre a Lattarico, i criminali dopo aver rubato in casa sempre con gli stessi modi una volta usciti dall’abitazione, si sono accorti della presenza di un amico della vittima, che nel frattempo era arrivato a bordo di un furgone nei pressi dell’abitazione per un saluto. Si sono diretti in modo minaccioso verso di lui danneggiandogli la fiancata destra del furgone. L’uomo, in preda al panico, ha tentato di ripartire a bordo del furgone inseguito dai malviventi, i quali, dopo aver tentato più volte di speronarlo, senza riuscirci, desistevano e si davano precipitosamente alla fuga.

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