Sab. Mag 15th, 2021

La bocciatura in Umbria induce i leader pentastellati e dem a “sospendere” l’ipotesi dell’accordo per le Regionali, mentre si rafforza la posizione del governatore uscente, che potrebbe puntare al voto per metà dicembre. Nel centrodestra il boom Salvini-Meloni non aiuta Occhiuto ma i giochi sono sempre aperti

di Antonio Cantisani
Il capo politico del Movimento 5 Stelle Gigi Di Maio aveva messo le mani avanti già alla vigilia del voto in Umbria, dicendo che in caso di sconfitta pesante del patto civico nella regione del Centro Italia sarebbe stato opportuno sospendere ogni discorso su possibili alleanze anche in altre regioni, Calabria compresa. Alla luce del disastroso esito del voto in Umbria, anche il Pd adesso frena in maniera evidente: il segretario Zingaretti non ha disdegnato di dare una “stoccata” allo scismatico Matteo Renzi ma ha dovuto ammettere che adesso bisogna ragionare attentamente sulla portata delle elezioni in Umbria e, ancora più esplicitamente, il capogruppo dem al Senato Andrea Marcucci ha esplicitamente detto che alleanze costruite all’ultimo minuto non funzionano. Il candidato civico dell’alleanza giallorossa, Vincenzo Bianconi, si è fermato al 37,5%, mentre si prospetta una vittoria con circa venti punti di vantaggio per Donatella Tesei, sostenuta da Lega, FdI e Forza Italia. Il partito di Matteo Salvini vola avvicinandosi al 40%, il Pd sostanzialmente non crolla attestandosi intorno al 22% mentre Fratelli d’Italia diventa il terzo partito (superando M5S e Forza Italia) con un exploit che porta i meloniani al 10%. Guardando ancora ai singoli partiti, poi, è evidente il crollo fragoroso del Movimento 5 stelle, che scende al 7% dimezzando di fatto i consensi rispetto alle Europee di maggio. E ora, com’era prevedibile, il voto in Umbria si scarica sulla Calabria facendo se non naufragare definitivamente certo scemare di molto le possibilità di un’intesa tra Movimento 5 Stelle e Pd che pure era data per sicura, nonostante la quasi totalitaria avversione dei pentastellati calabresi all’idea di un abbraccio con i dem, sia pure “de-oliverizzati”. Mentre sul fronte pentastellata già si dà per archiviata l’alleanza (qui un post ripreso dal Blog delle stelle abbastanza eloquente) In queste ore tra Calabria e Roma si stanno infittendo i contatti per capire cosa fare, ma il dietro-front rispetto a quella che comunque era un’alleanza tutta da costruire in Calabria è già nelle cose. Si tratta ora di capire se la linea della segreteria nazionale del Pd di puntare comunque al rinnovamento in Calabria sia ancora perseguibile, e se al Movimento 5 Stelle convenga correre in autonomia in una competizione comunque ostica qual è quella delle Regionali in Calabria: per Pd e M5S, in realtà, il rischio di una “Caporetto”, sia uniti che separati, è concretissimo. Un dato infatti appare certo già da ora: le Regionali in Umbria hanno ribaltato il quadro anche a livello calabrese, perché a rafforzarsi è chiaramente il governatore uscente Mario Oliverio e la fetta, comunque consistente, del Pd e del centrosinistra che lo sta ricandidando: Oliverio ha già chiaramente detto di voler andare avanti, l’ha fatto capire con segnali concreti e l’esito del voto umbro ha suffragato la sua scelta. E la sua profezia sui social, tra l’altro, si è rivelata azzeccata. «Le alleanze si decidono sui territori. Chi pensa di utilizzare la Calabria come merce di scambio politico ha una grave responsabilità. Questa attesa creata sul voto in Umbria è la chiara espressione di una visione distorta, di una statura politica al di sotto di quella che meritano i cittadini. Cosa c’entra l’Umbria con la Calabria e col Governo nazionale?»: così Oliverio ha scritto ieri sul suo profilo Facebook, e i fatti adesso sono dalla sua parte. Il governatore, verosimilmente, andrà avanti, anche senza e magari contro il Pd, e non a caso dal suo entourage si fa di nuovo veicolare, con più insistenza dei giorni scorsi, la possibilità di un’accelerazione nella fissazione della data del voto in Calabria a metà dicembre, e si fa intendere poi che l’“offerta” politica del governatore uscente, comunque in fase avanzata, possa diventare una sirena per quanti si sono in questi mesi allontanati da lui ma che adesso rischiano di restare in mezzo al guado. Insomma, il voto umbro paradossalmente ha dei vincitori anche in Calabria. E certo esulta il centrodestra, già ampiamente favorito alle Regionali, anche se resta ancora il “braccio di ferro” sulla candidatura a governatore: il “boom” della Lega e anche di Fratelli d’Italia in Umbria sotto questo aspetto avrà effetti anche in Calabria e di certo non aiuta Mario Occhiuto, anche se Forza Italia ancora sta tenendo il punto sulla candidatura del sindaco di Cosenza, osteggiata dai salviniani, o, comunque, sulla titolarità della scelta del candidato governatore, per la quale si fanno anche i nomi del senatore vibonese Giuseppe Mangialavori e del sindaco di Catanzaro, Sergio Abramo, fermo restando che Occhiuto comunque non sembra minimamente intenzionato a indietreggiare. In queste ore big nazionali del centrodestra potrebbero comunque chiudere il cerchio: in qualche modo – lo insegna la storia – lo chiuderanno, mentre sull’altro versante il cerchio rischia di girare ancora all’infinito. (redazione@corrierecal.it)

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