SCURA E LA SANITÀ CALABRESE DISTRUTTA TANTE DOMANDE, MA POCHE RISPOSTE

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«Avevo autorizzato 389 assunzioni, ne sono state fatte solo 160» Pronto al salto in politica: «Ho dato la disponibilità a candidarmi»
Ho acquistato tre RM di cui una per l’ospedale di Locri: perché non funziona? Nessuno sa montarla?»
 

L’ex commissario per il Piano di rientro della sanità calabrese Massimo Scura, venerdì sera a Locri, si è autoassolto. Non c’è lui, sostiene, dietro il depotenziamento dell’ospedale e la grave situazione in cui versa la sanità regionale. In più, Scura ha annunciato di aver dato, al «mio partito» – senza specificare quale sia, ma probabilmente il Pd – la disponibilità a candidarsi alle prossime elezioni regionali. La risposta a Scura l’ha data il vescovo monsignor Francesco Oliva, che nel concludere un incontro nato – ha detto – «per favorire una riflessione sulla sanità all’interno del mondo cattolico dove i cristiani, per loro stessa vocazione sono chiamati ad interessarsi delle problematiche sulla salute» – ha evidenziato che «oggi sullo stato della sanità c’è una responsabilità diffusa ed occorrerebbe un esame di coscienza serio perché ognuno potesse assumessi le proprie responsabilità. Un esame – ha aggiunto – anche da parte dei cattolici che operano nella sanità». «Sulla sanità – ha ammonito mons. Oliva – ogni cittadino ha la responsabilità di vigilare. Non è più tempo di piangersi addosso. Gli operatori sanitari fanno la loro parte ma se ci sono insolvenze e responsabilità non devono essere lasciate impunite. Speculare sulle risorse destinate alla Sanità o approfittarne per i propri interessi è per un cristiano un peccato grave».

Scura è stato dall’incontro-dibattito organizzato al Centro Santa Marta dalla Caritas Diocesana, e dall’Ufficio per la Pastorale della Salute, guidati rispettivamente da don Rigobert Elangui e don Giovanni Piscioneri. L’ingegnere, commissario della Sanità calabrese dal 12 marzo 2015 al 18 dicembre 2018, presentando il suo libro “Calabria malata – Sanità, l’altra ndrangheta” ha evidenziato che «l’ospedale di Locri non si chiuderà mai perché è nella programmazione regionale (decreto 64/2016) ma – ha aggiunto – sicuramente non può continuare ad andare avanti così». Scusa giudica inutili raccolte di firme e manifestazioni di protesta ed ha invitato tutti a rimboccarsi le maniche «per risolvere il problema». Basta vittimismo e basta addossare le responsabilità agli altri. «Occorre – ha detto – individuare i veri responsabili dello sfascio e fuoriuscire dal furbesco comportamento di cercare responsabilità in altri». Secondo Scura «nel periodo 2015/2018, per quanto riguarda l’ospedale di Locri, tra primari, medici infermieri e operatori socio-sanitari, ho personalmente autorizzato 389 assunzioni, ma sono state assunte – ha affermato – soltanto 160 persone. Degli 11 primari autorizzati non è stato assunto nessuno, dei 51 medici ne sono stati assunti soltanto 12 più altri 3 a tempo determinato. Identica sorte hanno avuto le autorizzazioni per 141 infermieri, soltanto 53 sono stati assunti, e gli Oss: 154 autorizzati, soltanto 99 assunti».

Scura evidenzia di aver fatto acquistare tre apparecchi per le risonanze magnetiche, «di cui una per l’ospedale di Locri. Vi risulta che funzioni? Possibile che nessuno sia riuscito a montarla?».

Anche sui 14,65 milioni di euro per ristrutturare l’ospedale, la famosa “greca”, Scura afferma di essersi «impegnato a recuperarli e invitato i dirigenti dell’Asp di Reggio Calabria a darsi una mossa perché altrimenti la Cassa depositi e prestiti li avrebbe chiesti indietro».

Non ha però spiegato come mai non sia intervenuto per correggere le inadempienze dei dirigenti dell’Asp e in generale della sanità calabrese. Scura ha affermato che occorre cambiare «il sistema Locri e il sistema Calabria, che determina, all’interno del territorio e all’interno dell’ospedale, un clima non appetibile, che scoraggia i medici e gli infermieri dallo scegliere di venire a lavorare qui».

Scura ha anche replicato al sindaco di Locri Giovani Calabrese, non presente all’incontro, che lo aveva contestato ricordando di avergli detto: «Parli proprio tu che sei a capo del comune più assenteista d’Italia».

Nel dibattito diversi sono stati gli interventi di dirigenti medici ed ex dirigenti dell’Azienda sanitaria che sostanzialmente hanno chiesto a Scura, che non ha risposto, come mai non sia intervenuto con determinazione per correggere le inadempienze e le distorsioni comportamentali dei vertici dell’Asp reggina.

PINO LOMBARDO

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