2 Dicembre 2020

Studiosi, critici e storici le avrebbero riscontrate nei documenti della famiglia

Dopo la mostra documentaria di poco tempo fa, sul pittore bivongese del ‘700 napoletano, Tommaso Martini, discepolo di Francesco Solimena curata dall’associazione Am international e la fondazione Elio Furina non si sono spenti i mugugni di studiosi, critici e storici su molte lacune riscontrate nei documenti della famiglia Martini sia sull’attribuzione delle opere presentate.

Ricordiamo che il pittore era stato tolto dall’oblio nel 1991 da Franco Ernesto con la pubblicazione della monografia “Tommaso Martini, pittore bivongese del ‘700” e in chiesa dov’é sepolto una lapide lo ricorda mentre rimane una via e un vico che delimitano la casa dell’illustre bivongese.

Furina si è avvalso del professore Armando Brissoni per curare il testo critico su Martini e,

grazie al contributo concesso dalla Regione Calabria, a pubblicare anche una monografia (International AM Edizioni).

Ripercorrendo quanto esposto nella mostra, Furina e Brissoni attestano la presenza di più ceppi Martini a Bivongi quando, documenti prodotti dagli storici descrivono solo quella di Francesco Bruno Martini. Furina, addirittura, afferma che il padre di “Tomaso Martino o Tomaso Martini” sposò Coniglio Carafina di 13 anni (mentre, come attestato nell’atto dei matrimoni conservato nell’archivio parrocchiale, la moglie era Lucia Baldari). E, ancora, secondo il documento presentato da Brissoni che, Francesco Martini concepisce la prima figlia, Caterina Domenica, un anno dopo il matrimonio e il pittore, quando aveva circa 60 anni. Furina, poi, pone un interrogativo sulla nascita del pittore, evidente che non ha tenuto conto di quanto riportato nel Catasto onciario di Bivongi, stilato nel 1745, perché interrogato dalla commissione dichiarò l’età di anni 55. Al di là di tutto, per Brissoni e Furina l’atto di morte con la famiglia Martini, registrato e conservato nell’archivio parrocchiale, sicuramente è carta straccia.

Certo, non è la famiglia o l’età che interessa tanto ma, la valenza del pittore. La sua arte. Purtroppo, la mostra e la monografia non danno vigore alla figura di Martini ma, creano solo confusione.

Esperti hanno osservato le opere esposte nella mostra, riprodotte su gigantografie, additando e criticando i ritratti del vicerè di Napoli, conte Harrak e la moglie, per l’attribuzione a Martini mentre sono di scuola francese. Un falso verificato da studiosi visitando il sito internet della galleria Harrak.

Poi, non si capisce perché Brissoni attribuisca a Martini la tela della Madonna Mamma Nostra quando, nell’Archivo di Stato di Catanzaro, esiste un documento nel libro dei conti della cappella di questa Madonna, in cui è specificato che l’autrice del dipinto è Mariangela De Matteis, figlia di Paolo contemporaneo di Martini. Giorgio Metastasio, esperto d’arte e di storia locale, intervenendo al convegno tra l’altro ha detto, <<Ho invitato inoltre a valutare con cautela la forzata attribuzione del quadro di Mamma Nostra a Martini,dopo il ritrovamento del documento di attribuzione a Mariangela De Matteis. Ho suggerito un’indagine diagnostica del quadro per avere risposte precise>>. 

Purtroppo, si ripetono gravi errori come quelli nel convegno “Artisti minori del ‘700 in Calabria e Piemonte” tenutosi a Torino nel 2008 in cui si attribuì un dipinto di Mattia Preti a Martini (visibile sul sito utopiecalabresi.blogspot.it)

Studiosi e critici sottolineano che è galoppante il filone sul Martini e per il pittore potrebbe essere un bene se ci fosse un lavoro serio. Purtroppo, sembra si voglia sfruttare la sua figura per ottenere solo “oboli”. Additata è la Regione Calabria, perché dovrebbe creare una commissione di esperti per valutare cosa finanzia. Ancor più grave, e non è la prima volta, trovare poi in vendita nelle cartolerie o nei tabaccai i libri editati con i contributi regionali e per giunta senza il prezzo di copertina, cosa illegale.

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