GRATTERI E NICASO RACCONTANO GLI ‘NDRANGHETISTI DEL TERZO MILLENNIO

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Il diciassettesimo libro scritto a quattro mani, “La rete degli invisibili”, è incentrato sull’evoluzione delle cosche nell’era digitale. Meno sangue e più trame sommerse. L’arma più pericolosa? La corruzione che consente di infiltrarsi nelle istituzioni e nell’economia legale

«È un libro che cerca di raccontare la forza e la debolezza della ‘ndrangheta. La capacità di relazione è uno dei punti di forza. Oggi, grazie a professionisti senza scrupoli, il denaro della ‘ndrangheta entra con una facilità impressionante nell’economia legale. Ma si avvertono anche preoccupanti scricchiolii. Sono i figli e le figlie dei boss che hanno deciso di saltare il fosso. È un segnale importante che non deve essere sottovalutato. Se chi combatte le mafie oggi sentisse anche il sostegno delle forze politiche quegli scricchiolii potrebbero trasformarsi in una valanga». Con queste parole Antonio Nicaso, docente universitario in Canada, giornalista e saggista, descrive l’ultimo libro scritto a quattro mani con il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri. Questa è l’opera numero 17 e si intitola “La rete degli invisibili” (Mondadori). La presentazione ufficiale è in programma a Roma per il prossimo 28 novembre. Il libro preannuncia un sapore tutto nuovo rispetto ai precedenti. Non molla il bandolo di una matassa che Gratteri e Nicaso hanno afferrato sin dagli inizi del nuovo millennio – descrivere il fenomeno della ‘ndrangheta, mettere ordine nella storia dell’organizzazione criminale più potente al mondo – ma in questo caso spalanca le porte (e in alcuni casi anche gli armadi) delle cosche nell’era digitale. «Come sono fatti gli ‘ndranghetisti del terzo millennio? Come vivono? Come si vestono? Come gestiscono i loro affari? Come si riconoscono?». Il terzo millennio mantiene vecchi istinti, come quello di adattarsi al nuovo mantenendo un basso profilo, ma è anche il tempo delle nuove generazioni. E sono loro, i giovani rampolli, come anticipa il professore Nicaso, che «decidono – o convincono i padri – a collaborare con la giustizia, le mogli e le figlie che si ribellano e gli affiliati che non hanno più paura di esibire pubblicamente la loro omosessualità», scrivono su Mondadori. È cambiata la ‘ndrangheta ma è cambiata anche la lotta alla ‘ndrangheta. Nel vecchio monolite si è inserito un cuneo che sta creando crepe importanti. La lotta tocca, oggi, il suo punto più alto. Da un lato le cosche sempre più legate ai centri potere economico, politico e finanziario, con la massoneria deviata, con il narcotraffico, con il “deep web” e con i social network. Meno sangue, più trame sommerse. L’arma a più alto potenziale è la corruzione che consente l’infiltrazione nelle istituzioni e nell’economia legale. I due autori descrivono i boss dell’era digitale e della globalizzazione «inclini al basso profilo e ostili ai gesti eclatanti e alle clamorose dimostrazioni di forza, ma attivamente impegnati nello spietato governo del territorio, nella corruzione e infiltrazione delle istituzioni e dell’economia legale e nel soddisfare la “domanda di mafia” legata alla globalizzazione e alla creazione di un unico mercato mondiale, dove imprenditori e operatori economici, in Italia e all’estero, chiedono alla criminalità beni e servizi necessari per abbattere i costi di produzione, elevare i margini di profitto e acquisire competitività», è scritto nella presentazione della casa editrice. Ma l’onda d’urto, in senso contrario, non è avvertita meno. Dai giovani rampolli che si ribellano, alle operazioni che stanno decapitando le grandi famiglie di mafia. «Quella contro la ‘ndrangheta – concludono gli autori – è una battaglia che è possibile vincere, ponendo mano ai codici nella speranza di trovare una forte convergenza politica su una battaglia di civiltà. Contro mafie e corruzione, due mali endemici che costituiscono una zavorra e una gravissima minaccia sul presente e sul futuro del nostro Paese». In attesa che chi combatte le mafie ottenga quel sostegno delle forze politiche capace di creare una valanga.

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