IMELDA, TRE CONDANNE DEFINITIVE ED UNA ANNULLATA. PER L’ACCUSA IL “CARTELLO” AVEVA LA TESTA NELLA LOCRIDE E NELLA PIANA.

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Tre condanne definitive e un annullamento con rinvio alla Corte d’appello di Reggio Calabria. Così ha deciso la Corte di Cassazione nella serata di ieri, in merito ai ricorsi presentati da quattro narcos finiti nella maxioperazione della Dda denominata “Imelda”.

Diventano definitive le condanne di Bruno Pizzata, 28 anni, Antonio Ascone, 28 anni, e Sergio Carretta, 13 anni e mezzo. Servirà un altro processo di secondo grado davanti alla Corte d’appello di Reggio Calabria, invece, per Sebastiano Rechichi, difeso dall’avvocato Domenico Putrino (che difende anche Ascone), condannato nel primo appello a 7 anni di reclusione dopo l’assoluzione in primo grado.

Un cartello di narcos con la testa nella Locride e nella Piana di Gioia Tauro e la capacità di introdurre dall’America Latina ingenti quantitativi di stupefacente. Questo è il procedimento “Imelda”, su inchiesta della procura antimafia di Reggio Calabria.

Dopo tre anni di indagini, la Guardia di Finanza aveva sgominato l’organizzazione di narcos capeggiata da autorevoli esponenti della ‘ndrangheta. Gli inquirenti avevano svelato una pericolosa holding criminale che muoveva ingenti carichi di cocaina proveniente dal Sud America. L’importanza dell’operazione, che si è avvalsa del fondamentale ruolo di coordinamento della Procura nazionale antimafia e della Direzione centrale dei servizi antidroga, è testimoniata non soltanto dai rilevanti carichi di droga sequestrati nel corso della lunga fase di indagine da parte delle Fiamme Gialle. Gli investigatori sono riusciti a colpire al cuore un’organizzazione di livello internazionale.

I clan di San Luca e le famiglie di Rosarno, secondo quanto dimostrato nell’inchiesta e nei tre gradi di giudizio, si erano coalizzati per assicurarsi l’apertura di nuovi canali di approvvigionamento di stupefacente. Un’inchiesta importante che, nella serata di ieri, ha concluso il suo iter processuale con la conferma per tre dei quattro imputati che avevano impugnato la sentenza d’appello, ricorrendo in Cassazione. Condanne, pesanti, divenute definitive, tranne che per Rechichi per il quale si renderà necessario un appello bis.

«Per la posizione di Bruno Pizzata – hanno dichiarato i legali dell’imputato, gli avvocati Gianni Russano e Luca Cianferoni – questa sentenza permette di riconsiderare una stagione processuale nella quale, per lo stesso arco temporale, il signor Pizzata ha subito tre processi sostanzialmente per il medesimo reato (e due sono ancora in corso). Stiamo predisponendo l’incidente di esecuzione per continuazione tra i reati come ipotesi, ove non venga riscontrato bis in idem che pure chiederemo non appena depositate le motivazioni».

Verdetto confermato per Bruno Pizzata, Antonio Ascone e Sergio Carretta

 

Fonte: Francesco Altomonte (Gazzetta del Sud)

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