LA “BACINELLA” DELLE ‘NDRINE APPRODA IN CASSAZIONE

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Sotto i riflettori gli affari dei Commisso di Siderno

Il processo “Bacinella” approda in Cassazione. In questi giorni è stato notificato l’avviso di fissazione dell’udienza penale che si terrà il 27 gennaio 2020 davanti ai giudici della V sezione della Suprema Corte per la discussione dei ricorsi presentati dai legali degli 10 imputati giudicati nel troncone dell’abbreviato e condannati a complessivi 40 anni di reclusione.

L’accusa, sostenuta dalla Procura antimafia reggina, contesta agli imputati, a vario titolo e con modalità differenti, reati che vanno dall’associazione per delinquere di stampo mafioso all’esercizio abusivo di attività finanziarie, passando per tentata estorsione aggravata, usura aggravata ed altro.

Nell’interesse degli imputati hanno presentato ricorso gli avvocati Giuseppe Belcastro, Giuseppe Calderazzo, Francesco Staltari, Francesco Commisso, Sandro Furfaro, Antonio Speziale, Rocco Guttà, Maria Costa e Angelica Commisso.

L’inchiesta è stata eseguita dalla Guardia di Finanza del Gruppo di Locri e dello Scico di Roma, coadiuvata dal personale del Comando provinciale di Reggio Calabria delle Fiamme gialle, che ha ritenuto di aver individuato una sistema, denominato “bacinella”, che sarebbe una cassa comune dove si raccoglieva denaro, in parte proveniente da una presunta consorteria criminosa di Siderno, che successivamente veniva prestato attraverso l’esercizio abusivo del credito e con tassi usurai, che sarebbero stati individuati nel 10% mensile.

Nella sentenza d’appello, emessa il 17 gennaio 2018, si evidenzia, tra l’altro, che «l’indagine ha consentito di svelare “un autentico “sistema illecito” che, organizzata da un sodale, gestisce e “investe” la “cassa comune” associativa rappresentata dal denaro consegnato dagli altri associati ed in particolare dai vertici della citata ‘ndrina di Donisi. Sistema che – si legge ancora – ha poi determinato la tipica catena di “ramificazioni illecite” perché alcuni dei debitori, non riuscendo a far fronte al loro debito, per l’esosità degli interessi richiesti, e, quindi, per cercare di estinguerlo, diventano complici del sistema concorrendo a individuare nuovi clienti/debitori secondo la tipica “spirale illecita” del tutto ricorrente nelle realizzazioni del delitto di usura “di tipologia verificativa” analoga all’erogazione illecita del credito quale reato tipico della “bacinella”».

La genesi del procedimento “Bacinella”, secondo quanto sostenuto dalla Dda, è autonoma e si colloca nello stesso arco temporale delle maxi-operazioni antimafia “Crimine” e “Recupero – Bene comune”. «La particolarità della vicenda in esame – hanno scritto in definitiva i giudici reggini – è data dalla circostanza che l’operare della cosca è stato colto sull’atto del compimento del delitto “fine e strumento” che, di totale appannaggio nell’indicata zona territoriale della predetta cosca (quella denominata Commisso), si identifica nella sistematica pratica dell’usura e dell’esercizio abusivo del credito sotto forma di autentica “struttura organizzata” del tutto appunto finanziata, gestita e controllata dai vertici della compagine in esame ed in particolare dai vertici della ‘ndrina di contrada Donisi quale fedele “costola associativa” della menzionata associazione mafiosa Commisso».

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