Mar. Mag 18th, 2021

Sono chiamati a rispondere, tra gli altri reati, di associazione di tipo mafioso, estorsione, danneggiamento, illecita concorrenza e usura «Non ti devi permettere di fare tombe a clienti miei, il cimitero è casa mia e non casa tua….»

La Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria ha chiuso le indagini preliminari nei confronti di 22 indagati, relative all’operazione “Riscatto – Mille e una notte” scattata nell’agosto scorso a seguito di richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, diretta dal dott. Giovanni Bombardieri. L’inchiesta concentra gli esiti di due indagini, “Riscatto” dei Carabinieri, e “Mille e una notte” della Guardia di Finanza, eseguite a conclusione delle indagini coordinate dal procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo e dai sostituti Giovanni Calamita e Diego Capece Minutolo, che hanno permesso di ricostruire l’operatività di gruppi criminali facenti capo alla storica cosca locrese dei Cordì, ai cui affiliati vengono contestati, a vario titolo, i reati di associazione mafiosa, estorsione, danneggiamento seguito da incendio, illecita concorrenza con minaccia o violenza, trasferimento fraudolento di valori, detenzione e porto in luogo pubblico di armi, con l’aggravante di aver agito per favorire gli interessi della ‘ndrangheta.

Nell’ambito dell’attività investigativa è emerso che sugli appalti pubblici le ‘ndrine pretendevano una tangente del 3% del valore dell’opera in corso di realizzazione. Tra le condotte estorsive che si è ritenuto di aver documentato c’è anche quella nei confronti di un imprenditore edile che si era aggiudicato alcuni lavori pubblici al quale alcuni esponenti del clan Cordì avrebbero chiesto il pagamento di 18 mila euro in tre rate da 6 mila euro pari al 3% «per mettersi a posto». Alcuni mesi dopo l’imprenditore riceveva la richiesta di “incontri riservati” fino a quando, nel luglio del 2018, veniva avvicinato in un bar di Locri dove gli veniva chiesto il pagamento per “regolarizzarsi”. Altri commercianti sarebbero stati vessati per anni con richieste di “pizzo” versato in forme di “regalie” e “dazioni di soldi” a partire dal 2006 e fino al 2012 fino a quando le difficoltà economiche lo hanno costretto a cessare l’attività.

Una parte dell’attività investigativa avrebbe consentito di far luce sugli interessi nel cimitero di Locri dove, tra l’altro, nell’aprile del 2018 uno dei componenti della famiglia “Alì” si sarebbe rivolto a un imprenditore che stava effettuando lavori di muratura su alcune tombe per conto di privati cittadini, intimandogli di non permettersi più di lavorare in quel posto e di sottrargli clienti e gli avrebbe detto: «Non ti devi permettere di fare tombe a clienti miei, il cimitero è casa mia e non casa tua. E diglielo a questi altri quattro mastri di m…».

Le indagini, anche di natura tecnica hanno permesso di svelare un consistente controllo del territorio esercitato mediante la propria forza intimidatrice da una fitta rete di associati ed affiliati, con soggetti che avrebbero garantito ogni forma di protezione e la “risoluzione di controversie” sia di natura personale, sia in ordine a ogni tipo di interesse economico. E un indagato avrebbe prestato denaro contante a soggetti in condizioni di difficoltà, pretendendo da questi rate mensili gravate da interessi fissati nel tasso del 30%.

Verso l’udienza preliminare

I ventidue indagati coinvolti nell’operazione “Riscatto – Mille e una notte”: Vasile Iulian Albatoae iCosimo Alì Gianfranco Alì Guido Brusaferri Antonio Cordì (cl. 97) Cesare Antonio Cordì Domenico Cordì (cl. 1979) Domenico Cordì (cl. 1991) Vincenzo Cordì (cl. 1957) Salvatore Dieni Teresa Giorgi Emmanuel Micale Fabio Modafferi Giuseppe Ripepi Bruno Zucco (cl. 1968) Gerardo Zucco Antonio Alì Giorgio Alì Cosmin Avasiloiei Cristina Nauman Elis Lamer Nauman Domenico Schirripa

FONTE: ROCCO MUSCARI (GAZZETTA DEL SUD)

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