2 Dicembre 2020

La circostanza sarebbe emersa da alcuni colloqui del capoclan vibonese Pantaleone “Scarpuni” intercettati in carcere. La vicinanza di Libera, dei parlamentari dell’Antimafia Morra e Ferro e del Fsp

L’associazione Libera esprime solidarietà al magistrato Marisa Manzini dopo le minacce che, secondo una notizia riportata ieri dal quotidiano Gazzetta del Sud, il boss Pantaleone Mancuso, alias “Scarpuni”, le avrebbe rivolto. La circostanza sarebbe emersa da alcuni colloqui intercettati in carcere. «Alla dottoressa Manzini, ora impegnata nel delicato ruolo di consulente della Commissione Parlamentare antimafia, intendiamo esprimere – si legge in un comunicato – la solidarietà e la vicinanza dell’intera rete di Libera Calabria, consapevoli che essere solidali, come ci ha insegnato Giovanni Paolo II nella sua Enciclica Sollicitudo rei socialis, “non è un sentimento di vaga compassione o di superficiale intenerimento per i mali di tante persone, vicine o lontane. Al contrario, è la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune: ossia per il bene di tutti e di ciascuno perché tutti siamo veramente responsabili di tutti”. In tal senso, vogliamo rinnovare il nostro fermo e deciso impegno, invitando tutti i componenti della società civile calabrese a fare altrettanto, a fronteggiare la ‘ndrangheta, vero male endemico della nostra terra di Calabria. Dinanzi a chi, come Pantaleone Mancuso, vuole imporre la legge della violenza e del silenzio, è indispensabile – scrive Libera – opporre la forza evocativa della denuncia che rompe il guscio dell’omertà e della paura messa in atto dalla ‘ndrangheta. Della rinuncia ad ogni forma di corruzione, di collusione e di connivenze provocate da hoc per loschi fini di ingiusti profitti e di signoria territoriale».
Il presidente della commissione parlamentare Antimafia Nicola Morra ha espresso preoccupazione per l’episodio: «La dottoressa Manzini è un magistrato che lotta in prima linea contro la ‘ndrangheta. Sottoposta a protezione proprio per il suo impegno a difesa delle leggi dello Stato democratico che continua anche in Commissione Antimafia. La dottoressa Manzini, oggetto anche di vili attacchi politici, rischia da anni la vita. Pantaleone Mancuso, alias “Scarpuni”, capo dell’omonima cosca di Limbadi, in provincia di Vibo Valentia, non solo l’ha già minacciata durante un precedente dibattimento, ma continua a farlo dal carcere, imputando al magistrato la morte della moglie che aveva cominciato a collaborare, per poi volere tornare a casa Mancuso e dopo un mese essere trovata suicida per “aver ingerito” acido muriatico. Sono preoccupato. Mi auguro – conclude Morra – che venga assicurata tutta la necessaria protezione ad un magistrato coraggioso cui, come tanti suoi colleghi, va la mia stima e solidarietà».
Anche il segretario della Commissione parlamentare antimafia Wanda Ferro (FdI) esprime vicinanza al magistrato: «Dopo il “fai silenzio ca parrasti assai” rivolto in udienza al pm da “Scarpuni”, i colloqui con i familiari intercettati in carcere hanno evidenziato – scrive Ferro – quanto siano forti il rancore e la sete di vendetta del boss nei confronti del procuratore che ha sostenuto l’accusa contro la cosca di Limbadi. Frasi che sono certa non intimidiranno il procuratore Manzini, che anzi dalle minacce di Mancuso ha trovato spunto per scrivere un libro che sta diffondendo soprattutto nelle scuole calabresi, nella consapevolezza che per contrastare la mafia è necessario combattere la paura che spinge al silenzio, ma anche l’indifferenza di chi pensa che certi fenomeni non tocchino la propria quotidianità, e la connivenza di chi pensa di ottenere dalle cosche delle scorciatoie per la realizzazione dei propri obiettivi». Ferro si dice «convinta che le minacce di Pantaleone Mancuso siano la prova di una disperata debolezza nei confronti di chi rappresenta lo Stato tenendo la schiena dritta. Chi fonda il proprio potere sulla paura e sull’omertà è disarmato di fronte alla determinazione di uomini e donne che non si piegano, e che sono anzi capaci di trasmettere alla società un messaggio di fiducia nella possibilità di battere il potere mafioso, attraverso la responsabilità, il coraggio di parlare e di denunciare, la fermezza nel sapere da quale parte stare nelle scelte di ogni giorno».
Vicinanza anche dal segretario nazionale della Fsp, la Federazione Sindacale di Polizia, Giuseppe Brugnano: «Il magistrato Marisa Manzini non rimarrà mai sola. La Calabria onesta, quella fatta di tanta gente per bene, sarà sempre schierata al suo fianco, riconoscendole un impegno costante nella lotta alla ‘ndrangheta. Siamo pronti a sostenere l’operato di Marisa Manzini in ogni modo – ha aggiunto Brugnano – perché consapevoli che il suo operato ha consentito di minare dalle fondamenta il potere delle cosche in Calabria e nel Vibonese in particolare. Le parole di Mancuso non fanno paura, perché siamo consapevoli che in Calabria è in atto una reazione corale contro la malavita organizzata che non potrà essere fermata da alcuno. Siamo noi a rivolgerci a Mancuso con forza: “Statti cittu ca parrasti assai”».

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