‘NDRANGHETA CONNECTION: TANTI SCELGONO L’ABBREVIATO

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Il rito abbreviato è la scelta preponderante per gli indagati del maxiprocesso “European ‘ndrangheta connection – Pollino”, nell’ambito del quale la Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria ha chiesto il rinvio a giudizio per reati che vanno dall’associazione mafiosa a reati in materia di narcotraffico ed altro.

All’udienza preliminare che si sta svolgendo nell’aula bunker del Tribunale di Reggio, infatti, la maggior parte dei 57 indagati, ha optato, o sta per farlo, per il rito alternativo che in caso di condanna consente di ottenere uno sconto di pena pari ad un terzo. In ogni caso la scelta definitiva del rito può essere comunicata entro l’udienza del 19 novembre, data in cui il gup distrettuale Natalia Catena ha fissato la discussione dell’udienza preliminare per decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio, che eventualmente si terrà in ordinario davanti al tribunale di Locri, competente per territorio.

Sul procedimento, intanto, sono piombate le dichiarazioni di Fabio Giulio Rubino, il 35enne di Caserta che ha iniziato un percorso collaborativo con i magistrati della Dda reggina, e che ha sottolineato l’intenzione di «raccontare fatti ulteriori rispetto a quelli per cui sono stato arrestato». Il narrato di Rubino è in gran parte omissato, ma negli stralci depositati dalla Procura antimafia reggina emerge un quadro di relazioni tra asseriti gruppi campani con gruppi calabresi, in particolare, di San Luca nella Locride, come nel caso dei Pelle-Vottar, “Romeo e Giorg”.

Tra le dichiarazioni presenti nel verbale del 17 settembre scorso, Giulio Fabio Rubino, con riferimento ad un soggetto ritratto in una foto presente in un fascicolo formato dagli inquirenti, ha detto: «È quel soggetto di Gioiosa Jonica di cui ho riferito, di nome Maurizio o Michele, che diceva di avere a disposizione una squadra di sub per attaccare e saldare droga sotto le navi in Colombia, custodita in siluri, e poi per dissaldare i carichi in Italia, riferiva di disporre anche di un veliero per il trasporto di droga. Aveva una casa in ristrutturazione a Gioiosa Jonica, dove l’ho incontrato 2-3 volte, di cui una volta, insieme con la compagna e i suoi familiari. L’ho incontrato pure a Napoli».

ROCCO MUSCARI

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