Ven. Mag 7th, 2021

“Durissime” le richieste di condanna invocate dal procuratore aggiunto di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo nell’ambito del processo “Breakfast”. Al termine della propria requisitoria, durata ben tre udienze, l’accusa ha chiesto al Tribunale di Reggio Calabria, presieduto da Natina Pratticò: quattro anni e sei mesi di reclusione per Claudio Scajola, ex ministro dell’Interno e attuale sindaco di Imperia.

 

Una richiesta che, però ha registrato da parte dell’accusa l’esclusione dell’aggravante mafiosa, contestata sia nelle indagini preliminari che durante tutto il processo fino ad oggi. Sul punto il pm Lombardo ha dichiarato “che in riferimento all’aggravante per Scajola manca il raggiungimento della prova”, ma che comunque “rimane la traccia di un quadro che, riferito a Scajola, ai Matacena-Rizzo, Vincenzo Speziali e Marcello Dell’Utri prevede un determinato circuito relazionale il quale va oltre l’operatività del singolo, ma dire oggi la matrice di questo circuito oggi non posso poiché non vi è stata raggiunta la prova così come la legge prevede”.

Per Chiara Rizzo, ex moglie del deputato Amedeo Matacena – ancora oggi latitante a Dubai dopo la condanna definitiva a tre anni per concorso esterno in associazione mafiosa – la pena richiesta è invece, di undici anni e sei mesi carcere. Per gli altri due imputati Martino Politi e Mariagrazia Fiordelisi, rispettivamente collaboratore ed ex segretaria dei coniugi Matacena-Rizzo il pm ha infine invocato sette anni e sei mesi di carcere ciascuno.

Tutti sono accusati di aver costituto una rete volta al favoreggiamento della latitanza di Matacena ed in particolare di aver tentato il suo trasferimento dagli Emirati Arabi al Libano. Scajola, durante tutto il dibattimento, ha sempre respinto le contestazioni mosse dalla Dda dello Stretto, affermando di essersi interessato esclusivamente per una richiesta di asilo.

 
 

Una versione che non hai mai convinto la Procura che infatti, oggi ne ha richiesto la condanna. Durante il proprio intervento il pm Lombardo ha dichiarato che “Scajola risponde di un reato gravissimo poiché è posto in relazione per un condannato per mafia. Opera e presta un aiuto in favore del Matacena consapevole che lui deve essere mantenuto operativo, che il Matacena è un soggetto inserito all’interno di una vasta attività imprenditoriale e che deve mantenere un ruolo attraverso sua moglie, Chiara Rizzo. Scajola ne è consapevole e lascia traccia di questa sua consapevolezza”.

Per il pm c’è di più: “Scajola non aiuta la Rizzo, Scajola aiuta Matacena anche attraverso il contributo che può derivare da una fittissima rete di relazioni. Egli diventa il promotore di una serie di iniziative che spesso la Rizzo condivide in una fase successiva. In questo contesto non c’è nessuna umana solidarietà verso una amica e mai e poi mai Scajola avrebbe dovuto prestare aiuto ad un latitante per mafia”.

Per l’accusa quindi è stata raggiunta la “piena prova” dei reati contestati a tutti gli imputati. Scajola, però è l’unico a non essere accusato del reato di intestazione fittizia di beni”.

Questo capo di imputazione è contestato solo a Politi, Rizzo e Fiordelisi. Nella scorsa udienza poi il pm Lombardo ha parlato di una “sovrapponibilità” delle latitanze di Matacena e dell’ex senatore Marcello Dell’Utri, arrestato in Libano dopo un periodo di fuga nell’aprile 2014 dovuto alla condanna per concorso esterno in associazione mafiosa.

Ed in particolare ha indicato Scajola quale “promotore di una serie di iniziative. Quando hanno arrestato Dell’Utri c’è stato un problema, ma lui aveva la soluzione: trovare un lavoro a Matacena. Siamo in presenza “di un progetto criminale- ha tuonato il pm- che in quella fase storica lega Scajola e Speziali”.

Vincenzo Speziali, nipote dell’omonimo senatore, per la latitanza di Matacena ha già patteggiato la condanna a un anno di reclusione. In definitiva per il pm tutti gli imputati vanno condannati dal Tribunale poiché “nessuno ha posto in essere comportamenti non penalmente rilevanti, non scriminanti o inconsapevoli. Mi sarei aspettato di sentire qualcuno dire a Matacena: “torna in Italia e consegnati”, nessuno gliel’ha detto. Sono venuti a dirci che era una richiesta di asilo politico, ma asilo politico di cosa?, si chiede il pm. Matacena non era un perseguitato, Matacena ha avuto un giusto processo”.

Il processo “Breakfast” è stato aggiornato a lunedì prossimo, 11 novembre,  per l’inizio delle arringhe difensive. Si inizierà con l’intervento del legale Elisabetta Busuito la quale fa parte del collegio degli avvocati di Scajola.

fonte e foto : http://www.sanremonews.it

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