REGIONALI, CALLIPO SI CHIAMA FUORI ADESSO IL M5S SI RITROVA SPIAZZATO

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Si valuta il disimpegno dalla competizione. Di Maio possibilista E un gruppo di attivisti propone di convergere sul nome di Tansi
Decisivo per ogni scelta è il vertice in agenda nella Capitale entro questa settimana tra il leader e gli eletti
 

«No, grazie. Ma non vedo le condizioni necessarie per un mio impegno in prima persona». Più o meno con queste argomentazioni Pippo Callipo avrebbe chiuso le porte a una (nuova) discesa in campo per le elezioni regionali. A Paolo Parentela, coordinatore della campagna elettorale del Movimento 5 Stelle, l’imprenditore vibonese avrebbe illustrato tutti i motivi per cui diventa impraticabile la candidatura a governatore. Troppi i ritardi accumulati dai pentastellati, molteplici le indecisioni sulla linea da seguire e le alleanze da siglare. Insomma, davanti a un quadro così incerto Callipo ha deciso di fare un passo indietro gettando il M5S nel panico.

Già, perché saltata la prima opzione – per la verità non sostenuta unanimemente dai parlamentari calabresi – adesso è corsa contro il tempo per provare a salvare un progetto politico che rischia di sciogliersi come neve al sole. A Roma è scattato l’allarme rosso, tanto che la plancia di comando dei 5 Stelle è in pressing sugli eletti per individuare una soluzione utile a fare uscire il Movimento dall’angolo. Tutte le opzioni sono sul tavolo, compresa quella di non partecipare alla competizione elettorale in programma il prossimo 26 gennaio. La contrapposizione sul punto esiste ed è alimentata anche dal modesto risultato conseguito a Lamezia Terme, dove il candidato a sindaco Silvio Zizza è rimasto sotto la soglia psicologica del 5 per cento. «Che senso avrebbe fare soltanto una battaglia di testimonianza?», spiega un parlamentare calabrese di primo piano. È una linea condivisa in qualche modo anche dallo stesso Di Maio, ormai convinto che il Movimento non debba buttarsi a capofitto in nuove pericolose avventure elettorali. In questo clima il subbuglio monta e decisivo, probabilmente, sarà il confronto in programma entro questa settimana a Roma tra il capo politico e gli eletti pentastellati. L’idea di una votazione su Rousseau – che rimane sempre un’opzione sul tavolo – non convince una parte dei big più decisi a correre comunque.

Anche la base ribolle. E una fetta di attivisti preme per convergere sulla candidatura di Carlo Tansi, inviso però a una parte dei big. L’ex capo della Prociv calabrese è da tempo in campagna elettorale e nelle scorse settimane ha lanciato un appello all’unità a tutte le forze progressiste «per fermare l’avanzata della destra». E se fosse proprio lui il profilo giusto per quella candidatura civica e lontana dalla partitocrazia su cui da tempo il M5S sostiene di voler puntare? Al Nazareno, nella sede del Pd nazionale, si osserva al grande travaglio dei 5 Stelle col piglio della spettatore interessato. Tra i dem ancora si spera in un accordo last minute con i pentastellati.

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