RIACE, DECADE IL SINDACO LEGHISTA ANTONIO TRIFOLI

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Il Tribunale di Locri ha accolto il ricorso presentato dalla minoranza nel comune di Riace contro Antonio Trifoli, il sindaco leghista eletto il 26 maggio del 2018. Il primo cittadino, successore da Mimmo Lucano, ha immediatamente presentato ricorso alla sentenza di primo grado, bloccando – di fatto – l’effetto delle sentenza in atteso dei successivi gradi di giudizio. Secondo il tribunale calabrese, dunque, l’esponente della Lega era ineleggibile per via del suo lavoro da dipendente pubblico.

 

La sentenza contro Antonio Trifoli, come prevedibile, non diventa – per il momento – applicabile per via del ricorso. Ma quanto deciso arriva in seguito anche al parere del Viminale che aveva espresso perplessità sull’iter seguito dal primo cittadino di Riace nel momento della sua candidatura a sindaco dopo il decadimento di Domenico Mimmo Lucano. Il suo contratto a tempo determinato, infatti, lo avrebbe dovuto portare a licenziarsi prima di poter avviare l’iter per la sua candidatura.

 

Come già ricostruito in passato dalla minoranza nel comune di Riace, Antonio Trifoli (detto Tonino) aveva in contratto a tempo determinato del comune calabrese, come dipendente pubblico. Per poter portare avanti la sua candidatura a sindaco, avrebbe dovuto procedere con il suo licenziamento dal proprio ruolo – la sua qualifica era quella di istruttore di vigilanza di categoria C -, ma il suo  percorso non seguì questa strada.

 

Invece di licenziarsi, infatti, decise di prendersi un periodo di aspettativa – rigorosamente non retribuita – per motivi elettorali. Un frangente che, però, non era previsto nei suoi diritti lavorativi proprio per via del suo contratto di lavoro. Non era, infatti, assunto a tempo pieno. Insomma, un vizio di forma che potrebbe costare caro ad Antonio Trifoli, in attesa del secondo grado di giudizio.

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