Mar. Mag 18th, 2021

Il vicesindaco e assessore all’Ambiente Raffaele Sainato replica alle critiche sulla situazione poco piacevole, dal punto di vista ambientale ed igienico-sanitario, in cui versa l’esterno del nosocomio locrese a seguito dell’avvio della raccolta differenziata. Secondo Sainato, la zona di passaggio per dipendenti e pubblico all’interno del perimetro dell’ospedale di Locri, che ospita i cassonetti per la raccolta differenziata, «non è stata individuata dall’Amministrazione comunale, che aveva indicato un’area nella parte più alta e dunque più lontana ed isolata. Quella zona – sottolinea l’assessore – è un’area discrezionalmente individuata e concessa unilateralmente dall’ambito dirigenziale del nosocomio». Fatta questa precisazione l’assessore sottolinea che è «assurda la procedura di conferimento eseguita dagli addetti ai lavori (dipendenti e dirigenti amministrativi) e acquisita ormai come prassi ma contraria ad ogni direttiva comunale» Secondo Sainato gli addetti ai lavori «prima di denunciare gli accumuli di rifiuti dovrebbero vigilare sulle proprie modalità di conferimento. Se esiste un calendario, dovere civico e coscienza ne dovrebbero imporrebbe il rispetto. Un’attenzione di buon senso e di educazione civile, ancor più doverosa poiché promanante da un luogo adibito all’esercizio di un servizio pubblico essenziale, costituzionalmente garantito all’art. 32 Costituzione».

Sainato, sottolineando che le frazioni dell’umido e dell’indifferenziato evidenzia che «l’esposizione per giorni, sotto il sole e la pioggia, di materiale di scarto organico è vietata da regolamento comunale ed è passibile di sanzioni. Le regole, in un paese democratico e civile – continua – sono stabilite per far funzionare le cose, prevenire situazioni di pericolo pubblico e soprattutto devono valere per tutti. Ospedali compresi».

Sainato afferma che una soluzione «può giungere soltanto dall’adeguamento alle regole stabilite nell’interesse di tutti: conferire seguendo il calendario, rispettare l’orario di esposizione e concedere un luogo non di pubblico passaggio (quindi non vicino alla farmacia, alla cucina, agli uffici, al laboratorio analisi)». E avverte che «l’impunito perpetrarsi di tale atteggiamento, diviene ancora più grave per la palesata consapevolezza di pericolo all’incolumità all’igiene pubblica che dimostra lo stesso ente ospedaliero, quando prospetta la diffusione di possibili rischi ed infezioni a causa del richiamo, da parte dei cumuli di rifiuti in fermentazione e putrefazione, di scarafaggi e topi dalle vicine zone di campagna».

L’assessore suggerisce quindi alla dirigenza dell’ospedale che, qualora, per esigenze particolari si volesse potenziare ulteriormente il servizio di raccolta «potrebbe stipulare convenzioni private con ditte preposte a tali raccolte speciali». Ma a chi «punta il dito sulla correttezza e trasparenza dell’azienza chiedendo se è la stessa alla quale l’ente comunale «ha contestato e richiesto il pagamento, ancora dovuto, di 1.064.456 euro per il servizio Tari (annualità di riferimento 2013/2019) e a 2.120.514 euro per quello idrico» risponde dicendosi certo che «il giudizio sarà proprio dai cittadini che stanno dimostrando un’inimmaginabile sensibilità ambientale e una grande adesione al servizio di raccolta differenziata. Che certamente dev’essere migliorato ma che sta dimostrando di essere una scelta corretta e condivisa da tutti».

p.l.

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