UN NUOVO PENTITO PUÒ FAR TREMARE I NARCOS DI ALCUNI CLAN DELLA LOCRIDE

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Sta contribuendo a ricostruire ingenti importazioni di cocaina«Sono in grado di raccontare fatti ulteriori rispetto a quelli per cui sono stato arrestato…»

«Intendo collaborare con la giustizia e raccontare fatti ulteriori rispetto a quelli per cui sono stato arrestato». È un passaggio del verbale di interrogatorio reso davanti al pm Francesco Tedesco della Procura antimafia reggina il 28 giugno 2019 da Giulio Fabio Rubino, 35 anni, originario di Caserta, indagato nella maxioperazione “European ‘ndrangheta connection – Pollino”. Il verbale è stato acquisito, insieme a un altro reso il 17 settembre scorso, dal gup distrettuale reggino all’udienza preliminare dell’operazione “Pollino”, in atto a Reggio per una sessantina di indagati.

Una scelta collaborativa, quella del 35enne Rubino, che potrebbe incidere su diversi indagati nella maxi inchiesta eseguita dagli agenti della Squadra Mobile della Questura di Reggio Calabria con il supporto del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, nonché di quelli del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Catanzaro.

Secondo gli inquirenti Giulio Fabio Rubino, infatti, farebbe parte di un gruppo campano insieme al fratello Serafino, il quale viene considerato dagli investigatori un «esperto broker», in grado di intrattenere rapporti «de visu» con i cartelli colombiani. Mentre Giulio Fabio, per gli investigatori, avrebbe coordinato le attività in Campania e sarebbe collegato con Maria Rosaria Campagna, napoletana compagna del presunto boss originario di Catania Salvatore Cappello detto “Turi”, non indagato in “Pollino”.

Nel corso delle indagini è emerso un rapporto di stretta collaborazione tra il presunto gruppo di origine campana e alcune famiglie della Locride, attraverso il quale nel corso del tempo sarebbe stato capace di organizzare e gestire cospicue importazioni di cocaina dal Sud America.

Nella richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla Procura antimafia reggina, infatti, si contesta l’esistenza di tre gruppi denominati “Rubino-Cappello-Campagna”, “Pelle-Costadura-Romeo” e “Ietto-Marando”, che si sarebbero associati tra loro e con altri soggetti non identificati «in modo da operare insieme o comunque in modo sinergico» in un contesto internazionale di narcotraffico.

Nel verbale del 28 giugno Giulio Fabio Rubino, tra l’altro, riferisce al pm Tedesco di un soggetto calabrese di Gioiosa Jonica di nome «Michele o Maurizio» al quale «la signora Maria procurò 500 kg di marijuana proveniente dall’Olanda fatta arrivare a Gioiosa Jonica tramite un’ambulanza privata partita da Napoli diretta a Gioiosa: la ditta è gestita da persone di Torre Annunziata. Non so quale cifra dovesse fruttare».

Nel verbale si legge ancora: «Mio fratello si occupava di stupefacenti già dal 2010: trattava cocaina e per questo fu destinatario di ordinanza, alla quale si sottrasse avendo il timore di essere arrestato». Ancora oltre il 35enne riferisce: «Mio fratello aveva incarico libero sulla quantità e sul prezzo: l’acquisto era a credito, e la garanzia era la persona fisica di mio fratello».

Nel verbale reso il 17 settembre, questa volta al sostituto procuratore Simona Ferraiuolo, della Dda reggina, il 35enne Rubino ripercorre i rapporti con i propri congiunti, quindi di un viaggio che avrebbe effettuato in Colombia per trovare il fratello: «Io portai i soldi a Serafino in Colombia, nascondendoli addosso a me, ma l’operazione di esportazione di cocaina non andò a buon fine e la Campagna pretese la restituzione dei soldi dati, che riuscì ad ottenere tramite G.B.».

Nel secondo verbale gli viene posto in visione un fascicolo fotografico redatto dal Goa della Guardia di Finanza di Catanzaro, nel quale Rubino riconosce una serie di persone, alcune campane, altre calabresi. Tra questi ultimi alcuni degli indagati di “Pollino” originari di San Luca.

ROCCO MUSCARI (Gazzetta del Sud)

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