Mer. Mar 3rd, 2021

Il primo cittadino, Giovanni Siclari, fratello del senatore di Forza Italia Marco, catturato durante i lavori delle commissioni consiliari. Il manager della Caronte è Nino Repaci. In arrivo altre misure cautelari. Al centro dell’indagine della procura di Reggio Calabria l’utilizzo dei piazzali davanti agli imbarchi dei collegamenti fra Calabria e Sicilia.

Appalti pubblici aggiustati, telecomandati, per favorire sempre e solo la holding internazionale padrona del traghettamento tra Reggio Calabria e Messina. È una vera e propria bufera quella che ha travolto l’amministrazione di Villa San Giovanni e la Caronte&Tourist, società che da decenni monopolizza o quasi l’attraversamento dello Stretto di Messina e i collegamenti con le isole minori.

Nel giro di poche ore, agli arresti disposti dalla procura di Reggio Calabria sono finiti il sindaco di Villa San Giovanni, Giovanni Siclari, di Forza Italia, fratello del senatore Marco Siclari; il presidente della Caronte, Nino Repaci; l’amministratore delegato Calogero Famiani; il geometra Giancarlo Trunfio dell’Ufficio Tecnico del Comune; un vigile urbano, Vincenzo Bertuca; l’Ingegnere Francesco Morabito, capo dell’Urbanistica. Ma almeno altre sei persone sono destinatarie di provvedimenti cautelari.

Al centro delle accuse, secondo le prime indiscrezioni, la gestione dei piazzali necessari al servizio traghettamento, che Caronte avrebbe sempre gestito a proprio piacimento. Più lavori pagati con soldi pubblici, ma piegati alle esigenze della holding dei traghetti.

Nino Repaci

Le operazioni sono partite nella prima serata di ieri. Siclari, il primo cittadino di Villa San Giovanni, è stato sorpreso mentre ancora era in Comune, impegnato nei lavori di una delle commissioni consiliari. “Sindaco può seguirci un momento?” gli hanno intimato carabinieri, appena entrati in aula. Un po’ stupiti, i consiglieri hanno proseguito con la discussione e lo stesso hanno fatto quando Siclari, rientrato rapidamente in aula, ha salutato tutti accennando ad un “impegno improrogabile” ed è andato via veloce, seguito dai carabinieri.

In realtà al primo cittadino erano stati appena notificati gli arresti domiciliari per corruzione e abuso d’ufficio, mentre nelle stesse ore gli investigatori bussavano a casa dei dipendenti comunali e del patron di Caronte, Repaci.

Per Villa San Giovanni è una bufera senza precedenti, ma anche per la holding del mare l’inchiesta della procura reggina potrebbe essere una grana complicata da gestire. 

Sebbene l’amministrazione già in passato sia finita al centro di inchieste giudiziarie, che hanno messo in luce persino i fin troppo cordiali rapporti fra politici e clan, è la prima volta che nell’occhio del ciclone ci finisce insieme alla holding del traghettamento. Una presenza fisicamente, economicamente e politicamente ingombrante, che per decenni ha più o meno silenziosamente condizionato l’amministrazione cittadina.

 
Caronte, uno dei principali attori del trasporto marittimo in Italia

Con base a Villa San Giovanni da più di cinquant’anni, la Caronte, originariamente della sola famiglia Matacena, è stata lambita ma mai travolta da inchieste, non ultima quella che ha coinvolto l’ex parlamentare di Forza Italia oggi latitante a Dubai, Amedeo Matacena, uscito dall’azienda di famiglia prima che la condanna per concorso esterno in associazione mafiosa come referente politico del clan Rosmini.

Trasformata nella Caronte&Tourist dopo la fusione del 2003 con la storica rivale siciliana Tourist Ferry Boat della famiglia Franza, la holding è diventata uno dei principali attori del trasporto marittimo in Italia, con un fatturato superiore ai 200milioni l’anno.

Unica alternativa all’ormai ridotto all’osso servizio di traghettamento offerto da Rfi sulla tratta fra Villa San Giovanni e Messina, Caronte&Tourist controlla anche i collegamenti con tutte le isole minori siciliane (Eolie, Pelagie, Egadi) e Porto Empedocle.

In più, da tempo ha inaugurato la tratta Messina-Salerno. Secondo i dati ufficiali, sulle sue navi viaggiano ogni anno almeno 5milioni di passeggeri. Un volume d’affari assicurato grazie a rotte gestite quasi in regime di monopolio, ma anche – si suggerisce in ambienti investigativi – una straordinaria leva di contrattazione con la politica.
Fonte ALESSIA CANDITO ( REPUBBLICA )

SERVIZIO DI MARIA TERESA CRINITI
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