BRANCALEONE IN GINOCCHIO CHIESTO LO STATO DI CALAMITÀ

268

Serpeggia il malumore tra gli imprenditori agricoli

Con delibera 5/2019 del commissario prefettizio Isabella Giusto è stato richiesto lo stato di calamità naturale per gli eventi alluvionali del 24 novembre scorso, sul territorio del comune di Brancaleone. Nei giorni 23 e 24 novembre era stato infatti diramato dalla Protezione civile della Regione lo stato di allerta meteo con codice rosso, previsioni poi purtroppo verificatesi con violente e persistenti piogge accompagnate da forti mareggiate, che hanno provocato ingenti danni, ancora in fase di completa valutazione da parte dell’Ufficio tecnico comunale.

Toccherà adesso attendere la valutazione per quanto di competenza del presidente del Consiglio dei Ministri, del ministro dell’Interno, della Regione Calabria e della Prefettura di Reggio a cui è stata inoltrata la richiesta. È il caso di dire che continua a “piovere sul bagnato”, considerando che ancora il territorio di Brancaleone non si è ripreso dalla terribile alluvione del novembre 2015, eventi che sembrano essere stati dimenticati da una burocrazia lenta e farraginosa.

L’occasione per fare il punto sulla situazione ci viene fornita da una nota inviata da un’azienda agricola di Brancaleone, la ditta Palumbo. Nella nota viene ricordato come nonostante gli ingenti danni «Brancaleone è stato l’unico paese rimasto fuori dal riconoscimento dello stato di calamità», e di come gli imprenditori agricoli abbiamo dovuto sobbarcarsi in proprio il ripristino non solo delle loro aziende ma anche la riapertura delle vie di accesso comunali ed interpoderali verso i propri fondi. A tutto questo va aggiunta la difficoltà ad incassare i risarcimenti dei danni erogati dalla Città Metropolitana, che hanno anche subito nel corso degli anni «una prima decurtazione del 41,70 per cento dei danni subiti ed un ulteriore 58,30 per cento in fase di conclusiva». L’aspetto sicuramente più grave e oneroso per le aziende, sottolinea Palumbo, è che «ad oggi sono state pagate solo le pratiche di 9 aziende su 300». Questo stato di abbandono e precarietà è condiviso dalla totalità delle aziende agricole del posto, che hanno fortemente investito nella produzione del bergamotto. Imprenditori che, oltre a dover fare i conti con l’agguerrita concorrenza di un mercato evoluto, devono anche sopportare il silenzio e l’inoperosità degli enti pubblici. Un grido di allarme e di aiuto da una terra che ha scommesso nell’agricoltura di qualità quale unica chance di rilancio sociale ed economico.

fonte gazzetta del sud

Facebook Comments



Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.