C’ERANO I PRESUPPOSTI PER ARRESTARE NACCARI. IL RIESAME DÀ RAGIONE ALLA DDA DI REGGIO

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Sì al ricorso presentato dalla Procura contro il diniego del gip. L’ex assessore regionale è indagato nell’inchiesta “Libro nero”, che ha travolto anche il consigliere regionale di centrodestra Nicolò. La misura non sarà eseguita fino alla pronuncia della Cassazione

Le accuse contro l’ex assessore regionale Demetrio Naccari Carlizzi sono serie, le prove a riscontro solide e c’erano tutti gli elementi per disporre gli arresti domiciliari. Così ha stabilito il Tribunale del Riesame, accogliendo l’appello presentato dal pm Stefano Musolino contro l’ordinanza con cui nel luglio scorso il gip aveva negato la misura chiesta dalla Dda. Nonostante questo però Naccari, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa nell’ambito dell’inchiesta “Libro Nero”, non finirà ai domiciliari. Al riguardo dovrà prima pronunciarsi la Cassazione, cui i legali dell’ex assessore ed ex vicesindaco di Reggio Calabria, assistito da Natale Polimeni e Giuseppe Mazzetti, si preparano a rivolgersi.
All’ex assessore e vicesindaco, i magistrati della Dda contestano i fin troppo cordiali rapporti con Demetrio Tortorella, dentista con il pallino della politica, considerato vero stratega elettorale del clan Libri, al centro dell’inchiesta che ha fotografato assetti e organigramma dello storico casato mafioso di Cannavò, al pari dei loro “riservati”. Soggetti come il consigliere regionale Alessandro Nicolò e il dentista Tortorella. Un personaggio che Naccari conosceva fin troppo bene, tanto da imporgli le dimissioni dalla carica di assessore comunale, per i suoi troppo pubblici e disinvolti rapporti con Paolo Romeo e noti personaggi di ‘ndrangheta, ma che ha continuato a frequentare e consultare. Periodicamente – documentano le intercettazioni – lo ha sentito al telefono e incontrato di persona, gli ha anticipato misteriosi progetti politici, lo ha assecondato nelle iniziative. Nel 2010, qualche mese prima delle regionali, dice Tortorella intercettato, «mi ha dato il Bergamotto», cioè ne avrebbe favorito la nomina al Consorzio del bergamotto, e a detta degli investigatori questo «costituiva chiaramente la ricompensa per il sostegno fornito in occasione della campagna elettorale che era entrata nel vivo». In più, aggiunge il dentista-stratega dei Libri nel corso di un’altra conversazione «ha messo mio fratello», assunto al Comune nei primi anni Duemila e costretto da Tortorella a “pagargli il disturbo” rinunciando all’eredità dei genitori. E per lo stratega del clan Libri, Naccari era un riferimento stabile. A lui pensa di rivolgersi e spesso lo fa per ogni tipo di richieste dal posto di lavoro per il figlio Ninni, all’appoggio elettorale ad uno dei candidati alle elezioni di Motta San Giovanni. Lo interpella e sembra coinvolgerlo persino nella costruzione di un comitato referendario.
Anche in quell’occasione Naccari non si tira indietro, nonostante – ammette Tortorella – «per dire la verità, con l’amico mio di Gallico noi avevamo pensato questa cosa, di organizzare questa cosa, poi ho visto che l’ha fatto Galati a Lamezia e allora mi sono premurato a chiamarti». Tutti elementi messi insieme dalla Dda nel corso dell’indagine Libro Nero e a cui, secondo indiscrezioni, altri se ne sarebbero aggiunti dopo l’esecuzione dell’ordinanza, che adesso toccherà alla Cassazione valutare.

SERVIZIO DI NICODEMO BARILLARO
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