CERCANDO L’ASSASSINO DI “MINO” ALLA SBARRA LA ‘NDRINA DEI MUIÀ

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Un’inchiesta nata dalle indagini svolte dalla famiglia per scoprire killer e mandanti, e che ha “portato” gli investigatori oltre Oceano«Un’indagine familiare che restituiva uno spaccato di possibili moventi, tutti di tipo mafioso»

La Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria ha chiesto il rinvio a giudizio di 20 persone coinvolte, a vario titolo, nella maxioperazione “Canadian ‘Ndrangheta Connection”. Per i 20 indagati è stata già fissata la prima udienza preliminare, che si celebrerà il 28 gennaio dinanzi al gup distrettuale reggino Stefania Rachele, nell’aula bunker di Reggio Calabria. Nella maxioperazione la Dda reggina contesta una serie di reati che vanno dalla partecipazione a un’associazione per delinquere di stampo mafioso all’intestazione fittizia di beni, a reati in materia di armi.

L’inchiesta antimafia si è avvalsa dell’operato degli investigatori dello Sco e del Servizio Anticrimine della Questura di Reggio Calabria, che hanno puntato l’obiettivo su quanto stava avvenendo nella città di Siderno nell’immediatezza dell’omicidio di Carmelo Muià, detto “Mino”, ucciso la sera del 18 gennaio 2018 nella cittadina ionica. Un delitto al momento insoluto. Nel corso delle indagini su quel delitto, gli investigatori della polizia ritennero di aver individuato alcuni dei familiari del defunto Muià che hanno cercato di conoscere i motivi, gli autori, i mandanti e gli esecutori dell’agguato costato la vita al proprio congiunto. L’impegno profuso dai familiari del defunto Muià per la ricerca della verità «restituiva uno spaccato – si legge nell’informativa principale – di possibili moventi, tutti essenzialmente riconducibili a un’attività di tipo mafioso».

Nel corso delle investigazioni gli inquirenti riuscirono a monitorare alcuni prossimi congiunti del defunto Muià che nel corso del tempo «hanno maturato il convincimento che quell’agguato fosse da ricondurre a una grave azione di rivalsa» e che, per ricercare i colpevoli si sono spinti fino in Canada, dove gli inquirenti hanno individuato una “cupola” di sidernesi che avrebbe un ruolo centrale negli affari illeciti di quel Paese.

In effetti l’inchiesta della Procura Distrettuale, che si è sviluppata negli ultimi due anni, avrebbe consentito di delineare gli assetti e l’operatività della “‘ndrina Muià” collegata alla più affermata e antica consorteria dei Commisso, tradizionalmente operante a Siderno e in Canada, nonché una serie di proiezioni operative delle ‘ndrine nel Nord America che l’inchiesta ha consentito di allargare fino a nuove e interessanti conoscenze. Insomma, un’articolata struttura della ‘ndrangheta sovranazionale, sulla quale è stato possibile documentare, per la prima volta, che l’articolazione territoriale operante nel grande Stato nordamericano, riferibile alla “locale di Siderno”, è attualmente governata da un organismo abilitato a riunirsi in territorio estero e ad assumere decisioni anche con riferimento alle dinamiche criminali attualmente esistenti nel territorio calabrese.

Nell’inchiesta ha assunto un ruolo centrale anche un’intercettazione eseguita grazie a un “trojan”, un virus installato su un telefonino che ha consentito, in pratica, di “ascoltare “in diretta” gli indagati all’opera.

Rocco Muscari-Gazzetta del Sud

SERVIZIO DI NICODEMO BARILLARO
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