DA “BOSS DI MOTTICELLA” A SOGGETTO NON PERICOLOSO

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Revocata la libertà vigilata a Saverio Mollica

Saverio Mollica, presunto boss di Motticella, non è più “pericoloso”. Lo ha stabilito il magistrato di sorveglianza di Reggio Calabria che nel provvedimento depositato martedì scorso ha dichiarato «cessato lo stato di pericolosità», revocando «di conseguenza la misura di sicurezza della libertà vigilata».

Saverio Mollica, 61 anni, è stato condannato nel filone dell’abbreviato del maxiprocesso “Crimine” in primo grado a 8 anni di carcere per il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso. In sede d’appello i giudici reggini hanno riconosciuto in capo a Mollica la continuazione con la condanna subita nel processo “Tuareg” stabilendo una pena complessiva di 10 anni e 8 mesi di reclusione.

Nel marzo del 2014 Mollica era stato scarcerato dalla Corte d’appello di Reggio Calabria, per via del periodo di detenzione già scontato. Nei confronti del 61enne insisteva la misura della libertà vigilata.

Nell’interesse di Mollica l’avv. Eugenio Minniti ha chiesto la revoca della misura personale al magistrato di sorveglianza reggino, il quale ha ritenuto che «sebbene il periodo di esecuzione di misura di sicurezza non sia esente da rilievi negativi, gli stessi possano essere reputati di modesto disvalore, e considerato che il soggetto ha fatto registrare significativi progressi, sul piano dell’orientamento verso modelli di vita socialmente adeguati, testimoniati tanto dal mancato coinvolgimento in ulteriori attività illecite, quanto dalla dedizione mostrata vuoi nella cura degli affetti familiari, quanto all’attività lavorativa, che inducono di ritenere che abbia dato prova di avere rescisso i suoi legami con gli ambienti della criminalità organizzata e di avere definitivamente abbandonato modelli comportamentali improntati alla devianza».

Nell’ambito dell’indagine “Crimine” gli investigatori hanno puntato l’obiettivo contro Saverio Mollica nell’agosto del 2009, grazie a una serie di conversazioni ambientali all’interno della lavanderia “Apegreen” gestita da Giuseppe Commisso detto “il mastro”. Vi si parlava dell’interessamento da parte di Mollica a cercare di riaprire la “locale di Motticella”.

Il nome di Mollica era conosciuto alle cronache per via di un suo coinvolgimento nella “faida di Motticella”, che vide la contrapposizione tra i Mollica-Morabito e gli Scriva-Palamara-Speranza.

fonte gazzetta del sud

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