DE MASI: «’NDRANGHETISTI, CRIMINALI, CORRUTTORI E LOBBISTI NON VOTINO PER CALLIPO»

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L’appello dell’imprenditore a Reggio Calabria. «Serve una rivoluzione. Cos’altro dobbiamo vedere per incazzarci?». Il candidato governatore: «Qui per cambiare tutto, a costo della mia vita». E la ministra De Micheli si appella ai calabresi: «No alla rassegnazione»

L’invito di Nino De Masi, dal palco della sala Monteleone, nel consiglio regionale, è «caloroso». L’imprenditore si rivolge «a ‘ndranghetisti, criminali, mafiosi, padrini». E chiede loro di «non votate questa coalizione. Non ci devono citare i corrotti e i corruttori, i lobbisti». È un intervento accorato, quello di De Masi. Che si indigna per la condizione della Calabria. «Se vivessi in un posto in cui domina la criminalità organizzata – dice –, dove mancano diritti fondamentali, mi ribellerei. Non possiamo permetterci il lusso di essere apatici. Cosa altro dobbiamo vedere nella Piana e nel Reggino per essere incazzati?».
L’imprenditore antimafia spiega il motivo del proprio impegno: «Lo sto facendo perché sono innamorato della mia terra. Perché voi non vi arrabbiate? Dovreste fare una rivoluzione sociale. Questa terra cambia se voi la volete cambiare. Qualcuno critica Callipo dicendo che era con la destra e ora è con la sinistra. Ma qui destra e sinistra non c’entrano nulla perché la Calabria è stata massacrata da chi si diceva di destra e di sinistra… Qui dobbiamo scegliere tra chi ha una storia e gli altri». «A Callipo – continua De Masi – dicono: siete brave persone ma vi siete alleati col Pd. Ma il Pd di Zingaretti è quello che sta dimostrando con atti e fatti che sta cercando di cambiare e di fare pulizia, e ha l’umiltà di ammettere i propri errori. La sinistra si riappropri dell’orgoglio di essere sinistra. Riprendetevi “Bella ciao”. Se ci diamo una scrollata siamo un bel popolo».

CALLIPO: «LE COSE CAMBIERANNO» Pippo Callipo rilancia e ricorda perché si trova a Reggio Calabria a spendere il proprio nome come candidato del Pd. «De Masi mi ha fatto trovare qui stasera – dice –. Oltre a lui, è stato determinante un ragazzo di Catanzaro che mi ha chiesto di impegnarmi. È vero, avrei potuto voltarmi dall’altra parte e vivere tranquillo, ma voglio liberare la Calabria assieme a «chiunque voglia associarsi a questa rivoluzione». «Non andrò a fare politica – continua –, andrò a ottimizzare l’utilizzo dei fondi comunitari e i servizi per rendere migliore la vita di chi decide di restare in Calabria: non ho altre velleità». L’imprenditore del tonno spiega che non tratterrà deleghe, «verranno assegnate a persone di alta specializzazione e non avremo raccomandati o ingegneri che si interessano di sanità, solo meritocrazie». Il candidato lancia un appello e, sul finale, si commuove: «Invitate a partecipare al voto chi non si è espresso nelle ultime tornate. È l’occasione di cambiare, vi prometto che le cose cambieranno, a costo della mia vita».
LA MINISTRA: «NO ALLA RASSEGNAZIONE» Il ministro Paola De Micheli, nell’ultima tappa del suo tour politico e istituzionale in Calabria, ricorda l’inizio dell’amicizia con Callipo, che «nasce dalla pallavolo, perché ho avuto il privilegio di essere presidente della Lega Pallavolo per tre anni e Pippo è il presidente di una bella realtà del volley nazionale». Poi, inevitabilmente, scivola sulle speranze da offrire alla Calabria e ai calabresi, perché non si ripeta il dramma dell’emigrazione dei cervelli. Riepiloga gli investimenti in programma («23 milioni per la metroleggera sul mare a Reggio, dove le ultime 3 stazioni sono boccate da quasi tre anni, 8 milioni per sicurezza rete ferroviaria, 30 milioni rinnovo del parco autobus Calabria, interventi per le strade provinciali»). E annuncia a febbraio il primo tavolo sul sistema aeroportuale della Regione, «assieme al nuovo presidente, che spero sia Pippo», e la partenza a marzo dei lavori del Terzo megalotto della statale 106. Poi, ma dipende «da quanto tempo rimarrò ministro», sorride riferendosi alle continue “crisi” del governo giallorosa, spera di «avere il tempo per programmare l’alta velocità Salerno-Reggio Calabria». E di intendere l’impegno per il miglioramento delle infrastrutture come «strumento di lotta alla disuguaglianza. Perché non è costituzionalmente possibile che pezzo di paese civile abbia certi numeri sulla disoccupazione». Perché serve «rabbia, determinazione e passione per contrastare una deriva che tanti calabresi considerano incontrastabile». De Micheli è rimasta colpita «dai ragionamenti sull’indifferenza» sentiti nella regione. «Si pensa che la condizione della Calabria sia immutabile, ma calabresi non meritano di avere questo tipo di atteggiamento». Pensa al Pd e agli errori commessi nel passato: «Non siamo stati capaci di rappresentare le persone a cui chiedevamo di votarci. Sembrava un teatrino». Ma «il nostro bagno di umiltà del Pd è la dimostrazione di come la politica sia capace di rigenerarsi». Infine, tornando all’appello alla speranza, chiede alla platea: «L’impossibile è questione di punti di vista, che punto di vista avete voi?».

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