«FRANCO HA MANGIATO SEMPRE CON LA CARONTE»

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Per il gip, gli indizi non bastano per provare l’accusa di concorso esterno. Ma il pentito Cristiano racconta di Morabito come «uomo vicino a noi» e i suoi metodi di (mala)gestione dell’Ufficio Tecnico. Che gli amministratori non si azzardavano a contestare

Per il pentito Vincenzo Cristiano, l’ingegnere Francesco Morabito, ras dell’Ufficio Tecnico e dell’Urbanistica, era «uno vicino, che se gli chiedi si mette sempre a disposizione». Dichiarazioni riscontrate dalle indagini, che hanno persino provato un appalto telecomandata per favorire la cooperativa del cugino del boss Bertuca, ma che non hanno convinto il gip Fabiani ad avallare la richiesta di misura per concorso esterno in associazione mafiosa chiesta dai pm Walter Ignazzitto e Gianluca Gelso. Ma le parole del collaboratore servono comunque ha raccontare una prassi che ha contaminato l’amministrazione, quale che fosse la Giunta che la guidasse. «Cambiano i sindaci cambiano gli assessori però l’ingegnere Morabito non cambia mai» dice Cristiano nel corso di un interrogatorio, dando voce a quella che fuori e dentro l’amministrazione villese era una sorta di verità di Pulcinella, che tutti sapevano e nessuno raccontava.
LA VERITÀ DI PULCINELLA Ne era perfettamente a conoscenza la ‘ndrangheta e non solo le famiglie di zona. «Se gli chiedi tipo qualche gara di appalto, qualcosina te la gira … ti dice la somma urgenza, se devi fare lavorare a qualche ditta che è vicina, li fa lavorare con la somma urgenza, no … senza fare gare e cose», dice il pentito Cristiano. Rapporti che Morabito sapeva monetizzare anche in ambito politico. Da sempre nell’area di centrodestra, dopo un paio di candidature non tutte fortunate, ha scelto di agire per interposta persona, convogliando voti su questo o quel candidato.
CONCESSIONI IN CAMBIO DI VOTI «Ndavi nautri 2 supra … e poi, nautru pianu, ndu passa Franco, ora. Nci cugghimmu i voti. Quindi! – confida l’imprenditore Viglianisi al boss Pietro Siclari, interessato ad un appartamento in un palazzo appena tirato su e grazie a Morabito di un piano più alto di quello previsto da progetto – C’era nautru o postu soi (…) u cosu … dda … Messina. Iddu è sempri cu iddu … ( … ) ieu nci cugghia i voti… ma non votai a Villa ieu». Certo poi non tutti erano sempre pronti ad obbedire a bacchetta e proprio con Messina – spiega Cristiano – dopo un periodo di miele, si era arrivati ad una rottura. Tuttavia, nessuno si è mai azzardato a rimuoverlo dall’incarico.
DELEGHE INAMOVIBILI «L’unica volta che gli hanno tolto la delega è stato quando lui si è presentato con il partito Repubblicano alle Provinciali – spiega Cristiano – l’unico coraggio l’ha avuto Rocco Cassone», ma più che altro per una questione di «opportunità» aggiunge il pentito, ma «ha fatto solo una parata – sottolinea – Rocco Cassone gli ha tolto la delega in quel periodo, ma perchè lui faceva ”campagna elettorale ”, capito». La stessa – sottolineano i carabinieri in un’informativa citata fra le carte – in cui ha goduto dell’appoggio del clan Buda. Insomma, sui ben noti modi clientelari di gestire l’ufficio, non aveva da ridire. «Una persona che voleva toglierlo, proprio toglierlo è Rocco La Valle», ex sindaco anche lui.
«VADO IN PROCURA ANCHE SE MI BRUCIANO LE MACCHINE» Alla base del principale dissidio, una richiesta risarcitoria avanzata dai Bertuca e di fatto avallata da Morabito – emerge dalle indagini – facendo sparire carte e rimbalzare pratiche. «Senti quello che ti dico io, questo è Morabito non gli basta mai.. (. . .) è un porcheroso di prima categoria – diceva intercettato La Valle – non risponde alle domande che gli domando io, ma io la prossima cosa gliela mando alla Procura, glielo faccio vedere io. La deve finire con queste porcherie a costo difarmi bruciare tutte le macchine, me ne sto fottendo di lui». Insomma, che Morabito potesse contare su amicizie non proprio cristalline, sembrava non fosse un mistero per nessuno. Eppure nessuno si è mai azzardato a rimuoverlo dall’incarico. Anche durante la sospensione dovuta ad una condanna per abuso d’ufficio, sebbene formalmente assente, Morabito ha continuato a governare quel settore che per lui era fondamentale.
IL SERBATOIO POLITICO DELL’INGEGNERE Da una parte gli consentiva ampio margine di manovra politico. «Ha un serbatoio di voto politico… ( …) anche il ruolo che glielo consente di avere sto serbatoio politico. (…) il ruolo è concessioni edilizie e modifiche di tutto di più … Per tutte le cortesie che ha fatto» spiega Cristiano durante un interrogatorio. E quei voti, indirizzati alla bisogna su questo o quel candidato era una forma di potere che gli avrebbe consentito persino di essere il vero kingmaker dell’amministrazione durante la sospensione del sindaco Siclari. Dall’altra, la gestione gelosa dell’ufficio tecnico era necessaria per continuare a mantenere in piedi la “banca di favori” con cui ha legato a sé una pletora di professionisti, chiamati poi a restituire prebende e favori. O magari anche a condividere affari, come nel caso del commercialista Giovanni Scappatura, del quale secondo il collaboratore di giustizia Cristiano, l’Ingegnere Morabito sarebbe socio occulto in un’agenzia immobiliare. In più, proprio grazie al sistema ha sempre mangiato a scrocco, organizzando le proprie serate in base ai ristoratori “beneficiati” da pratiche andate a buon fine e per questo pronti a offrire pranzi e cene.
GLI “ATTI DI BENEVOLENZA” DI MORABITO Permessi, pratiche, autorizzazioni, concessioni, condoni per Morabito erano «atti di benevolenza» che dovevano essere in qualche modo retribuiti. E la riscossione doveva avvenire in fretta perché – teorizzava intercettato – «la benevolenza passa, perché se io gli faccio una concessione edilizia ad uno e magari gli spettava o non gli spettava prima che gliela rilascio, mi offre il caffè, viene, mi prende, mi porta il capretto, mi fa, e dopo che gliela rilascio, dopo un anno, due, si dimentica». In questo modo, nel corso dell’indagine l’Ingegnere ha incamerato promesse di assunzioni, sponsorizzazioni, finanziamenti, cene gratuite e anche qualche mazzetta. Ma la maggior parte del “capitale” accumulato con la sua “banca dei favori” veniva “lavato” coinvolgendo un team di professionisti di sua fiducia, pronti poi a restituire le consulenze, gli incarichi e i lavori così acquisiti.
POLPETTE, IMBARCHI E INCARICHI Un “metodo” non un episodio, secondo gli inquirenti. A cui tutti, dovevano sottostare, persino i patron della Caronte&Tourist. A partire dal presidente del cda, Nino Repaci, e dall’ad Calogero Famiani, finiti ai domiciliari per aver tentato di aggiustare proprio con questo metodo lavori tutto fuorché legittimi nel piazzale “Villa Agip”, dove la holding del mare ha piazzato i telepass e la nuova biglietteria senza uno straccio di autorizzazione. Ma dalle conversazioni intercettate, il rapporto fra Morabito e Caronte&Tourist sembra di lunga data. «Franco ha mangiato sempre con la Caronte, quello che c’era – dice l’imprenditore Giovanni Alati – appena gli portavano un progetto Franco glielo fa passare prima del tempo. Tutto quello che vuole ha tutto! Quelli mandano il maggiordomo con i soldi (dialettale: ca pila) là e gli da le polpette». E dalla sua prospettiva, anche il pentito Cristiano lo conferma «aveva buoni rapporti col dottore Repaci infatti qualcuno l’ha fatto pure imbarcare così sempre» dice. E poi aggiunge «pure lui Franco raccomandava le persone per farle assumere non in maniera definitiva però assumere alla Caronte». Tutte circostanze ancora da approfondire. E il procuratore capo Giovanni Bombardieri ha assicurato «L’esecuzione di una misura ormai è solo uno step dell’indagine». (a.candito@corrierecal.it)

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