GRATTERI :«INCHIESTA SHOW? I PROVVEDIMENTI SONO DI UN GIUDICE TERZO»

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Il magistrato antimafia ai microfoni di SyTG24. «Ho paura, ma l’addomestico parlando con la morte. Ho fatto una scelta molti anni fa e resterò fedele a quello che ho deciso di fare». Poi sul rapporto tra ‘ndrangheta e politica «i capo mafia occupano uno spazio lasciato vuoto dai rappresentanti dei cittadini»

«Mi chiedete se ho paura? Certo, ma è importante addomesticarla e soprattutto parlare con la morte. Io ho fatto una scelta precisa nel 1989, l’anno in cui spararono a casa della mia fidanzata e le dissero che stava per sposare un uomo morto. Ho deciso di continuare a fare questo lavoro, ma non ho mai ricevuto proiettili o minacce. Quanto stessi rischiando la mia vita l’ho scoperto dalle intercettazioni ambientali e telefoniche». Nicola Gratteri dagli studi di SkyTg24 con la giornalista Maria Latella parla del suo essere magistrato e dell’indagine “Rivoluzione Scott”. «Faccio il mio lavoro per contribuire concretamente a risollevare le redini della terra e della nazione in cui vivo – spiega il magistrato che coordina la Dda di Catanzaro -. Ma insieme a me ci sono anche tutti i magistrati che lavorano nell’ufficio del distretto di Catanzaro. Il 16 maggio 2016 la procura era uno stagno, i magistrati tristi, l’ ufficio era disorganizzato e la polizia giudiziaria spenta. Io ho solo smontato il mio ufficio, anche fisicamente, per fare sinergie e impostarlo come se fosse un’azienda. Con il cappello in mano ho chiesto ai vertici delle forze dell’ordine degli uomini, mi hanno dato i migliori e le indagini che stiamo conducendo ne sono la prova».
LA ‘NDRANGHETA E LA MASSONERIA DEVIATA Valle d’Aosta, Calabria, Piemonte. Un tris di indagini antimafia che hanno scoperchiato il pentolone nel quale ribollivano i rapporti tra criminalità organizzata e politica. «Il problema non è più meridionale – spiega Gratteri-. La ‘ndrangheta è presente in tutti i continenti per il narcotraffico, ma sceglie di fare accordi con le istituzioni nel 1970 quando creando la dote della “Santa”, fa un salto di qualità con l’ingresso nelle logge massoniche deviate.  Loro intrattenevano rapporti, mentre, quelli che si ritenevano massimi studiosi del fenomeno parlavano di una ‘ndragheta stracciona».
SHOW MEDIATICO? «CE LO DIRA’ LA STORIA» Le parole della deputata Enza Bruno Bossio, il cui marito Nicola Adamo, è stato destinatario del provvedimento cautelare del divieto di dimora dopo l’operazione “Rivoluzione Scott”, hanno creato una piccola crisi diplomatica sia all’interno dei dem che nella società civile che sostiene l’azione del magistrato. «Intanto il mio è un lavoro di squadra, con dei colleghi che lavorano 13 ore al giorno anche sabato e domenica supportati da migliaia di forze dell’ordine. Mi preme ricordare che tutti i provvedimenti sono emessi da un giudice terzo, non voglio entrare nel merito di questi commenti, sarà la storia a spiegare tante cose anche dei commenti di questi giorni»
GLI SPAZI LASCIATI VUOTI DALLA POLITICA «La ‘ndrangheta è avanzata in modo così perentorio perché negli ultimi 20 anni la  politica si è  indebolita tantissimo. E le mafie hanno occupato lo spazio lasciato vuoto dai rappresentanti dei cittadini – sostiene Gratteri -. Chi fa politica si presenta gli elettori sei mesi prima delle elezioni, poi il giorno dopo le elezioni cambia numero. I capi mafia invece sono presenti 365 giorni all’anno e danno risposte ai cittadini, risposte sbagliate che diventano catastrofiche perché a rivolgersi a queste persone sono sempre persone che vivono nel disagio». Ma l’indagine non è destinata a chiudersi. C’è ancora da capire chi è stato a fare la soffiata che ha anticipato il blitz di un giorno. Proprio relativamente a quest’ultimo aspetto il capo della Dda di Catanzaro, dagli studi di Sky, ha annunciato come ci sono già dei sospettati e che anche in questo caso sarà la storia a restituire i colpevoli alla società.
LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA E LA PRESCRIZIONE «Sono contento che parta, perché magari spingerà il legislatore ad adottare dei provvedimenti che in altre circostanze non sarebbero stati adottati – dice Gratteri -. In Italia si legifera per emergenza. Dopo le grandi stragi è partita si sono fatti i provvedimenti antimafia, e chissà con la spinta anche dell’unione delle camere penali dopo questa riforma della prescrizione non si rimetta mano anche al vero problema della giustizia ossia i processi che durano oltre 10 anni». Una chiosa finale il magistrato antimafia, la dedica al poco spazio ricevuto su alcune grandi testate nazionale nell’inchiesta definita la più grande dopo quella di Palermo. «Mi auguro sia stata una semplice svista».

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