IL GRIDO DI LIBERTÀ DI VIBO. «NOI CI SIAMO»

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In migliaia hanno sfilato per le vie della città nella manifestazione organizzata da Libera per dimostrare “gratitudine” alle forze dell’ordine e alla magistratura impegnati nell’operazione contro il clan Mancuso. Tra i presenti il sindaco Limardo e il presidente dell’Antimafia Morra. Borrello: «Ora tocca a noi cittadini fare la nostra parte »

«Calabria Libera». Si è levato alto e fiero questa mattina il grido delle migliaia di calabresi che si sono stretti in un ideale abbraccio alle forze dell’ordine e tutte le persone che hanno reso possibile l’operazione “Rinascita-Scott”. Ed era proprio un vento di rinascita quello che soffiava su Vibo. Un vento «sintomatico di una nuova coscienza» come ricordato da Giuseppe Borrello, referente del coordinamento provinciale di Vibo Valentia.
Un abbraccio ideale, che dalla rete e dall’hashtag #AncheIoSonoStato ha invaso tutta Italia e si è concretizzato oggi nella marcia partita alle 10 da piazza San Leoluca, nel cuore della città che chiamava a raccolta tutta la società civile a cui si riferiva il procuratore Nicola Gratteri nel chiedere di «occupare gli spazi che abbiamo liberato». L’invito è stato raccolto.

In tanti si sono sentiti un po’ più vibonesi. Si sentivano tali i tanti calabresi che hanno raggiunto la città con ogni mezzo per testimoniare la loro presenza, la loro gratitudine, ma soprattutto la loro ferma volontà nel dire: «Noi ci siamo».
Punto di arrivo della marcia è stato il comando provinciale dei carabinieri dove i militari e gli alti gradi dell’arma, oltre che le maggiori autorità del territorio hanno accolto le Istituzioni e i cittadini presenti.
«Un grazie per le forze dell’ordine che ogni giorno sono in trincea per affermare la democrazia». Nelle parole di Giuseppe Borrello, per l’associazione Libera, c’era tutto il senso della giornata odierna: «Per questo – continua – abbiamo sentito la necessità di metterci la faccia per mostrare il viso pulito di questa comunità». Rinascita-Scott, nei giorni scorsi «ha liberato territori, come Limbadi, Piscopio, Vibo, Sant’Onofrio dove sono state messe in luce connivenze e collusioni che per troppo tempo hanno determinato il degrado sociale e culturale sofferto dalle comunità che oggi sentono forte la possibilità di spezzare le catene dell’oppressione mafiosa».
Anche per questo, osservando i volti pieni di speranza, ma soprattutto di una nuova determinazione nell’affrontare il domani in maniera costruttiva, quella di oggi è stata definita a più riprese «una giornata storica», preludio, appunto, di rinascita: «Ora tocca a noi cittadini fare la nostra parte. Non è sufficiente questo momento di plauso corale che rischia altrimenti di diventare un’indignazione sterile. Oggi è importante che le emozioni diventino sentimenti concreti e forti».
Espressione, questa, spesso usata dal presidente nazionale di Libera, Don Luigi Ciotti che pur non essendo presente fisicamente, ha voluto comunque partecipare attraverso una lettera di invocazione e condivisione del «desiderio di riscatto e cambiamento dei calabresi onesti. Desiderio di cambiamento, ma anche impegno a realizzarlo».
Le dinamiche mafiose, sempre nelle parole di Don Luigi Ciotti, sono il più grande «furto di speranza» di cui prendere coscienza «al fine di edificare la società del domani».
Con la manifestazione odierna – punto di partenza e non evento isolato – Libera lancia forte l’appello affinché ognuno: «Si assuma la propria quota di responsabilità e decida da che parte stare». Il riferimento è soprattutto alla classe politica che proprio in questo periodo si sta prodigando in un indecoroso “spettacolo” di avvicinamento alla tornata elettorale per il rinnovo delle cariche regionali: «La politica non deve utilizzare la legalità solo in campagna elettorale per poi calpestarla continuamente. Lo Stato ha dimostrato di essere forte e credibile ma deve mostrare le stessa efficacia per garantire diritti, istruzione e sanità». E per i cittadini: «È arrivato il momento di rivendicare i diritti senza scadere nella contraddizione del favore. È arrivato il momento per i commercianti di rompere le catene dell’usura e del racket» come fatto già da molti, come Carmine Zappia.

E proprio dalla vicinanza della politica si auspica una ripartenza concreta. Importante, in questo senso, è il contributo offerto alla manifestazione odierna dal primo cittadino, Maria Limardo che con una punta di orgoglio ed emozione ha voluto ringraziare l’associazione Libera che ha «chiamato a raccolta le Istituzioni e i cittadini che si riconoscono nella parte sana della comunità. Noi non ci pieghiamo, ringraziamo ma con la schiena dritta e lo sguardo fiero vogliamo andare avanti».
Il sindaco di Vibo ha voluto ringraziare una per una tutte le persone impegnate nell’operazione, dai procuratori Gratteri e Falvo, ai colonnelli Capece, Prosperi e Romano, passando dal prefetto, quasi tutti presenti oggi per accompagnare la società civile riunita in questo percorso «sulla strada della legalità».
L’appello di Maria Limardo era soprattutto orientato a rimuovere dal paese e dalle istituzioni le mele marce che spesso «finiscono per contaminare tanti amministratori inconsapevoli ed in buona fede».
Presente anche Nicola Morra, presidente della Commissione parlamentare Antimafia che ha sottolineato che al ringraziamento va aggiunta una presa di coscienza, soprattutto in relazione ai rappresentanti delle forze dell’ordine «purtroppo coinvolti nell’inchiesta»: «Oggi devo usare parole di verità. Anche un colonnello dei carabinieri è rimasto coinvolto. Qualcuno ha parlato di inconsapevolezza, ma esiste – ancor più in politica – il dovere della prudenza. Soprattutto in questi territori: Certe frequentazioni vanno evitate. Chi rappresenta il potere democratico dev’essere tenuto lontano da determinati ambienti affinché si possa avere un vero cambiamento».
Morra ha fatto anche un passo in avanti, citando Pier Paolo Pasolini che diceva: «Io so», spiegando come, spesso, la realtà dei fatti non può essere provata nel dibattimento penale e allora sta ai cittadini continuare, anche dopo, a raccontare quella storia. A far sì che le trame sommerse, una volta svelate, non tornino ad essere tali.
Ha chiuso la giornata Bruno Capece, tenente colonnello del comando provinciale vibonese che a sua volta ha ringraziato le tante persone presenti: «Soprattutto chi, questa mattina, ha portato i bambini perché non poteva fare loro regalo di Natale più bello». Lo stesso Capece, già nella prima conferenza stampa successiva all’operazione, aveva voluto ringraziare le tante persone che anziché tirarsi indietro o nascondersi, durante gli arresti, si erano esposte, avevano «fatto il tifo per noi»: «La cosa più bella è capire che la gente è dalla nostra parte. Ce lo siamo detto salutandoci numerosissimi. Questa fiducia è un ulteriore stimolo per noi a continuare a fare il nostro operato e sono certo che continueremo a non deludervi con professionalità e sorriso». (redazione@corrierecal.it)

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