L’ANNO CHE VERRÀ, LA “RIVOLUZIONE” DI GRATTERI E IL CORAGGIO DI CAMBIARE

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Il 2020 parte nel segno della speranza e i segnali lanciati dalle forze sane dello Stato indicano ai cittadini da quale parte stare

Lo ha detto, lo ha ribadito più volte e lo sta facendo: liberare la Calabria dalla ‘ndrangheta e dal malaffare. La “rivoluzione” di Nicola Gratteri è iniziata nel 2016 all’atto del suo insediamento a capo della Procura antimafia di Catanzaro. Da lì in poi ha smantellato pezzo per pezzo i clan di Lamezia, dato una spallata alle ‘ndrine e ai “colletti bianchi” crotonesi, colpito le principali cosche del distretto fino ad arrivare all’alba dello scorso 19 dicembre, con l’operazione che porta un nome significativo, “Rinascita Scott”, ad azzerare e a radere al suolo la ‘ndrangheta vibonese.

Guerra alla “massomafia”. Dalle parole è passato ai fatti e il 2019 si è chiuso con una raffica incredibile di arresti. Gratteri ha alzato l’asticella dichiarando ufficialmente guerra alla “massomafia” e a tutta quell’aria grigia che negli anni ha fatto affari e protetto boss, gregari e sodali. Politici, avvocati, imprenditori, insospettabili professionisti. Tutti nella rete tesa dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e dai Carabinieri. “Hanno creato sull’intera provincia vibonese – scrive il gip distrettuale Barbara Saccà nelle pagine finali della maxi ordinanza di custodia cautelare – un diffuso stato di assoggettamento e succubanza psicologica, tale da indurre tutte le vittime a subire le vessazioni e i soprusi”. Non a caso al lunghissimo elenco di indagati si è aggiunto l’altrettanto infinita lista di azioni violente perpetrate dagli uomini dei clan sulla popolazione vibonese che “ormai si rivolge alla ‘ndrangheta per accedere a trattative, a costo di rinunciare alla propria libertà e all’esercizio dei propri diritti”.




L’inchiesta non si sgonfia. Da qui l’eccezionale portata delle esigenze cautelari, alcune delle quali venute meno dopo i primi interrogatori di garanzia. Fiato alle trombe dei “detrattori” di Gratteri che già tentano di sgonfiare la maxi inchiesta “strumentalizzando” le comunque allarmanti dichiarazioni rilasciate dal procuratore generale Otello Lupacchini poche ore dopo il blitz. La Dda ha operato nel solco della Costituzione e di quanto prevede il codice penale, un giudice terzo ha già vagliato preliminarmente i lavoro dei magistrati catanzaresi, altri lo faranno nei prossimi mesi e solo dopo potrà essere misurata e giudicata la portata storica di un’inchiesta che a Vibo mancava da anni e che rappresenta il punto di inizio del riscatto culturale atteso da parecchio tempo a queste latitudini. Chi in queste ore, tra gli indagati, è stato scarcerato resta innocente fino al terzo grado di giudizio ma comunque “sospettato” di aver commesso reati più o meno gravi. Non condannato, neanche prosciolto, ma indagato a piede libero in attesa di un altro step dell’inchiesta.

Scegliere dalla quale parte stare. Il 2020 parte quindi nel segno della speranza e i segnali lanciati dalle forze sane dello Stato indicano ai cittadini da quale parte stare. Non c’è più spazio per il grigio e le sue diverse sfumature. Serve ora la rivoluzione delle coscienze e occorre avere il coraggio di dire no a certe pratiche e a certe dinamiche. Stare dalla parte della legalità comporta, d’altronde, sacrifici e rinunce. Cambiare la Calabria significa, innanzitutto, capire da quale parte stare, remare nella stessa direzione, evitare le critiche “strumentali” create ad arte per delegittimare ed isolare chi questa guerra la sta combattendo e, per la prima volta nella storia, ha la consapevolezza di poterla anche vincere. C’è chi vorrebbe smontare la Calabria come i Lego per poi rimontarla e chi invece la Calabria proprio non vorrebbe cambiarla.

Il manifesto di Gratteri. Nell’ormai celebre conferenza stampa di quello storico 19 dicembre Nicola Gratteri (vi proponiamo un pezzo significativo) ha pronunciato parole da scolpire nella pietra e da tenere a mente. Un vero e proprio manifesto con il quale ha spiegato perché è arrivato il tempo di cambiarla questa terra: bisogna farlo soprattutto per i nostri figli costretti a lasciare la Calabria per un futuro altrove lontano da tutto e da tutti. Giovani rassegnati a non tornare più, disillusi e senza speranza. “Un fallimento – ha ribadito Gratteri – che noi calabresi non possiamo più consentire. Fino all’ultimo dei nostri giorni dobbiamo lottare e non rassegnarci a questo stato di cose. Bisogna dire basta, avere il coraggio di occupare gli spazi liberati e di andare oltre. Questo è il cambiamento”.

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