LAZZARO. UNA VETRINA SUI BENI CULTURALI… UN PO’ OFFUSCATA

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In questo paese dalle mille sfaccettature, mentre da un lato si presentano proposte di crescita di valorizzazione e di storia delle nostre radici, dall’altro si assiste al continuo degrado delle stesse e dispiace sottolineare che proprio le persone preposte alla tutela, alla valorizzazione e alla fruizione dei nostri beni culturali e delle nostre radici sono le stesse che hanno abbandonato l’area archeologica di Lazzaro Centro nel più totale stato di degrado, incuria e abbandono. E mentre proprio in questi giorni abbiamo assistito alla sfilata sulla passerella dell’Antiquarium che lo ha visto protagonista nella giornata regionale  dei musei promossa dalla Regione Calabria con lo scopo di fare conoscere  e accostare i cittadini al patrimonio storico – archeologico  della nostra regione dobbiamo sottolineare con rammarico che il detto “ predicare bene e razzolare male” è proprio attinente.

 Numerose sono state le visite all’antiquarium cittadino eletto da poco a Museo che custodisce le importanti evidenze storiche-archeologiche del territorio lazzarese e mottese; per fortuna però che gli stessi  organizzatori hanno ben pensato di non portare i visitatori presso l’area archeologica che ospita i resti di quella che potrebbe essere la villa romana che ospitò  l’oratore Marco Tullio Cicerone. Più volte la scrivente associazione si è occupata  in passato di segnalare le inefficienze  e le  deplorevoli condizioni in cui versa questo sito  il cui accesso è ubicato su una sponda  di un torrente segnalato sul PAI  ad elevato rischio di pericolosità  Per non parlare poi del grande lago che si viene a formare tutte le volte che si verificano minime  precipitazioni e senza aggiungere  che proprio di recente, e non è la prima volta, vengono incendiati proprio davanti alla recinzione  dell’ingresso del sito cumuli di rifiuti  abbandonati danneggiando la stessa recinzione. Siamo inoltre costretti  anche in questo caso e per l’ennesima volta,  dubitiamo che non sarà l’ultima, che prospiciente ai ruderi fin qui descritti “sussistevano”(è bene parlare al passato)  quelle che erano le strutture di ben sei  ambienti di cui tre rivestiti con pavimento a mosaico di elevata elaborazione  scenica dei quali oramai  restano solo le foto  in mano agli studiosi poiché  oltre ad una folta vegetazione di arbusti  di medio taglio sono cresciuti  veri e propri alberi distruggendo l’argilla espansa e il geotessuto che avrebbe dovuto  proteggere quei reperti nella totale  indifferenza delle persone che invece avrebbero dovuto proteggerle   e tutelarle. Quelle stesse persone che amano farsi fotografare e fare passerelle parlando di valorizzazione, tutela e fruizione dei nostri beni culturali. Ma come è strano questo paese.

Vincenzo CREA

 Referente unico dell’ANCADIC

e Responsabile del Comitato spontaneo “Torrente Oliveto”

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