MATTARELLA: «IL DIVARIO TRA NORD E SUD FRENA LO SVILUPPO DI TUTTO IL PAESE»

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Tra i tanti temi toccati dal Presidente della Repubblica durante il suo annuale discorso di fine anno c’è anche lo sviluppo del Meridione, come la questione giovanile: «Dobbiamo affidare responsabilità ai giovani per evitarne l’esodo»

«Entriamo negli anni 20 del nuovo secolo. Sono cambiate tante cose intorno a noi che ci chiedono di pensare al domani e ampliare l’orizzonte delle riflessioni intorno a noi». Comincia così il discorso di fine anno del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che saluta gli italiani accompagnandoli nella transizione tra il primo ed il secondo decennio del “nuovo” millennio.
Tra i tanti temi affrontati dal capo dello Stato che ha indicato «i bei paesaggi, ma anche le politiche di pace e la capacità di dialogo e rispetto reciproco» come le più grandi ricchezze della nostra nazione, ce ne sono stati anche alcuni che hanno toccato più da vicino le questioni inerenti la nostra regione. Vi sono, ancora oggi una serie di problemi indicati nel «lavoro che manca, nelle diseguaglianze, nell’esigenza di rilanciare il sistema produttivo» ma al contempo esiste anche la possibilità di risolverli valorizzando «le tante risorse che producono esperienze importanti di cui ho avuto testimonianza diretta visitando il territorio».
E tra i principali compiti che l’agenda del progresso del nostro paese dovrebbe prefiggersi, c’è senza dubbio quello della «riduzione del divario tra Nord e Sud, che sta crescendo e del quale non soltanto alcuni territori, ma tutto il Paese subisce le conseguenze scoprendosi frenato nelle possibilità di sviluppo».
Un divario e difficoltà di crescita che – secondo Mattarella – possono essere superate solo prendendo «decisioni tempestive per rafforzare le Istituzioni. E dove ci sono delle Istituzioni forti, anche la democrazia è forte».
Un divario, ma soprattutto una crescita che dev’essere propiziata per «evitare l’esodo dei giovani verso l’estero». Cosa che può rendersi concreta comprendendo la «cultura della responsabilità: la fiducia va trasmessa ai giovani ai quali viene sovente chiesta responsabilità e ai quali dobbiamo al contempo affidare responsabilità».
Passaggio importante del discorso è inoltre legato al ricordo di Marco Triches, Matteo Gastaldo e il reggino Antonino Candido, i tre vigili del fuoco che tre mesi fa hanno perso la vita nell’esplosione dolosa di una cascina ad Alessandria: «Quell’accaduto ci ha mostra due diverse facce di questo paese: una bella e una terribile. Quando perdiamo il diritto di essere differenti perdiamo il privilegio di essere liberi. L’Italia vera è quella dell’altruismo e del dovere».

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