A STILO “COMANDA” IL CALENDARIO GIULIANO: IL NATALE ORTODOSSO È OGGI

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Le comunità ortodosse di Stilo e di Bivongi riportano, con queste celebrazioni, la vallata Stilaro alle tradizioni bizantine che da tempo si erano perse.

Le funzioni sono state celebrate nel monastero di San Giovanni il Nuovo

Ieri si è rinnovata la celebrazione della giornata dell’Epifania, “u Vattisimo”, la tradizionale festa della Teofonia, che ha origini bizantine, che vede il Bambinello Gesù in processione in tutta l’area della grande fiera che si snoda tra piazza San Francesco, il corso principale e piazza San Giovanni Therestìs, in segno di benedizione.

Una tradizione che rimane salda da secoli, e in questo giorno della fiera, detta a “fera forta” (fiera forte o grande), il Bambinello, partendo dalla chiesa di San Giovanni, viene portato in segno di benedizione tra le bancarelle dall’Arciconfraternita dell’Immacolata e di San Pietro, unica congrega tuttora esistente a Stilo ed anche la più antica, le cui origini sono fatte risalire al 1604.

Il Bambinello è una piccola statua in legno del sec. XVIII dipinta a tutto tondo, vestito secondo la tradizione catalana.

Nella nottata tra il 6 e 7 perciò, dopo secoli ritornano a Stilo le celebrazioni tra l’Epifania e il Natale. Nella notte scorsa, le funzioni ortodosse si sono celebrate al monastero di San Giovanni il Nuovo fino a mezzanotte, per la nascita di Gesù. Oggi, nella città del filosofo Tommaso Campanella si celebra il Natale e si sfata anche l’antico detto “l’Epifania tutte le feste porta via” perché non trova riscontro nell’antica città bizantina di Stilo. «Una nottata – dice padre Nilo Vatopedino, del monastero ortodosso – che segna il passaggio dal 6 al 7 gennaio, in cui fedeli ortodossi slavi accorrono a Stilo per celebrare nel San Giovanni Nuovo la Natività di Cristo, in conformità al calendario giuliano, per il quale il 25 dicembre corrisponde al 7 gennaio del calendario Gregoriano. Per i cattolici e i protestanti anche gli ortodossi greci, romeni, bulgari e arabi hanno recepito la riforma del calendario, introdotta nel XVI secolo da papa Gregorio XIII. A tutt’oggi, i patriarcati ortodossi di Gerusalemme, Russia, Serbia e Georgia, oltre alla Repubblica monastica del monte Athos continuano a celebrare le feste fisse del calendario ecclesiastico come secondo il computo Giuliano. Tutte le 14 chiese autocefale (costitutive della Chiesa ortodossa) – conclude padre Nilo – restano però unite nel celebrare nella stessa domenica la Pasqua: in quest’anno 2020 il 19 aprile, la domenica successiva alla Pasqua della chiesa cattolica».

UGO FRANCO

SERVIZIO DI UGO FRANCO
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