«ASP, TUTTO È COME PRIMA»

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«Dai commissari nessun intervento per ristabilire la legalità»

Le gravi criticità che si registrano nella sanità reggina e sopratutto negli ospedali di Locri e di Polistena hanno spinto la segreteria provinciale della Uil-Fpl a chiedere ai ministri degli Interni e della Salute «l’attivazione dei poteri ispettivi» per accertare le cause delle gravi e perduranti disfunzioni. In una articolata nota, inviata anche al prefetto e al procuratore della Repubblica di Reggio Calabria e, per conoscenza, al presidente del Consiglio dei ministri, il segretario territoriale Nicola Simone, comunica l’intenzione di «voler interrompere i rapporti di interlocuzione istituzionale con la Commissione straordinaria che in atto amministra l’Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria in virtù del DPR dell’11.3.2019».

Una decisione scaturita «dalla constatazione che la predetta Commissione poco o nulla ha posto in essere sia sul piano della legalità, della riorganizzazione amministrativa, economica dell’ente e della ripresa sanitaria. I ritardi accumulati, l’insipienza amministrativa appalesatesi in questi mesi, risultano aver ulteriormente aggravato la situazione dell’Asp che sciolta per mafia oramai è al default» mentre «nulla o molto poco è cambiato rispetto al passato».

Il segretario della Uil sottolinea che soprattutto a causa della carenza di personale medico in quasi tutti i reparti a iniziare da quelli dell’emergenza-urgenza quali Pronto Soccorso, Ortopedia, Rianimazione, Chirugia, Pediatria e Medicina «gli ospedali di Locri e Polistena, risultano dall’insediamento della Commissione, ulteriormente depotenziati e sull’orlo della chiusura. La Commissione – prosegue Simone – non ha ritenuto di dover dare alcun riscontro alle numerosissime note con le quali la Uil ha denunciato corruzione, malaffare, sprechi e imboscamento di personale».

Numerosi sono i punti critici che il segretario Uil ricorda. «Sulle motivazioni – spiega – che hanno condotto allo scioglimento dell’Azienda non si intende o non si è nelle condizioni di operare una radicale inversione di tendenza mantenendo un pericoloso status quo. Tutti i personaggi che hanno determinato il default morale, legale, amministrativo e contabile, rimangono pervicacemente ai loro posti e addirittura chi è andato in quiescenza è stato fatto rientrare in auge con discutibili escamotage. Persistono inoltre – prosegue – rapporti contrattuali con ditte dichiarate interdette per motivi di mafia dalla Prefettura e si continua a mantenere in vita il sistema delle proroghe negli appalti con cooperative e ditte già oggetto di indagine da parte dell’autorità giudiziaria. Inoltre, l’Ufficio Personale, ragioneria, beni e servizi-tecnico patrimoniale, oggetto di dura reprimenda nella relazione di scioglimento, rimane invariato nei suoi assetti e nelle sue disfunzioni e nel suo pericoloso “fuori controllo”; non è stato posto in essere alcun correttivo riguardo alla relazione vergata dall’allora direttore amministrativo avv. Giovanni Tringali, e pur avendo l’opportunità tecnico-organizzativa il distretto di Reggio competente non intende porre rimedio alla emigrazione sanitaria dei pazienti dializzati. E ancora, nonostante le numerose denunce, si mantiene in auge una sedicente scuola di formazione in quel di Taurianova con annessi personale medico distratto dai propri compiti di istituto, assunto a suo tempo in altro ruolo e funzione, si continuano a lasciare i turni scoperti nei Pronto Soccorso, si sono utilizzati mezzi di soccorso per fini puramente personali omettendo, una volta acclarato il possibile reato, di informare l’autorità competente». Inoltre, «si acquistano attrezzature sanitarie con modalità poco trasparenti e sospette».

La mancata applicazione dell’Atto aziendale, secondo Simone «rappresenta una grave omissione dalla quale deriva il reiterarsi di tutte le criticità organizzative riportate nella relazione di scioglimento dell’Ente». Inoltre, «non è stata posta in essere una ricognizione del personale con una conseguente verifica del corretto utilizzo dello stesso, nulla è stato fatto per riacquisire il patrimonio (terreni e stabili) di proprietà dell’Asp, come denunciato ultimamente dalle “Iene”; continuano a non essere deliberati i bilanci e il debito dell’Asp ha superato il miliardo di euro ed è aumentato esponenzialmente il contenzioso legale per mancata applicazione contrattuale e per riconoscimento di mansioni e funzioni superiori».

fonte gazzetta del sud

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