Gio. Mag 6th, 2021

Da Palizzi a Monasterace, una terra benedetta dalla natura ma maledetta dall’avidità e dell’incompetenza degli uominiLa Locride si porta appresso carenze gravi, che sono la palla al piede del suo sviluppo economico

Una volta gli abitanti della Locride erano felici di poter chiamare la loro terra “La Riviera dei Gelsomini”, grazie alle tante piantagioni del fiore che inondava del suo profumo, soprattutto nelle ore notturne, l’intero territorio che va da Palizzi a Monasterace. Queste piantagioni, peraltro, davano una grande spinta economica grazie anche al vecchio mestiere delle “gelsominaie” che si dedicavano alla raccolta e alla vendita del fiore, utilizzato anche per i profumi. Ma adesso non ci sono più. Rimane, però, un territorio deturpato solo parzialmente dalla mano dell’uomo, con qualche costruzione selvaggia che comunque non ha eliminato il suo fascino, la bellezza selvaggia delle spiagge basse e sabbiose che si alternano, in alcuni tratti alle rocce a picco sul mare, e alle colline ricche di agrumeti e ulivi. Il tutto arricchito da un patrimonio storico-culturale che rimane certamente una grande risorsa, anche se poco sfruttata, di una Locride che porta ben vive le vestigia di culture e civiltà diverse. Una natura meravigliosa che si mescola alla storia antica che si può riassumere dai ritrovamenti di Locri Epizefiri e di Monasterace-Kaulonia, dalla stupenda Villa Romana di Casignana con i suoi splendidi mosaici, dai resti del Naniglio di Gioiosa Jonica , dai tanti castelli del suo entroterra dai maestosi palazzi dei suoi borghi antichi . Una terra che ha ospitato i Bizantini e i Normanni, che ospita monasteri e santuari di notevole bellezza e nella quale soprattutto le bellezze e il fascino dei borghi antichi riescono ad incantare i visitatori con alcune punte di diamante come Gerace, con la sua Cattedrale normanna; Stilo con la pregevole architettura della Cattolica bizantina, Bivongi con le spettacolari cascate del Marmarico. Oppure con la sua fascia costiera che comprende suggestive località balneari e ampie e lunghe spiagge tra le quali anche quella di Riace resa famosa in tutto il mondo per il ritrovamento dei Bronzi. Una terra meravigliosa in cui la qualità della vita, piaccia o non piaccia, è certamente tra le migliori del mondo, favorita anche da un microclima unico che non solo giova alla salute ( è stato accertato da studi universitari) ma favorisce anche la coltivazione di risorse di nicchia come il bergamotto, l’annona, piante officinali, e il famoso e inimitabile vino greco. E di prodotti gastronomici “speciali” come l’olio dell’oliva “Grossa di Gerace”; la ricotta affumicata di Mammola, il caciocavallo di Ciminà, il pane di Platì, di Mammola e di Canolo, tanto per citare solo alcune delle specialità più note del territorio.

Una terra, però, che si porta appresso tante carenze sociali che sono palla al piede che impedisce il suo sviluppo economico. Un territorio che, malgrado le bellezze, il grande patrimonio storico e culturale, le sue prelibatezze economiche… non richiama. E la domanda nasce spontanea: perché?

Non è semplice dare risposte precise, anche se viene subito spontaneo pensare che la Locride è precaria, limitata, e carente di servizi essenziali e non solo per gli eventuali visitatori: carenza di strutture sanitarie, scarsa efficienza della viabilità, mancanza di servizi di trasporti e collegamenti, posti letto limitati che favoriscono poco il grande turismo, scarsa incisività della promozione del territorio.

Soliti luoghi comuni, certo. Ma, purtroppo amare verità che probabilmente non si sono mai affrontate nel modo giusto, anche se negli ultimi anni gli sforzi delle cooperative turistiche e degli albergatori hanno portato a qualche risultato positivo, facendo aumentare la percentuale dei visitatori. Troppo poco, però, per una terra che ha molti presupposti per lasciare spazio ad una strategia di rilancio economico che potrebbe anche limitare la spoliazione giovanile e creare forme occupazionali durature.

Ed è proprio in questa direzione che bisogna inseguire il sogno di sviluppo della nuova “Riviera dei Gelsomini“. Credere ancora, malgrado tutto, nelle possibilità di una terra benedetta da Dio ma maledetta da una mentalità sbagliata della politica e dalla incapacità degli uomini. Che anziché adoperarsi per sfruttare le sue grandi potenzialità l’hanno sfrutata, vilipesa, e abbandonata a se stessa.

ARISTIDE BAVA

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