5 Dicembre 2020

Cia-Agricoltori Italiani della Calabria, in vista delle elezioni regionali che si terranno il 26 Gennaio 2020, nell’incontro di domani, 21 gennaio, intende sottoporre al candidato a Presidente Pippo Callipo e alle forze politiche elettoralmente ad esso collegate, tra l’altro, alcune riflessioni tratte dal documento diffuso nelle scorse settimane che esprime una visione complessiva della “Regione che vogliamo“.

Cia-Agricoltori Italiani, anche attraverso il più vasto raggruppamento di Agrinsieme, si è sempre confrontata con l’amministrazione regionale per tutelare le imprese agricole e renderle competitive sui mercati interni ed internazionali e, seppur nel contesto estremamente difficile che caratterizza il settore primario, ha contribuito alla crescita dell’agricoltura della Calabria. Come Organizzazione abbiamo contribuito alla stesura del Piano di Sviluppo Rurale 2014-2020, seppure talune nostre azioni non sono state pienamente condivise dall’amministrazione uscente.

Gli ultimi anni hanno evidenziato le difficoltà ad uscire dalla crisi che ha colpito pesantemente l’economia del nostro Paese che si è riversata anche sull’agricoltura nazionale anche se, quella calabrese, in controtendenza, ha visto crescere volumi e tenere stabili gli occupati. Il comparto agricolo, però, a causa del perdurare di prezzi tra i più bassi degli ultimi vent’anni, ha avuto un crollo generale del valore aggiunto. A questo si è sommato, negativamente, un aumento rilevante dei costi produttivi, contributivi e burocratici. Tutto ciò ha determinato da un lato una caduta libera dei redditi degli agricoltori, e dall’altro un aumento dell’indebitamento delle imprese agricole e la messa in crisi di molte imprese e filiere produttive; il tutto mitigato dagli effetti della Politica Agricola Comune, le cui risorse da aggiuntive si sono trasformate in sostitutive.

Un’attenzione particolare si deve prestare alla GDO che deve trovare, nella definizione di un codice di condotta che individui le buone pratiche commerciali da adottare nei rapporti contrattuali tra GDO e fornitori per i prodotti agroalimentari, un punto di arrivo, in uno spirito di reciproca responsabilità sociale nella consapevolezza che il riconoscimento del giusto valore alla produzione primaria è condizione indispensabile per assicurare la sopravvivenza della nostra agricoltura.

Nell’agricoltura da reddito, competitiva e globale dei prossimi anni, non vi sarà posto per tutti i produttori che oggi vi operano singolarmente. La concentrazione delle imprese, spinta dalla spasmodica concorrenzialità su vasta scala, porterà ad una ristrutturazione dell’offerta agro–alimentare e conseguentemente delle imprese produttive. In questo scenario la discussione su filiere corte o lunghe, o sui modelli produttivi volti al localismo spinto rispetto alla globalizzazione, diventa marginale in quanto il vero punto di riferimento deve e dovrà essere quello di un moderno ed efficiente sistema agroalimentare, capace di generare ed assicurare un reale reddito agli agricoltori e agli imprenditori. Un sistema stabile con un forte insediamento del complesso agroalimentare e del suo indotto e capace di dare piena soddisfazione sia alle produzioni realizzate sul nostro territorio sia ai consumatori.

In questo scenario di economia globale le elezioni regionali del 26 gennaio 2020 rappresentano, per Cia-Agricoltori Italiani, un’occasione di confronto con i candidati Presidenti sul futuro dell’agricoltura, finalizzata a definire una politica capace di sostenere l’adeguamento del sistema produttivo regionale, rispetto a quanto impongono le sfide che ha di fronte la nostra agricoltura, che da poco dimostra una sua dinamicità e una sua complessità.

Occorre riconoscere, all’agroalimentare ed al mondo rurale il peso e la dignità che è dovuta. Il settore agroalimentare regionale merita, per il valore economico realizzato e per l’immagine generata nel mondo con le nostre eccellenze alimentari, una primaria attenzione nel governo dell’economia, nelle politiche per la finanza, per l’innovazione e la ricerca, per il credito, per le infrastrutture e per la promozione internazionale.

L’agroalimentare richiede un’azione responsabile della Regione nel governo degli interventi a favore delle imprese e delle filiere agro-alimentari che tenda ad elevarne la competitività nel mercato globale in armonia con gli altri settori, salvaguardando le produzioni primarie realizzate sul territorio.

Innovazione e sussidiarietà che devono perseguire e realizzare effettive e reciproche responsabilità con semplificazioni degli adempimenti burocratici ed amministrativi che giorno dopo giorno pesano sempre più sulle imprese e sui loro strumenti organizzati; complessità e pesantezza che rappresentano un freno alla vita ed alla competitività delle aziende non più sopportabile.

La Regione deve contestualmente anche in questi nuovi scenari della politica mantenere vive le politiche di consultazione strutturata ed organica per legge che bene hanno funzionato in questi anni, rilanciandole partendo dall’incentivo all’aggregazione, dall’innovazione e da un maggiore riconoscimento del valore delle esperienze, anche di sussidiarietà, messe a disposizione e/o realizzate dalle rappresentanze dell’agricoltura organizzata. Esperienze che hanno consentito di dare ottima attuazione a molti provvedimenti europei senza aumentare la dimensione della pubblica amministrazione.

A ciò si devono integrare politiche di sviluppo economico e del welfare, con un adeguato sostegno anche all’agricoltura multifunzionale e/o innovativa e di diversificazione senza discriminare in nessun modo l’agricoltura tradizionale perno della nostra agricoltura, laddove esercitata nel rispetto delle leggi vigenti, sostenendone, in particolare, i processi di innovazione soprattutto quando essi generano nuova occupazione o consolidano i livelli occupazionali esistenti. Le politiche di valorizzazione dell’agricoltura e del territorio, anche grazie ai nuovi strumenti legislativi che lo consentono, devono essere occasione di effettiva progettualità economica a supporto delle qualità dell’agroalimentare made in Italy, delle sue eccellenze enogastronomiche e di accoglimento turistico originate dai valori professionali e naturali che abitano anche la campagna calabrese.

Una particolare attenzione la riponiamo all’attività di controllo fitosanitario, perché vane potrebbero essere tutte queste politiche senza adeguati controlli fitosanitari soprattutto nei porti. Non possiamo permetterci di mettere a rischio le produzioni agricole calabresi e italiane con l’introduzione e la diffusione di organismi nocivi non presenti sul nostro territorio (come già successo in Puglia con la Xylella fastidiosa ) e che hanno già messo in ginocchio l’economia di interi Paesi (ad es. il Greening degli agrumi in California e Brasile) spesso grossi esportatori verso l’Europa.

Alle risorse UE sempre più vincolate devono essere affiancate risorse proprie della Regione in un ambito sinergico fra i vari Assessorati.  La Regione deve farsi garante di accordi interprofessionali, deve porsi nella condizione di soggetto sostenitore e agevolatore dei processi aggregativi di filiera e di rete di imprese; è necessario recuperare l’ultimo miglio di questo PSR e la programmazione del nuovo, per attivare, finanziandola con risorse adeguate, la misura che sostiene la nascita di nuove e più performanti Organizzazioni di Produttori e che favorisce l’aggregazione di quelle esistenti, prestando particolare attenzione al rafforzamento delle filiere tradizionali (Olio, agrumi e zootecnia) e alla nascita di nuove, anche su nuovi comparti, come quelli della frutta in guscio.

Alla green energy che in questi anni ha visto in Calabria la proliferazione di tantissimi impianti (dal fotovoltaico all’eolico, ecc.) e che pone la Regione tra le più attive nel panorama delle Regioni italiane, si deve affiancare la valorizzazione dello spazio rurale del territorio. Politiche di integrazione fra turismo ed agricoltura, e con quanto essa rappresenta in termini di cultura e tradizione, vanno strutturate per cogliere e valorizzare, al meglio, il turismo enogastronomico e non solo.

Il futuro dell’Europa è la sua campagna”, così recita il titolo di una pubblicazione recentemente diffusa dalla Commissione Europea. Ne siamo convinti anche noi, ma per fare questo, è necessario rendere gli spazi rurali sicuri e accoglienti, ma anche forniti dei servizi primari necessari ai coraggiosi residenti per potere continuare a lavorare e vivere nelle stesse aree o per i giovani per continuare a scommettere sul loro futuro. Le aree rurali, devono essere considerate in tutte le loro sfaccettature, e pertanto l’azione deve essere tale da favorire lo sviluppo di tutte le attività (agricole, di ospitalità, di artigianato, di servizi). Piace anche a noi immaginare un ambizioso programma di investimenti, a lungo termine e co-finanziati dall’Unione Europea, che intervenga su asset cruciali. A partire dalle infrastrutture economiche e sociali, mobilità veloce, banda ultralarga con servizi di connessione super-rapida che rendano possibile ed efficienti i collegamenti telematici tra imprese, con la pubblica amministrazione con e tra i cittadini. A finire al potenziamento del capitale umano e ambientale, servizi pubblici e privati di qualità, siano essi di prossimità (uffici postali, asili nido, centri per gli anziani), sia a distanza (telemedicina, corsi di apprendimento on-line, ecc.). Gli effetti sarebbero positivi sia sulla modernizzazione delle tradizionali filiere dell’economia rurale, ma anche sulla creazione di nuove, magari legate o connesse alla gestione del cambiamento climatico, del dissesto idrogeologico e delle risorse naturali.

In questo spazio rurale e montano, le aziende zootecniche tipiche delle aree calabresi, che allevano specie autoctone molto pregiate tra cui il bovino podolico, conosciuto dai tempi dei romani, devono essere tutelate e ulteriormente valorizzate. Il sistema di gestione introdotto nell’Associazione Regionale Allevatori che come Cia-Agricoltori Italiani abbiamo contribuito a garantire ha prodotto enormi risultati in termini di efficienza e garanzia dei servizi agli allevatori e in termini di efficientamento della struttura che dovrà continuare con maggiore determinazione, fornendo alla stessa ARA gli strumenti e le risorse per continuare a garantire i servizi che eroga e alle Organizzazioni di Produttori gli strumenti e le risorse per organizzare, valorizzare e commercializzare i prodotti degli associati.

E’ necessario assicurare che le attività agricole possano svolgersi senza che le scellerate politiche faunistico/venatorie ne danneggino in modo consistente il loro regolare corso. In tutti questi anni gli agricoltori subiscono le scorribande devastanti degli animali selvatici (cinghiali soprattutto) nei propri campi, per effetto della introduzione sui territori di specie prolifere non autoctone e che negli anni, non gestiti, hanno invaso, devastandole, intere aree produttive della Calabria; la nostra proposta di modifica sostanziale della legge 157/92.

Troppe volte si affronta la questione della gestione e dell’uso delle acque da parte del settore agricolo senza tener minimamente conto del valore e dell’importanza che questo bene ha per l’agricoltura. Trovare un equilibrio tra la preservazione del bene acqua, la sua razionale distribuzione e il suo corretto utilizzo è il primo obiettivo delle imprese agricole.  In questo contesto però diventa necessario affrontare senza pregiudizi o veti di parte, strategie volte a garantire, nella gestione degli invasi, disponibile il bene acqua agli agricoltori anche nelle aree di montagna.

Occorre, infine, continuare a sostenere adeguatamente gli investimenti volti a realizzare sul territorio forme di irrigazione e utilizzo dell’acqua più innovative ed efficienti di quelle esistenti. Ma tutto questo non sarà mai possibile se non si affronta seriamente una politica di razionalizzazione ed efficientamento del sistema delle bonifiche in Calabria. Tale sistema negli anni ha alimentato sovente sistemi di gestione clientelare del personale operante e delle attività gestite, sperperando ingenti risorse ordinarie e comunitarie. Gli attuali consorzi di bonifica non servono alla Calabria, alle sue imprese e ai calabresi devono essere riformati, garantendone una gestione democratica con il controllo pubblico, eliminando imposizioni non dovute sancite anche dalla corte costituzionale, concentrandone la governance e razionalizzandone il sistema di gestione tecnico/amministrativo/legale.

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