3 Dicembre 2020

Intorno allo stocco creati lavoro e sviluppo nella ristorazione e non solo

La nuova frontiera del turismo è sempre più caratterizzata dalla gastronomia che sta diventando uno degli elementi trainanti di attrazione. Nella Locride c’è un esempio indiscutibile di questa “verità” nel piccolo centro di Mammola. Poco meno di tremila abitanti, ubicata a 250 metri d’altezza del mare e facilmente raggiungibile attraverso la superstrada Ionio-Tirreno, proprio a metà strada tra le due sponde della provincia reggina, la cittadina di Mammola è riuscita a costruirsi nel giro di poco più di un decennio la fama indiscutibile di “capitale dello stocco” finendo col richiamare, specialmente durante i weekend e nei periodi festivi, vere e proprie “carovane” di forestieri. Sono migliaia quelli che arrivano, anche in pulmann, per gustare la deliziosa pietanza tradizionale calabrese.

E, malgrado la presenza di molti ristoranti, nati come funghi dopo l’exploit degli ultimi anni, capita spesso di trovare il tutto esaurito anche perché sia dalla fascia tirrenica, sia dalla fascia ionica i cittadini sono richiamati anch’essi numerosi dal “profumo” dello stocco. Ecco, dunque il tipico esempio in cui la qualità “fa” anche economia, perché lo stocco ha creato a Mammola posti di lavoro e notevoli indotti che hanno dato grande spinta a una cittadina ricca anche di altre importanti attrattive come il Museo di Santa Barbara creato da Nick Spatari, il Santuario di San Nicodemo e numerosi palazzi nobiliari di notevole fattura.

Giusto chiedersi, dunque, se realmente Mammola può fare da esempio anche per altre importanti realtà della fascia ionica e dell’entroterra reggino, dove non mancano produzioni d’eccellenza sia in campo gastronomico che enologico. La risposta è certamente positiva a patto, però, che si rispetti la qualità, come è avvenuto a Mammola.

Ma vediamo qual è il segreto del successo dello stocco di Mammola, cittadina che è riuscita a crearsi una cultura gastronomica tradizionale di cucina tipica montanara e contadina e di prodotti tipici come la ricotta fresca e affumicata, l’olio extravergine di oliva, i salumi tradizionali, il pane di casa casereccio al forno a legna, tutti ingredienti che fanno da contorno a sua maestà lo stocco che è lavorato in maniera particolare e con la buona acqua del posto.

Lo stocco di Mammola è un piatto tradizionale risalente a molti secoli fa. Anticamente era considerato il mangiare dei poveri tanto che i contadini lo consumavano e lo offrivano ai braccianti in occasione dei lavori duri nella campagna anche perché era, ed è, considerato un alimento ad alto valore energetico. Mammola, peraltro, celebra ogni anno lo stocco con una imponente sagra che si tiene ad agosto e che richiama migliaia di persone.

Lo stoccafisso è stato importato in Italia, tra Genova, Napoli e Venezia, dai Paesi nordici a metà del ‘500 e inizialmente usato come merce di scambio. In Calabria era portato da Napoli (allora capitale del Regno delle due Sicilie) e già nell’800 iniziò ad arrivare a Mammola dove gli storici affermano che già a quel tempo si constatò che il trattamento con l’acqua locale e la tipica lavorazione, dava ottimi risultati in termini di qualità del prodotto. Che man mano divenne sempre più richiesto tanto che col passare del tempo si coniò lo slogan “Mammola paese dello stocco” oggi ancora più valido grazie alla fama che si è ormai conquistata a livello nazionale.

ARISTIDE BAVA

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