LILIANA CARBONE: «ANCORA SILENZIO SU UN DELITTO ALTROVE “RISOLTO” IN POCHE ORE»

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«Insopportabile sconforto per la giustizia negata»

Si firma «Liliana Esposito in Carbone, mamma di Massimiliano Carbone, 30 anni, ferito il 17 settembre 2004, morto il 24 settembre 2004, esumato “per Affari di Giustizia” il 5 aprile 2007» e nella sua lettera spedita al prefetto pro tempore di Reggio Calabria, Massimo Mariani restituisce simbolicamente la tessera elettorale. In segno di protesta estrema, l’ennesima, per la giustizia negata al figlio, assassinato 15 anni a Locri, da mano rimasta ignota.

«Signor Prefetto, – scrive – quando il compianto dottor Luigi De Sena mi scrisse “la credibilità dello Stato e delle Istituzioni si difende nell’assicurare i rei alla Giustizia e nel far sì che mai più una madre debba piangere il proprio figlio” seppure sopravvivendo al mio ne trassi consolazione grande e nuove ragioni di speranza per la mia famiglia e per la mia comunità. Negli anni , ormai 15 e 4 mesi, – continua – si è invece fatto insopportabile lo sconforto per la Giustizia negata e per il crescendo di intimidazioni a cui sono stata sottoposta. Le mie motivazioni dunque non sono cambiate, ma di volta in volta più consapevoli e sempre illustrate nell’ormai ponderoso fascicolo in codesto Ufficio».

«Nessuno finora – afferma la mamma dei Massimiliano – nonostante ogni forma di richiesta, mi ha dato spiegazione delle insufficienze investigative e di questo inaccettabile perdurare del silenzio su un delitto che altrove sarebbe stato risolto in breve tempo. Ho tollerato indifferenza e blandizie di circostanza, con qualche puntata di magnanimità, come se la vita di un giovane spezzato a 30 anni e il lutto e le istanze della di lui famiglia fossero un minus per il contesto, e la Sua Memoria una petulanza davanti alla quale limitarsi ad essere indulgenti, in questo territorio in cui la retorica e gli opportunismi hanno banalizzato il male. Con rammarico, ma con la consapevolezza di non poter disporre d’altro strumento nel chiedere considerazione per la vita onesta e per la morte violenta di mio figlio – conclude Liliana Carbone – sono determinata a precludermi l’attiva partecipazione alla vita democratica, e pertanto rinuncio ad esercitare il mio diritto e il mio dovere di cittadina e di elettrice calabrese nelle elezioni regionali del 26 gennaio 2020».

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