MELONI A ROSSANO: «CALABRESI, IN CABINA ELETTORALE RIBELLATEVI»

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La leader di Fratelli d’Italia nel suo comizio nel centro jonico tocca tutti gli argomenti “cari” al partito: famiglia, immigrazione e lavoro. Attacca poi il governo: «Chiederò il voto anticipato». E chiosa: «Non votate chi vi rende schiavi»

«Se riparte il sud, se riparte la Calabria, riparte l’Italia». In sintesi è il pensiero che Giorgia Meloni sostiene ormai da anni e lo ribadisce nella sua seconda visita a Corigliano Rossano, in una piazza gremita, nonostante l’evento sia in programma all’ora di pranzo.
La leader di Fratelli d’Italia arriva accompagnata dal deputato nonché coordinatrice regionale del partito in Calabria Wanda Ferro e viene accolta da Ernesto Rapani, già coordinatore regionale del partito, oggi candidato al rinnovo del consiglio regionale. Sul palco (o nei pressi), il gotha di Fdi in Calabria, fra vecchi e nuovi volti.
Dopo l’introduzione di Rapani, la Ferro ed il coordinatore provinciale Lirangi, Giorgia Meloni è un fiume in piena. Piglio, tono, argomenti. Anche per questo, probabilmente, il Times l’ha inclusa in una speciale classifica dei venti personaggi mondiali più influenti e che potrebbero cambiare le sorti del 2020.
Annusa il profumo che raggiunge la piazza dalle cucine, saluta le signore sui balconi e poi parte. I temi sono noti: immigrazione, lavoro, reddito di cittadinanza, infrastrutture e politiche per lo sviluppo del sud Italia e di governo, anche con Di Maio nel mirino.

NON È DESTINO MA UNA SCELTA (POLITICA). «Non è un destino – dice – che i cervelli scappino da qui per dimostrare all’estero quanto valgono, non è destino se i nostri giovani pagano le pensioni con il loro sudore della fronte ai tedeschi o ai francesi, non è destino che i malati calabresi debbano curarsi fuori; non è destino se il turismo di questa regione non sia neanche minimamente ai livelli che potrebbe permettersi. Non è destino se non ci sono infrastrutture che grazie ad una posizione geopolitica invidiabile potrebbero portare ricchezza. Non è destino, si tratta di scelte, scelte della politica per affossare la Calabria. Perché – insiste – è una scelta sbagliata pensare che la povertà in Calabria si risolva col reddito di cittadinanza. Chi vi ha promesso 780 euro vi sta prendendo in giro perché quando quei soldi finiranno, e finiranno, non avrete migliorato le condizioni di vita, quella è una scorciatoia per prendere voti facili».

DIRITTO ALLA SALUTE (ATTIVA E PASSIVA) E DIASPORA CALABRA E poi la sanità. Quella attiva e passiva. Quella “esportata” grazie ai professionisti calabresi che «dimostrano di essere migliori fuori dalla Calabria, e non è una coincidenza» e quel servizio sanitario a cui i calabresi sono costretti a ricorrere in altre regioni.
«La sanità al nord è piena di malati calabresi. Ma è piena anche di medici calabresi – afferma ancora – persone capaci che in un contesto diverso sono riuscire ad ottenere, in termini di riconoscimenti e dignità, più di quello che avevano in Calabria. Il problema, dunque, non è il calabrese in sé ma il mancato sviluppo di questa terra che impedisce ai calabresi di essere competitivi».
Per Giorgia Meloni proprio i calabresi rappresentano la «più grande diaspora» ed ovunque siano emigrati «sono riusciti ad ottenere grandissimi risultati». Ebbene, «con uno sviluppo adeguato davvero possiamo cambiare il destino».

IL DITO NELLA PIAGA (CALABRESE) «Voi – dice alla piazza affollata – dovete crederci, non dovete più accettare scorciatoie e farvi prendere in giro da una politica che compra il vostro voto con quattro lire».
Il presidente di Fdi mette poi il dito dentro la piaga (calabrese). «Troppo facile comprare un voto per qualche euro. Così vi costringono a rimanere poveri e servi della politica perché non c’è un’alternativa. Così la politica ha trattato la Calabria in questi anni, ma è giunto il tempo che vi ribelliate. Investite in chi crede nel potenziale di questa terra. Si può fare, non è un destino, si possono portare a casa quei ragazzi, si possono aprire imprese, curare malati».

INFRASTRUTTURE (E L’ANELLO AL NASO) Giorgia Meloni dimostra anche di essere attenta a quanto accade da queste parti. «Due giorni fa è venuta qui il ministro delle Infrastrutture. Vi ha promesso una pioggia di miliardi per il futuro. Già, ma nei cinque anni in cui hanno governato la Calabria, nei dieci anni di governo centrale, cosa hanno fatto per questa regione? Eppure avrebbero potuto far qualcosa. Ma davvero – si chiede – sono convinti che qui la gente sia cretina e con l’anello al naso?»
La chiave di volta per lo sviluppo, sono le infrastrutture. «Hai voglia a produrre agricoltura d’eccellenza se non puoi esportarla, se hai una storia millenaria e 38 chilometri di spiaggia (tra le peculiarità di Corigliano Rossano, ndr) ed un mare meraviglioso se qui i turisti non possono arrivare. Dobbiamo investire sulle nostre specificità, anche grazie a quei fondi europei che la Calabria, puntualmente, rispedisce al mittente. Questo governo regionale, sui 2,4 miliardi di euro disponibili ne ha impegnati, e non spesi, 800 milioni. Con quei soldi si aiutano le imprese, i giovani che vogliono fare impresa, si fa lavoro, che è l’unico modo per combattere la povertà».

DIO PATRIA E FAMIGLIA Altre risorse potrebbero essere recuperate, per la Meloni, da quei «37 euro al giorno per gli immigrati. Quattordicimila euro annui che potremmo offrire in dote alle aziende che assumono per aiutare i veri profughi, i calabresi che sono costretti ad andare in giro per il mondo a trovare un lavoro».
Altro tema “hot” è la famiglia, che alla bisogna va incentivata perché «in Italia non nasce più nessuno; dobbiamo aiutare le madri e i padri. E basta con le polemiche perché sosteniamo che una famiglia è composta da mamma, papà ed i figli». E non da genitore 1, genitore 2.

FDI (E NON IL GIOCO DELLE TRE CARTE) L’invito al voto conclusivo è per «coerenza». «Chiedete agli abruzzesi cosa abbiamo fatto in un anno di governo. Aiutateci a farlo anche in Calabria. Non non siamo quelli che dai palchi vi promettono una cosa ed a Roma agiscono in un’altra. Ci conoscete, conoscete chi è al mio fianco oggi: dopo le elezioni non giocheremo alle tre carte, non c’è trucco e non c’è inganno. Non votate chi vi tradisce, il “Palazzo” si organizzerà sempre per difendere i suoi interessi e non i vostri».

OFF TOPIC (ELETTIVO) L’ultima stoccata va all’ex leader dei 5stelle. «Mi hanno chiesto di offrire l’onore delle armi a Di Maio. Se si fosse dimesso da ministro, certamente, ma si è dimesso dai 5stelle solo per tenere la poltrona da ministro e contro i cittadini, questa non è dignità».
A margine del comizio, il presidente di Fdi, ai microfoni dei media, conclude con un ultimo pensiero dedicato alle elezioni anticipate «se il centrodestra vincerà in Calabria ed in Emilia Romagna. A quel punto le chiederò. Sarebbe sotto gli occhi di tutti la distanza, ormai siderale, che esiste tra il popolo e il palazzo romano. Quando si configura una distanza così importante c’è la possibilità di sciogliere le Camere e andare a votare».
Baci e abbracci per tutti, una signora le dona un santino, le ragazzine le chiedono un selfie mentre Giorgia Meloni se ne va dopo aver tirato la volata ai suoi, senza risparmiare sorrisi. Per tutto il resto (detto in piazza) se ne riparlerà dopo il 26 gennaio.

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