Gio. Mag 6th, 2021

La Procura di Locrinon avrebbe trovato riscontri alla lettera anonima

«Appena qualcuno sente che vivo a Placanica, subito dice: “Ah, il paese del bambino murato” e chiede se poi quel bambino l’hanno trovato». È la domanda ricorrente rivolta ai cittadini placanichesi dopo il clamore suscitato da una vicenda dai contorni piuttosto foschi e ambigui. Una vicenda per la quale un’intera comunità è finita, suo malgrado, in prima pagina per giorni, oggetto di attenzione mediatica, e travolta dal sospetto insinuato da “un piccolo gruppo di abitanti” in una lettera anonima fatta recapitare il 5 maggio scorso alla popolare trasmissione televisiva “Chi l’ha visto?” per segnalare che nel sottotetto della chiesa di San Basilio, sulla cupola della cappella dedicata all’Addolorata ci sarebbe murato il corpo di un bimbo. Dopo il clamore delle prime settimane e l’arrivo in paese, a più riprese, della troupe della Rai, ma anche del sostituto procuratore della Repubblica del Tribunale di Locri, Marzia Currao, col Reparto investigazioni scientifiche dei Carabinieri di Messina per verificare l’eventuale presenza nella chiesa parrocchiale del corpicino di un bambino murato, è calata una cortina di silenzio. Atteso, ma inutilmente, un comunicato ufficiale sui risultati del sopralluogo e sui successivi rilievi effettuati al fine di chiarire effettivamente quali siano stati i fatti e stabilire l’esistenza di eventuali responsabilità. Niente di tutto questo!

Resta solo l’amarezza di un’intera comunità finita sotto il cono d’ombra del sospetto e dipinta sulle reti televisive nazionali ed estere come “omertosa” visto che, nella lettera inviata a “Chi l’ha visto?”, gli anonimi sottoscrittori hanno puntualizzato che «la storia è risaputa ormai da tempo da tutti i placanichesi». Dalle poche notizie filtrate dal muro di riserbo innalzato dalla Procura di Locri che ha aperto un fascicolo sulla vicenda, parrebbe si sia trattato di una segnalazione infondata e che, al momento, l’unica vera “vittima” di questa triste storia sia l’immagine di un paese i cui cittadini stanno valutando anche la possibilità di chiedere ufficialmente la verità con una petizione popolare.

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