Mer. Dic 1st, 2021

«In Calabria è necessario e urgente creare posti di lavoro vero, per fermare l’emigrazione, ridurre lo spopolamento e far ritornare i tanti giovani che vivono fuori regione». Lo afferma, in una nota, Francesco Aiello, candidato alla presidenza della Regione Calabria per l’alleanza civica del Movimento 5 Stelle. «Pertanto – sottolinea Aiello – è indispensabile creare un collegamento forte tra le università, le imprese e il territorio calabresi, che finora la vecchia politica ha ignorato, privilegiando in molti casi il sistema delle clientele e l’assistenzialismo spinto. Intendo dedicare testa e cuore a questo collegamento, che ritengo prioritario. Ne sento il dovere e la responsabilità, anche perché insegno all’Università della Calabria e sono consapevole che il lavoro determina libertà, legalità e sviluppo collettivo». «I miei avversari – rimarca Aiello – hanno iniziato a copiarmi sul dramma dell’emigrazione. Non mi dispiace affatto che ne parlino. Anzi, vuol dire che in questa campagna elettorale stiamo imponendo questioni di primo piano troppo a lungo dimenticate. Infatti, per tanti anni l’argomento è stato occultato dai partiti, ai quali chiedo un confronto serrato sull’emergenza lavoro, direttamente collegata all’indipendenza e alla serenità dei singoli e delle famiglie che vivono in Calabria». «Non si può combattere a fondo la ‘ndrangheta né si può bonificare a modo l’amministrazione regionale, se non si rilancia l’economia e se dunque – osserva Aiello – non si affronta il “nodo” dell’emigrazione, soprattutto dei giovani. L’informazione, specie quella nazionale, dovrebbe puntare i riflettori – conclude Aiello – su come i candidati alla presidenza della Calabria, tra le ultime regioni europee per reddito medio e qualità dei servizi, intendano gestire la spesa pubblica. Noi vogliamo che la nostra terra sia conosciuta per modelli positivi, per nuove e più intense sinergie tra università e territorio, non per gli sprechi di palazzo, i carrozzoni pubblici, i rimborsi dei consiglieri regionali e i rapporti opachi, se non addirittura accertati, tra politica e consorterie mafiose».

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