“WELCOME TO PALMIRA “ LA PERSONALE DI MANGANARO :UNA ANTEPRIMA IN CALABRIA, A ROCCELLA JONICA, A META’APRILE

218


Attento alle vicende umane di cui si sente e si e’ reso partecipe nella sua lunga attività di giornalista e scrittore, Manganaro, prende spunto da cio’ che accade a Palmira, per raccontare, ancora una volta in una declinazione tematica, l’uomo, facendo emergere, in una tensione di realtà e immaginazione,una sorta di falso specchio, per scontare un disegno pittorico, in qualche tela volutamente descrittivo, una architettura , in ogni caso, mai un intento decorativo, un falso specchio, appunto, in cui le immagini dell’anima si sovrappongono e destabilizzano ogni possibile lineare lettura.” Welcome to Palmira “ , un viaggio elaborato in tele di notevole dimensioni,racconta simbolicamente ( anche) Palmira e le sue rovine, questa straordinaria città romana, entrata nella coscienza collettiva come simbolo del passato e del presente dell’uomo all’interno del quale tutto cio’ che avviene si imprime, si stratifica cosi che quello che siamo e’ il risultato delle stratificazioni del tempo, compresa la distruzione operata da nuovi barbari. Come un archeologo porta alla luce i resti delle città antiche attraverso i quali cerca di ricostruirne la storia, cosi il pittore, con questa serie di dipinti, porta alla luce l’uomo che siamo diventati. Poniamoci davanti come faremmo davanti a un paesaggio, osserviamo con attenzione le tele, la loro superficie, un colore , una forma , ma senza sforzarsi di capire o di interpretare: lasciamo libero il pensiero, non domandiamoci perchè.Il pittore non intendeva ne’ porre domande ne’ dare risposte, ma solo parlare dell’uomo, parlarci di noi stessi. Allora,guardando ciò che c’è sulle tele, transitiamo dentro di noi e contempliamo l’uomo che siamo diventati: un essere che fugge dalle rovine esterne e, forse,anche dalle sue interne, ma al tempo stesso si abbarbica a esse come se ne temesse l’abbandono. Così la drammaticita’ dei suoi dipinti, in particolare l’uomo che abbraccia una colonna supersite, è la rappresentazione della consapevolezza di doversi separare dalle rovine del passato, ma anche del desiderio di non abbandonarle del tutto per poter ricostruire “un altrove” con i pezzi di quelle stesse rovine. Le rovine, pare dica Manganaro, sono un passaggio necessario, paradossalmente benefico e, solo se le attraverseremo , abbandonandole poi, rinasceremo: E’ cio’ che ho letto nell’ultimo dipinto con un senso di stupore e di leggerezza. L’uomo staccandosi da esse approda in un paesaggio fantastico, dove minuscoli cavalieri ( una cifra ricorrente nei dipinti di Manganaro) cavalcano il cielo sopra la città. Ecco, quindi, un mondo iconico, rappresentato ironicamente, per equilibrare la drammatica grandezza di una città violata, con la cavalcata celeste e protettiva di questi cavalieri del nulla. Allora, nonostante la premessa non possiamo non chiederci cosa voglia suggerire e suggerirci il pittore. Forse che, dopo le rovine, non ci attende altra gloriosa bellezza, quanto, piuttosto, un mondo di ridicoli esseri che vaga armato di scope in un universo in rovina? E se, come parrebbe suggerire il titolo della mostra, fosse realmente una provocazione del pittore? E, quindi, se la ridesse di questa mia dotta presentazione a conferma che nessun commento puo’ pretendere di entrare totalmente nell’anima segreta di un dipinto, ma che e,’ comunque, di estrema utilita’ se ci spinge a pensare
ORETTA BENEDETTI

Facebook Comments



CHIUDI
CHIUDI
Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.